
Là dove sette fa anni stavano inscatolate le sardine, questa volta si sono radunati i fenicotteri. A Bologna, in piazza Nettuno, la comunità albanese si è stretta per manifestare, fare sentire la propria voce, unirsi a tutte le proteste che in Albania vanno avanti ininterrottamente da 14 giorni. “L’Albania non è in vendita”, gridano i manifestanti.
A volerne comprare una fettina è Jared Kushner, genero di Donald Trump, che con il gruppo Affinity mira a costruire un resort di lusso a Sazan, isola nel canale d’Otranto a largo della baia di Valona. Ma l’isola ospita un parco naturale che comprende 300 tipi di piante, animali in via d’estinzione come la foca monaca, diverse specie di tartarughe marine e oltre 40 specie di uccelli, tra cui i fenicotteri. Le manifestazioni mostrano chiaramente il malcontento per Edi Rama, primo ministro dal 2013.
Questo tentativo di acquisizione di suolo pubblico da parte di fondi esteri arriva in un contesto in cui i privati stanno accumulando un potere finanziario spaventoso: Elon Musk è diventato triliardario, Trump ha cercato di costruire un resort sulle spiagge insanguinate di Gaza (che è come trasformare Auschwitz in un centro commerciale) oltre ad aver cercato, suscitando anche l’ilarità del parlamento danese, di acquistare la Groenlandia. Senza contare che il resort sarebbe a circa 200 km da dove sono imprigionati circa un’ottantina di migranti, non in un albergo di lusso, ma in un altrettanto costosissimo quanto vergognoso hub di rimpatrio costato all’Italia 670 milioni di euro, tutti soldi pubblici (almeno i 5 miliardi di Kushner in teoria sono privati).
Ho intercettato Dejton Begaj, uno dei manifestanti, per capirne un po’ di più.
Cosa sta succedendo adesso in Albania?
«Quello che è in corso è uno dei movimenti più importanti della storia albanese; da giorni migliaia di persone scendono in piazza contro alcuni progetti speculativi e la svendita del territorio albanese. La scintilla è scattata il 30 maggio, quando gli abitanti della zona di Zvërnec, nella laguna di Narta, hanno contrastato l’arrivo dei bulldozer e l’installazione del filo spinato dentro l’acqua e lungo la spiaggia per delimitare l’area dove Kushner, genero di Trump, e Ivanka Trump, sua figlia, vorrebbero costruire un resort di lusso. È scattata la risposta immediata della popolazione, e da quel momento è scoppiato e cresciuto un movimento di massa che vede protestare tante piazze del mondo della diaspora albanese».
Ci sono state delle conseguenze per i manifestanti?
«Una sera la polizia ha attaccato i manifestanti con gli idranti, però il corteo ha resistito, e la protesta non è degenerata. Il primo giorno alla laguna c’è stata violenza da parte della vigilanza privata che era venuta a scortare i bulldozer: hanno trascinato uno dei manifestanti a terra e quest’immagine ha indignato veramente tantissime persone, diventando una delle istantanee di questo progetto».
Il presidente Edi Rama è complice di quello che sta accadendo?
«Edi Rama difende il progetto così come lo difende il principale partito di opposizione guidato Sali Berisha; infatti questo movimento, il movimento dei fenicotteri, è rivolto all’intero sistema politico economico albanese».
A cos’hanno portato le manifestazioni?
«È stato rimosso il fino spinato, non c’erano più i bulldozer. Questo perché il governo ha paura e ha voluto stemperare la tensione. È un segnale positivo, nonostante Rama tutti i giorni ripeta che vorrà andare avanti».
Che effetto ti fa vedere questa piazza così piena?
«È una grande potenza, una grande commozione, è una cosa veramente mai vista. Chi sta facendo questo movimento se lo ricorderà per tutta la vita».
Mi sono ritrovato alla manifestazione per caso, uscendo da lavoro. È stato emozionante vedere una comunità così unita esprimersi nella sua lingua, cantare le sue canzoni, recitare con commozione le sue poesie. Avvertire la sensazione di prendere parte a un momento importante. Stretto tra gli albanesi ho provato le emozioni che quest’estate non mi darà il calcio, ho avvertito la serotonina in circolo, la sensazione di fare parte di qualcosa di più grande di me. Una comunità coesa, aperta, libera di manifestare: è stato un bellissimo esempio di integrazione, un’immagine che ridicolizza la stupidità della remigrazione.
“If you mess with the flamingos, you’re gonna hear from the eagles”.




