
Lili Reinhart e Tom Bateman nei ruoli di Olive Smith e il dottor Adam Carlsen
Dopo “L’estate nei tuoi occhi“, “Off campus“, “É colpa mia/tua/nostra” (e potrei continuare all’infinito), è ora il turno di The Love Hypothesis, la nuova (ennesima) produzione targata Prime Video, che porta sullo schermo un altro dei molti romanzi diventati virali grazie al passaparola dei social.
E anche con quest’ultima produzione non si può di certo dire che Amazon non abbia intuito il potenziale successo del mettere in scena i romanzi più amati e virali del “Booktok“.
La nuova pellicola targata Prime Video è tratta dall’omonimo romanzo della scrittrice Ali Hazelwood ed è quello che di più tipico ci si possa aspettare da una commedia romantica: trama non molto complessa e pochi colpi di scena. Ma non è forse proprio questo uno degli elementi che ricerchiamo in un film di questo genere? E quando parlo di “questo genere” non intendo di certo usare un’espressione denigratoria, ma riferirmi semplicemente al genere del Romance, che fa della sua prevedibilità una delle proprie caratteristiche distintive.
Ed è proprio questa sua prevedibilità a rendere il Romance uno dei generi più facilmente fruibili. Non ci chiede necessariamente particolare attenzione, non ci fa domandare cosa succederà o come andrà a finire il tutto, ma accompagna gentilmente i protagonisti della storia al finale che tutti già immaginiamo.
Bastava infatti guardare il trailer per capire già come sarebbe finita questa avvincente love story.
La premessa, come già anticipato, è quella di ogni classico film d’amore che si rispetti. Olive, interpretata da Lili Reinhart, è una dottoranda in Biologia nella prestigiosa università di Stanford, impegnata nella ricerca di una cura contro il cancro al pancreas (malattia di cui morì la madre). Per convincere la sua migliore amica Ahn di non essere più interessata a Jeremy, loro amico e compagno di corso innamorato però a sua volta di Ahn, Olive si ritroverà a dover accidentalmente fingere una relazione con Adam Carlsen, interpretato da Tom Bateman, il temutissimo “Dottor Male”, professore ordinario soprannominato cosi da tutti gli studenti del campus. La relazione all’inizio attraverserà alcuni momenti di tensione, con i due protagonisti che faticheranno a fingersi una vera coppia, e il tentativo di trovare una vera intesa li porterà a vivere non pochi momenti di imbarazzo tra di loro (personalmente ho trovato particolarmente imbarazzante la scena della crema solare: vedere per credere). Ma nonostante queste prime difficoltà, Olive e Adam riusciranno ad andare oltre l’iniziale diffidenza, lasciando che quella relazione, in principio nata per finta, si trasformi così in qualcosa di reale.
Questa prevedibilità della storia però non toglie nulla alla chimica tra i due attori protagonisti. Sia Lili Reinhart sia Tom Bateman (che non ho potuto fare a meno di notare come fosse il perfetto incrocio tra gli attori britannici Tom Ellis e Theo James) riescono, soprattutto nella seconda parte del film, a rendere credibile il passaggio dal fake dating all’attrazione reciproca (ne è un esempio la scena nella camera del loro hotel, ma non dico altro). Ed è forse proprio questa loro intesa (cinematografica, ovviamente) a rendere abbastanza piacevole la visione di quello che già sappiamo che succederà.
Ed essendo convinta di non anticiparvi nessun “succulento” colpo di scena, ecco che a un certo punto arriverà, per l’appunto, il tanto sperato e atteso lieto fine da manuale che tutti aspettavamo fin dal loro primo incontro. La relazione inventata per convenienza finisce inevitabilmente con i due protagonisti che alla fine si scopriranno reciprocamente innamorati. E vissero felici e contenti. Tanti auguri e figli maschi (è così si dice dalle mie parti).
Perché, come già detto, le regole del romance sono difficili da infrangere. Ed è proprio per questo, in fondo, che ci piace.
Ma distogliendo per un attimo l’attenzione dal racconto della semplice trama amorosa si può notare come per una volta l’originalità della trama non stia nella storia d’amore in sé, ma nella tematica toccata nella seconda parte del film, ovvero quella che punta l’attenzione sulle donne nell’ambito accademico e in particolar modo di quelle in ambito scientifico. Olive è infatti una giovane e ambiziosa ricercatrice (“una donna nella scienza” come ripetono molte volte lei e la sua amica Ahn) che cerca di farsi spazio in un ambiente molto competitivo come quello accademico e soprattutto prevalentemente al maschile.
Ed è qui che il film si concede una breve deviazione verso una tematica più complessa: dietro la commedia leggera e romantica emerge il conflitto legato alle dinamiche e agli abusi di potere negli ambienti accademici. Olive, infatti, si troverà costretta, per un momento, a pensare di dover mettere in discussione la propria ricerca e il proprio lavoro a causa di qualcuno che occupa una posizione di potere rispetto al suo semplice status di ricercatrice. E, anche se questa tematica finisce inevitabilmente per rimanere in secondo piano rispetto alla storia tra Adam e Olive, la sua introduzione all’interno della trama rappresenta per lo spettatore una deviazione interessante dalla classica trama romantica.
Ed è forse proprio questo il limite, ma anche la coerenza che ho trovato in The Love Hypothesis: il film non è originale nella storia d’amore in sé e non prova davvero a riscrivere le regole del romance, che conosciamo già tutte. Ricerca però una certa originalità nel contesto e nelle tematiche proposte scegliendo di essere coerente e mettendo in scena una storia che non vuole per forza stupire, ma semplicemente accompagnarci verso quel finale che, in fondo, tutti ci saremmo sempre aspettati.



