
Quando si pensa alla possibilità di modificare la Costituzione generalmente lo si fa con diffidenza. È più che normale, si tratta del documento fondativo della nostra Repubblica, e lo è ancora di più se si considera come le ragioni del Sì e del No diffuse in questa occasione spesso hanno poco a che fare con l’effettivo testo su cui si è chiamati a votare. La realtà però è più sfumata di come la si presenta. Serve entrare nel merito per capire come e in che misura è opportuno, se realmente lo è, modificare i dettami della Costituzione. Fino ad oggi si sono tenuti quattro referendum costituzionali, tutti dopo il 2000. I risultati sono divisi a metà: in due è passato il No – 2006, 2016 – e in due il Sì – 2001, 2020.
Analizzeremo le argomentazioni dei due comitati che entrano nel merito della modifica costituzionale, tralasciando invece alcuni degli slogan utilizzati che non trovano riscontro nel testo della legge.
Il quesito
Il voto del “Referendum della giustizia”, chiamato anche “Referendum sulla separazione delle carriere”, è indetto per le giornate di domenica 22 marzo dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì 23 marzo dalle 7:00 alle 15:00. Non è previsto il quorum, ovvero non è fissata una soglia minima di affluenza per rendere valido il voto: qualsiasi sia il numero dei votanti il risultato sarà valido e avremo un “vincitore”. Non è nemmeno previsto il voto per i fuorisede, a meno che non si segua uno stratagemma ormai consolidato col quale ci si iscrive come rappresentanti di lista.
Dentro alla cabina elettorale ci troveremo la scheda con la domanda:
Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?
Chi vuole confermare la modifica dovrà barrare il Sì, chi invece vuole respingerla dovrà barrare il No.
Entriamo ora nel vivo e cerchiamo di capire i punti fondamentali della proposta del governo.
Separazione delle carriere ma non solo

illustrazione di Salman Ahmad
Il primo punto è quello che dà il nome più utilizzato per questo referendum: la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. Ma cosa vuol dire?
Le funzioni del pubblico ministero e del giudice si sono divise definitivamente con la modifica costituzionale del 1999, detta del “giusto processo”. Si è passati così a un modello processuale detto “accusatorio”: l’accusa, funzione svolta dal pubblico ministero, si confronta con la difesa durante il dibattimento davanti a un giudice che è “terzo e imparziale”, come si legge nell’art. 104 della Costituzione; principio attribuitogli proprio quell’anno grazie a una legge costituzionale.
Una divisione della funzione ma non delle carriere fino a oggi. I due tipi di magistrati fanno parte dello stesso corpo professionale: frequentano le stesse scuole di formazione, accedono agli stessi concorsi, sono amministrati, promossi o sanzionati dallo stesso organo di autogoverno.
La volontà dei promotori della modifica è di dividere definitivamente i percorsi, eliminando la possibilità di passaggi tra i due corpi, perché sostengono ci sia un’eccessiva vicinanza professionale che potrebbe indurre a influenze reciproche. I sostenitori del No sostengono però che la separazione sia nella pratica già presente: infatti, il cambio di funzione oggi avviene in pochi casi – si parla di decine ogni anno, su un totale di migliaia di magistrati – per merito anche della riforma Cartabia del 2022. Per i promotori del Sì la distinzione delle sole funzioni non sarebbe sufficiente a eliminare la vicinanza e le possibili influenze citate prima. Il fronte del Sì, inoltre, fa notare come le due carriere divise consentirebbero una maggiore specializzazione del ruolo con un conseguente miglioramento della qualità e dell’efficienza dell’operato.
Una criticità che viene sollevata su questo primo punto è il rischio che il PM venga asservito al governo. Non si tratta però di un passaggio automatico passasse la riforma: non è menzionato nulla nel testo della legge, si tratterebbe di un primo passo verso ulteriori azioni future, sostengono i promotori del No. Nella Costituzione, infatti, rimarrebbe inalterato l’articolo 104 che sancisce: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.
Sdoppiare il Consiglio superiore della magistratura
Il secondo nodo riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura. Oggi è l’unico organo di autogoverno previsto: decide assegnazioni, trasferimenti, promozioni e sanzioni disciplinari, sia per la magistratura requirente che giudicante. Il CSM è composto da due terzi di magistrati eletti dai magistrati stessi e un terzo di membri “laici” eletti dal parlamento.
Il principale obiettivo dal governo a riguardo è eliminare le cosiddette “correnti”, ovvero alleanze all’interno della magistratura che ne determinano il funzionamento. A causa dell’attuale conformazione le funzioni del CSM spesso seguono logiche più negoziali che di merito. Rilevante è il caso Palamara: un’indagine a carico dell’ex-magistrato che nel 2019 portò alla luce il fitto rapporto di scambi e alleanze all’interno di un pezzo della magistratura.
I sostenitori del Sì fanno notare che in un consiglio unico i rapporti al suo interno determinano la sorte tanto dei PM quanto dei giudici. Questa prossimità pericolosa si eliminerebbe con un doppio consiglio, togliendo alla base la possibilità di una commistione di interessi tra le due magistrature che influenza la carriera e le funzioni di entrambe.
