
Ryan Grace (Ryan Gosling) a bordo della nave spaziale Hail Mary
A marzo è uscito nelle sale il nuovo film fantascientifico con protagonista Ryan Gosling. Forse della trama già sapete: Un astrofisico si sveglia solo su un’astronave, senza memoria di chi sia o di cosa ci faccia lì. Poco a poco ricorda: è l’ultima speranza dell’umanità, inviato in missione suicida ai confini del sistema solare per scoprire perché il Sole sta morendo, e nel vuoto dello spazio troverà un alleato del tutto inaspettato.
Oggi andremo a scoprire quanto c’è di realistico o possibile dietro alcuni concetti della pellicola. Benvenuti alla Fisica nei film.
Allerta Spoiler.
Gli Astrofagi
Indovinate chi sono gli antagonisti del film? Esatto, degli alieni. E fin qui nulla di nuovo. Ma la vera novità è che si tratta di batteri. Infatti l’umanità scopre dei microorganismi che vivono sulla superficie del Sole e che si nutrono di esso: gli Astrofagi. Studiandoli si scoprirà che sono cellule composte di acqua, esattamente come le nostre. Ma nella realtà sarebbe possibile? In breve, no.
Tutti noi sappiamo che l’acqua bolle alla temperatura di 100°C sul livello del mare. Bene, la “superficie” del Sole raggiunge quasi i 6000°C. Qualsiasi cellula contenente H2O bollirebbe. Inoltre a 1700°-2000°C le molecole d’acqua vanno incontro a termolisi. Praticamente si rompono rilasciando atomi di ossigeno e idrogeno. Quindi se mai dei microbi fossero in grado di vivere sulle stelle (lo reputo poco probabile), certamente non sarebbero formati d’acqua.
La simulazione della gravità
Nel film il problema dell’assenza di gravità viene risolto mettendo in rotazione l’astronave. Questo principio (che ritroviamo anche in altri film) è validissimo. Un possibile modo per generare gravità artificiale sarebbe quello di produrre una forza centrifuga tramite rotazione. Questa forza spinge i corpi verso l’esterno e se adeguatamente calibrata può sostituire quella di gravità. Il principio alla base è lo stesso dell’ omonimo programma delle lavatrici (o di alcune giostre). L’unica pecca però, è il design della navicella. Infatti per sfruttare al meglio questo meccanismo è preferibile avere un’astronave con un anello in rotazione, rispetto alla classica forma simile ad uno space shuttle.
Il limite di Roche

Il pianeta del sistema Tau Ceti dove vivono i “taumebi”/ crediti Amazon MGM Studios
Nella scena in cui Grace (il protagonista) e Rocky (l’alieno “roccioso”) cercano di “pescare” un campione di “taumebe” (il predatore naturale dell’astrofago) su un pianeta del sistema Tau Ceti, viene anche descritto in maniera quasi nascosta un altro importante principio: se un oggetto si avvicina troppo al pianeta, la gravità del pianeta può farlo a pezzi a causa delle forze di marea. Infatti la gravità del pianeta attira con forza maggiore il lato del corpo (l’oggetto) più vicino rispetto a quello più lontano, provocandogli una deformazione che può portarlo a stirarsi fino a rompersi. La distanza minima a cui un corpo celeste può avvicinarsi ad un pianeta senza essere distrutto dalla sua gravità è noto come limite di Roche. È giusto fare una precisazione: questo fenomeno interessa principalmente oggetti come lune o asteroidi. Le navicelle spaziali hanno dimensioni sufficientemente ridotte da non risentire di questa differenza di gravità.
Le sonde Voyager

Il Voyager Golden Record presente su entrambe le sonde Voyager / crediti NASA
Nel film è presente anche un Easter Egg astronomico. All’inizio si può vedere che su una delle pareti della Heil Mary (l’astronave) sono presenti delle placche dorate con incise delle figure di esseri umani, animali e del Sistema Solare. Questo particolare è un riferimento alle sonde spaziali Voyager, due sonde gemelle che sono state lanciate nel 1977 per esplorare i pianeti esterni (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) e attualmente viaggiano verso lo spazio interstellare superando i confini del Sistema Solare. Trasportano due dischi d’oro incisi che contengono informazioni sull’umanità, la posizione del Sole e suoni del nostro mondo. Sono una sorta di “messaggio in bottiglia” per eventuali civiltà extraterrestri.
Ma al di là delle inevitabili licenze scientifiche, il film riesce a distinguersi per una scelta narrativa tutt’altro che scontata. Abbandona i classici alieni umanoidi per proporre forme di vita completamente diverse. Una decisione originale e intelligente che dimostra come la fantascienza possa ancora sorprendere senza dover ricorrere ai soliti cliché.




