Un giovane Verdi rientra nella sua modesta camera. Ha le ossa intorpidite dal freddo ma ciò per cui trema è ben più gelido dell’inverno milanese. È solo: la moglie e i figli li ha persi da poco. Si toglie la giacca e lancia sul tavolo quel maledetto libretto che Bartolomeo Merelli gli vuol far musicare per forza. Ma perché non lo vogliono lasciar stare? Non lo sanno che Un giorno di regno è stato un fiasco e lui di fare il compositore non ne vuole più sapere nulla? Lo sguardo gli scivola per sbaglio sulle pagine aperte del libretto. Legge: Va, pensiero, sull’ali dorate; Va, ti posa sui clivi, sui colli….

Nasce così il Nabucco, o almeno questo è quello che ci racconta Verdi in tarda età. L’episodio biblico raccontato da Temistocle Solera lo catturerà tanto da spingerlo a rileggerlo più volte nell’arco della notte e a decidere di musicarlo. L’opera debutta alla Scala di Milano nel 1842 e da allora la sua fortuna rimarrà indiscussa fino a oggi, regalandoci alcune fra le arie e i cori più belli dell’opera italiana, come il celeberrimo Va, pensiero, divenuto un simbolo del patriottismo italiano.

Avevo già assistito alla rappresentazione di Nabucodonosor,  titolo originale di Nabucco, ma quando mi è stato proposto di rivederlo al Teatro Regio di Parma, nel contesto del Festival Verdi, non me lo sarei perso per nulla al mondo. Lo spettacolo a cui ho assistito era quello dedicato all’iniziativa Prove Under 30 che offre la possibilità ai più giovani di assistere alle prove antegenerali con prezzi ridotti.

«Questa è un’iniziativa fondamentale: tutti i teatri dovrebbero dare la possibilità, con spettacoli dedicati o sconti per gli under 30 affinché riescano ad avvicinarsi a quest’arte splendida» racconta Andrea, che ha studiato flauto traverso in Conservatorio.

Ed effettivamente i giovani non mancano: il teatro è pieno. Elegantissimi, varcano le porte del Regio sorridendo e riempiendo di chiacchiericcio l’atrio, forse attratti da un’opera composta da un Verdi che all’epoca era giovanissimo, come loro. Il teatro non mi è mai sembrato più vivo. Poi calano le luci e le voci si spengono: il pubblico si immerge in un’atmosfera magica fatta di emozioni e passioni, in cui il tempo sembra essere sospeso.Verdi ci trasporta magistralmente in un’altra epoca, nella lotta per il potere, in un triangolo amoroso straziante, nella follia dell’ego umano e nella sua redenzione.

crediti  Roberto Ricci

Andrea, che di questo mondo ha fatto parte, ci spiega: «Nabucco è sempre un capolavoro unico. È un’opera che conserva tantissimi temi che possono essere attuali, quindi farla conoscere ai giovani, soprattutto ai giorni nostri, è molto importante. L’arte lirica è un’arte da conservare, assolutamente, perché vuol dire dedizione, sentimento, cuore. L’opera lirica porta in scena l’essere umano e Giuseppe Verdi lo fa alla grande. Ogni sentimento è sprigionato dalla musica, che è splendida».

Orchestrazione e voci sono effettivamente incredibili, come testimoniano gli applausi scroscianti a fine spettacolo che proseguono per molti minuti. L’entusiasmo emerge anche in alcuni commenti del pubblico: Isabella apprezza in particolare le voci del mezzosoprano e del baritono mentre Anita ci dice: «Abigaille, secondo me, è top. È bravissima, proprio d’impatto».

Ciò che sembra lasciare più perplessi sono le scelte registiche e soprattutto i costumi. La cosa sorprende, soprattutto considerando che la regia è di Pier Luigi Pizzi. Lena, studentessa tedesca di storia e appassionata di opera, trova i costumi piuttosto insoliti: «Non capisco perché alcuni personaggi indossino pantaloncini di pelle così corti come armatura».

Partecipando a questa serata, ho avuto la sensazione che l’opera lirica sia un’arte tutt’altro che dimenticata e che iniziative come il Festival Verdi e le Prove Under 30 possano aiutare a mantenerla viva, anche tra le generazioni più giovani. Proprio qui abbiamo conosciuto giovani provenienti da Paesi diversi ma accomunati dalla curiosità e dalla passione per il teatro e per la musica. Tra loro c’è Uchi Tamao, studentessa di canto arrivata dal Giappone per assistere a un’opera al Regio di Parma. «È stato entusiasmante, mi è sembrato tutto bellissimo: l’orchestra, le luci e le voci morbide e potenti dei cantanti. Ma ciò che mi ha sorpreso di più è stato il pubblico: in Giappone, quando si va a teatro, si rimane seduti in silenzio, mentre qui tutti hanno applaudito e urlato in segno di apprezzamento», racconta.

Proprio in questi applausi entusiasti si riconosce la potenza della lirica: cambiano le generazioni in platea, ma la musica continua ad emozionarci e ad annullare le distanze fra epoche, età e luoghi diversi.

crediti  Roberto Ricci

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