Passasse il Sì, avremmo due consigli superiori uno per ognuna delle due carriere dei magistrati. La composizione sarebbe simile alla precedente: due terzi di magistrati e un terzo di laici individuati all’interno di una lista stesa dal parlamento. La differenza sostanziale sarebbe nel metodo di selezione: un sorteggio, che sarebbe un caso unico in Europa per gli organi di governo della magistratura. Questa struttura dovrebbe garantire l’assenza di influenze e accordi precedenti.
Una criticità individuata dai promotori del No è il possibile squilibrio di potere tra le due parti. Infatti, secondo i contrari, i due terzi della magistratura verrebbero selezionati tra i quasi diecimila magistrati mentre i membri laici da una lista compilata, e potenzialmente viziata, dal governo. Su questo aspetto non si possono fare previsioni, in quanto come è comune nei casi di modifiche costituzionali, l’implementazione dei principi passa tramite leggi ordinarie successive all’entrata in vigore delle modifiche stesse.
È però possibile, nel caso il testo venisse implementato alla lettera con un sorteggio secco dei magistrati, che il consiglio possa avere una composizione sbilanciata verso determinate aree geografiche, posizionamenti di carriera, genere o simpatie politiche. Sul numero dei membri delle liste e sui criteri, nel caso invece di un sorteggio temperato, non si può sapere nulla perché nello stato attuale ci sono solo intenzioni a riguardo. I sostenitori del No, fanno inoltre notare che affidare al caso la composizione dell’organo amministrativo di una categoria professionale sarebbe una situazione unica che priverebbe i magistrati della rappresentanza garantita a tutte le altre professioni.
Giudicare i giudici

foto di Wesley Tingey
L’ultimo punto che toccheremo è l’Alta Corte Disciplinare, un’istituzione nuova che entrerebbe in funzione passasse il Sì. Un tema particolarmente sensibile per la magistratura è proprio questo: chi valuta l’operato di coloro che giudicano? Fino a oggi il CSM ha svolto anche questo ruolo: il consiglio valuta annualmente la professionalità dei magistrati e, se necessario, può avviare procedimenti disciplinari.
I promotori del Sì fanno notare che con l’attuale composizione sono entrambi eventi estremamente rari, e questo è il punto su cui verte l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare proposta dal governo. Il nodo è: chi si autogoverna è opportuno anche che si auto-giudichi?
L’Alta Corte sarebbe composta da quindici membri: tre scelti dal Presidente della Repubblica, tre a sorte da un elenco redatto dal parlamento, sei magistrati giudicanti e tre magistrati requirenti anche loro estratti a sorte, tutti seguendo criteri di anzianità e competenza. Secondo i favorevoli questo permetterebbe valutazioni più lucide sull’operato della magistratura e quindi ne favorirebbe l’efficienza. La neutralità del giudizio disciplinare, inoltre, rafforzerebbe nei cittadini la consapevolezza che anche i giudici rispondono delle loro azioni, aumentando quindi la fiducia nel sistema giudiziario.
Un punto critico sollevato dal fronte del No riguarda un possibile profilo di incostituzionalità. Infatti, i giudici dell’Alta Corte costituirebbero una sorta di “tribunale speciale”, magistrati con compiti “superiori” agli altri. Peculiarità che si applicherebbe solo alla magistratura ordinaria e non a quella amministrativa o contabile.
Un’altra questione riguarda la possibilità di ricorso sulle decisioni della corte: un magistrato sanzionato potrebbe rimettere la decisione all’organo d’appello che sarebbe ancora la stessa Alta Corte Disciplinare, privata però dei membri che hanno determinato la sanzione. Questo potrebbe rendere il meccanismo eccessivamente chiuso e autoreferenziale secondo i sostenitori del No, creando i presupposti per un uso arbitrario dell’azione disciplinare.
In breve
Separazione delle carriere
Per il Sì→ Chi giudica deve avere una carriera oltre che un ruolo distinto da chi accusa: si eliminerebbero le influenze tra i due magistrati e aumenterebbe la specializzazione dei magistrati.
Per il No→ Sono già limitati i passaggi di carriera tra PM e giudici, c’è il rischio che il PM possa essere assoggettato al governo con future modifiche costituzionali.
Doppio Consiglio superiore della magistratura con sorteggio dei membri
Per il Sì→ Divise le carriere, i PM e i giudici devono essere governati dai rispettivi rappresentanti per evitare influenze tra i due corpi. Eliminazioni delle “correnti” grazie al sorteggio.
Per il No→ Rischio di influenza da parte della politica nel sorteggio dei membri “laici” dei consigli. Il sorteggio potrebbe selezionare membri senza le caratteristiche richieste dal ruolo.
Alta Corte disciplinare
Per il Sì→ Nuovo organismo in grado di valutare l’operato della magistratura in modo più trasparente ed efficace, separando chi sanziona da chi governa.
Per il No→ Eccessiva autoreferenzialità della corte, potrebbe inoltre costituire un “tribunale speciale”.




