
Kate Middleton, Principessa del Galles e il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari
Piazza Prampolini era piena di persone: si respirava grande attesa e un clima di entusiasmo diffuso. Quando è arrivata l’auto ufficiale e si è aperta la portiera, l’attenzione di tutti era rivolta a lei. Indossava un tailleur azzurro polvere che si abbinava perfettamente al cielo sereno di quel giorno a Reggio.
Kate Middleton è arrivata a Reggio Emilia, e la scelta del luogo non è stata casuale: al centro c’è il Reggio Emilia Approach, il modello pedagogico per l’infanzia fondato da Loris Malaguzzi e studiato in tutto il mondo.
Perché non Milano o Roma? A Reggio Emilia l’architettura stessa educa e gli asili diventano luoghi dove i bambini possono esprimere la propria creatività come forma di pensiero. Malaguzzi definiva questo approccio la teoria dei “Cento Linguaggi”: l’idea che ogni bambino possa esprimersi in molti modi diversi, dal disegno al gioco, fino al linguaggio del corpo.
Chi segue la famiglia reale sa bene che, per la Principessa del Galles, l’educazione dei bambini non è un semplice interesse, ma un impegno concreto. Nel 2021 ha infatti fondato la Royal Foundation Centre for Early Childhood per sottolineare quanto siano importanti i primi cinque anni di vita per la crescita dei bambini.
La Principessa ha voluto fare questa visita da sola, senza William e senza figli, per vedere da vicino le scuole e confrontarsi direttamente con gli esperti. La scelta di affrontare il viaggio in autonomia evidenzia il suo interesse personale per questi temi e la volontà di dedicare attenzione diretta al mondo dell’educazione. Per lei, Reggio Emilia rappresenta un modello da osservare con attenzione e, potenzialmente, da valorizzare anche nel Regno Unito.
La cosa più bella è stata la sua spontaneità. Ha salutato subito tutti, dal Sindaco alla folla, ma il momento più emozionante in assoluto è stato quando si è avvicinata ai bambini degli asili presenti in piazza. Kate si è fermata con loro, chinandosi per mettersi alla loro altezza. È da gesti come questo che capisci quanto per lei il contatto con i più piccoli sia ciò che conta di più.
Io sono andata in piazza con due mie amiche e anche tra di noi l’entusiasmo era alto. Lucia ha vissuto questo momento con grande emozione:
«Vedere la Principessa dal vivo è stato davvero emozionante, soprattutto perché si trovava nella piazza della mia città. Sono felicissima che abbia scelto proprio Reggio Emilia: siamo una realtà da sempre attenta all’educazione dei bambini e qui la Principessa può trovare molti spunti interessanti. E poi, lasciatemelo dire, era davvero bellissima.»
Anche Ilaria era molto colpita:
«Quando ho saputo che Kate aveva scelto proprio Reggio Emilia per il suo viaggio in Italia, ho pensato che fosse un grande onore. Mi ha fatto sentire fiera della mia città. Abbiamo un metodo educativo internazionale così importante che forse noi, che ci viviamo tutti i giorni, non ne siamo del tutto consapevoli; molti non sanno quanto sia conosciuto nel mondo. Fin da piccola sono sempre stata appassionata a tutto ciò che riguarda la famiglia reale, quindi vedere dal vivo un personaggio che di solito vedo solo in TV o sui libri è stata un’emozione unica.»
Chi meglio di chi studia Scienze dell’Educazione poteva capire l’importanza di questo momento? Parlando con Sara, che frequenta proprio questo percorso universitario, è emerso un punto di vista interessante:
«Secondo me quella di Kate è stata una scelta molto significativa, soprattutto per il valore simbolico che porta con sé. Il metodo di Loris Malaguzzi non è il classico ‘metodo italiano’, ma un approccio internazionale molto valido, nato qui ma studiato in tutto il mondo. Proprio per questo, l’arrivo della Principessa è stato un momento importante per tutti noi: questo metodo merita di essere conosciuto e valorizzato anche da figure internazionali come lei.»
È importante riconoscere come l’innovazione non sia sempre collegata alle grandi città. Per questo vedere la principessa Kate nel territorio reggiano è stato un segnale importante. Dopo gli incontri nelle scuole, ha voluto scoprire anche una parte della tradizione gastronomica locale, mettendosi alla prova con i tortellini. Spero davvero che porti a Londra un ricordo speciale di questa visita, fatto di educazione, accoglienza e buon cibo.




