
Se volete fare le persone performative con un gusto cinematografico più niche di tutti i vostri amici Tony è il film perfetto per voi. Poco pubblicizzato e arrivato in poche sale è già pronto a diventare quel titolo che potrete nominare durante una conversazione dicendo «no, ma l’hai visto Tony?» con la soddisfazione di chi sa perfettamente di essere stato l’unico ad aver visto questa perla nascosta.
Si tratta di un nuovo biopic sull’inizio della carriera di Anthony Bourdain, che è stato uno chef, scrittore e conduttore televisivo statunitense, diventato famoso per il suo bestseller Kitchen Confidential: Adventures in the Culinary Underbelly, un libro scandaloso e ironico che ha svelato il lato oscuro e senza filtri della ristorazione professionale. Inoltre ha ideato e condotto show di grande successo come Anthony Bourdain: Senza prenotazione (No Reservations) e Parts Unknown (Cucine sconosciute) in cui ha raccontato il mondo attraverso il cibo, unendo la gastronomia alla cultura, alla geopolitica e all’empatia verso le persone comuni incontrate nei suoi viaggi. Bourdain è ricordato, quindi, come una figura molto stimata e amata negli Stati Uniti. Proprio per questo, già alle prime notizie sulla realizzazione del film molti fan hanno manifestato delle perplessità, arrivando a sostenere che lo stesso Bourdain avrebbe probabilmente detestato l’idea di vedere la propria vita trasformata in un film. Nonostante le incertezze iniziali e alcune critiche da parte del pubblico, la pellicola ha però ricevuto buonissime recensioni. Infatti, personalmente, mi è dispiaciuto molto che il film non sia stato adeguatamente né pubblicizzato né distribuito qui in Italia, arrivando in pochissime sale e per un periodo molto limitato.
La trama è intrigante, soprattutto per chi, come me, non conosce molto della vita di Bourdain. La storia gira intorno alle continue bugie e insicurezze di un giovanissimo “Tony”, che diventa un antieroe nella sua stessa vita. Frequenta il college, ma si crede più abile di quanto lo sia in realtà. Durante un’estate passata a Provincetown negli anni ‘70, piena di eccessi, peripezie e lontano dalla famiglia, il giovane inizia a lavorare come lavapiatti in un piccolo ristorante e qui, pian piano, comprende di aver trovato nella cucina qualcosa di più di un semplice lavoro, una possibile direzione per la propria vita.
Pur partendo da una storia apparentemente piatta, il film riesce però a costruire un personaggio complesso e contraddittorio. Tony è irritante, arrogante, bugiardo e incapace di gestire le conseguenze delle proprie azioni, ma allo stesso tempo è difficile non provare simpatia nei suoi confronti. Lo si può criticare, ma è altrettanto facile riconoscersi nelle sue insicurezze e nella sua difficoltà a trovare il proprio posto nel mondo. È un giovane ambizioso, forse fin troppo convinto delle proprie capacità, che si trova a dover ridimensionare le proprie aspettative per tornare coi piedi per terra e capire cosa vuole davvero.
Un altro elemento che ho trovato molto affascinante è il rapporto tra il protagonista e l’ambientazione che lo circonda. Il film crea un forte contrasto tra la bellezza dei paesaggi marittimi di Provincetown e la rabbia che attraversa Tony. Da una parte abbiamo un ambiente splendido e sereno e dall’altra un ragazzo incapace di apprezzare pienamente ciò che ha intorno. È un contrasto che riesce a restituire molto bene una sensazione tipica di noi giovani. Osservandolo da un punto di vista esterno viene spontaneo pensare: “Se fossi io al suo posto mi godrei quel paesaggio stupendo”. Poi, però, ci rendiamo conto che in realtà avremmo avuto, probabilmente, il suo stesso atteggiamento. Spesso diventiamo incapaci di vedere ciò che abbiamo davanti, la bellezza può essere lì, a pochi passi da noi, ma l’impazienza di diventare adulti, le insicurezze e il bisogno di dimostrare qualcosa agli altri finiscono per occupare tutto lo spazio nella nostra mente. Questo tumulto interiore è accompagnato da inquadrature bellissime, con colori sgargianti come il bianco della sabbia, l’arancione dei tramonti e il miscuglio di colori della cucina.
Parlando, invece, delle performance degli attori, credo che la presenza di Dominic Sessa sia stata centrale per la riuscita del film. Proprio perché si tratta di una personalità così particolare non credo avrebbero potuto trovare attore più adatto al ruolo. Al di là del suo indubbio talento, ha un volto e un atteggiamento adatti a restituire perfettamente la goffaggine del protagonista. Tony è uno “sfigatello” adorabile, impacciato, ma anche tenero e Dominic incarna perfettamente questa energia.Sessa è un volto relativamente nuovo a Hollywood ma da tenere sicuramente d’occhio. Il suo debutto sul grande schermo è avvenuto con The Holdovers – Lezioni di vita (2023), film che ha ricevuto cinque candidature agli Oscar nel 2024 e grazie al quale Sessa ha ottenuto un Critics Choice Award. Dopo un esordio così straordinario, Tony rappresenta un’ulteriore opportunità per dimostrare il suo talento e ci è riuscito brillantemente. Anche le interpretazioni di Antonio Banderas e Leo Woodall meritano una menzione. Banderas interpreta lo chef destinato a diventare il mentore di Anthony e porta nel film una presenza carismatica e misteriosa. Woodall, invece, veste i panni di Sal, un aiuto cuoco arrogante e scontroso che introduce una componente di tensione all’interno della storia. Interpreta talmente bene questo personaggio che, una volta terminato il film, continui a non sopportarlo.
In conclusione, mi dispiace molto che il film non abbia particolarmente funzionato in Italia, ma credo che la colpa maggiore sia del fatto che Bourdain non è una figura molto conosciuta qui e che, quindi, non ci sia stato lo stesso interesse verso la sua storia che c’è stato negli Stati Uniti. Inoltre il film sembra dare per scontato che il pubblico conosca già le tappe più importanti della carriera del cuoco, anche se, fuori dagli USA, il pubblico cambia e avrebbero, forse, dovuto considerare meglio questo aspetto. Tuttavia il film rimane una visione molto piacevole, che più che della nascita di una celebrità, ritrae un ragazzo che finalmente trova qualcosa in cui riconoscersi. Forse è proprio questo il punto del film: ricordarci che, prima di diventare ciò che gli altri vedranno di noi, siamo tutti un po’ come Tony. Persone che cercano una direzione, spesso senza sapere ancora dove stanno andando.




