Ad aprile di quest’anno abbiamo visto la missione Artemis 2 compiersi con successo, riportando degli esseri umani nell’orbita lunare dopo oltre mezzo secolo dallo storico allunaggio del luglio 1969. Questo importante traguardo ha dimostrato l’affidabilità della capsula Orion e del razzo Space Launch System (SLS), aprendo la strada alle prossime fasi del programma Artemis.

La missione Artemis 3 è prevista per il 2027, ma sarà molto diversa da quanto inizialmente pianificato. In origine, infatti, il suo obiettivo principale era riportare l’uomo sulla superficie della Luna, tuttavia la NASA ha deciso di modificare il programma e di rinviare questo momento alla missione Artemis 4, ricalibrando Artemis 3 a una serie di test fondamentali per garantire la sicurezza e il successo delle future operazioni lunari.

La missione non partirà più quindi verso la Luna, ma resterà in orbita intorno alla Terra; nonostante ciò, rappresenta una tappa cruciale per l’intero programma spaziale. La missione prenderà il via, come le precedenti, dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral grazie al potente razzo SLS, che porterà la capsula Orion in orbita terrestre bassa (orbita compresa tra i 200 e i 2 000 km di altitudine)  insieme al suo equipaggio.

I concept art dei lander Blue Moon e Starship | crediti NASA/Blue Origin/Space X

Una volta raggiunta l’orbita, verranno eseguite diverse manovre complesse che simuleranno le operazioni necessarie per le future missioni lunari. Tra queste, la più importante sarà il docking, ovvero l’aggancio tra la capsula Orion e uno dei nuovi lander commerciali sviluppati per il programma Artemis. I candidati principali sono Starship HLS di SpaceX e Blue Moon di Blue Origin, due veicoli progettati specificamente per trasportare gli astronauti dalla loro navicella fino alla superficie lunare e riportarli successivamente in orbita.

A pilotare la navicella durante queste operazioni sarà l’astronauta italiano Luca Parmitano. Selezionato per la sua grande esperienza e la lunga carriera, gli sarà affidato il compito di testare i vari sistemi in condizioni reali e le procedure necessarie al trasferimento degli astronauti tra i diversi veicoli spaziali. Saranno inoltre verificate le procedure operative che gli equipaggi dovranno seguire durante le future missioni, incluse le comunicazioni, i protocolli di emergenza e l’utilizzo delle nuove tute spaziali sviluppate per l’esplorazione lunare. Queste tute offriranno una maggiore mobilità rispetto a quelle utilizzate durante il programma Apollo e saranno progettate per resistere alle difficili condizioni ambientali presenti sulla superficie della Luna.

Luca Parmitano, astronauta italiano dell’ESA (Europe Space Agency) | crediti NASA/Luna Posadas Nava

I dati raccolti durante Artemis 3 saranno fondamentali per valutare l’affidabilità delle tecnologie sviluppate negli ultimi anni e per individuare eventuali problemi prima dell’allunaggio vero e proprio. Sebbene la missione non preveda di raggiungere la Luna, il suo successo sarà essenziale per consentire ad Artemis 4 di riportare finalmente gli astronauti sulla superficie lunare in totale sicurezza.

Artemis 3 rappresenta quindi un passaggio intermedio ma indispensabile: una missione meno spettacolare rispetto a un vero allunaggio, ma decisiva per costruire le basi delle future esplorazioni umane della Luna e, in prospettiva, delle missioni dirette verso il nostro tanto chiacchierato pianeta rosso: Marte.

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