
Ryan Grace (Ryan Gosling) a bordo della nave spaziale Hail Mary
In un momento in cui il tema dello spazio è sulla bocca di tutti, si inserisce il film L’ultima missione: Project Hail Mary, adattamento cinematografico del romanzo di Andy Weir. La trama segue Ryland Grace, un insegnante di scienze che si risveglia su un’astronave senza ricordarsi il perché, lontano anni luce dalla Terra. Attraverso un intreccio di flashback e scoperte progressive, lo spettatore ricostruisce insieme a lui il motivo per cui si trova lì, ovvero, per una missione disperata: salvare il Sole e la vita sulla Terra da una misteriosa minaccia.
Il punto di forza del film è che sa, non solo, rendere la scienza credibile, ma anche emozionante. Il cuore della storia è, però, il rapporto che il protagonista sviluppa durante la missione con un alieno che decide di chiamare “Rocky”. Questa relazione di cooperazione tra i due introduce una dimensione di empatia e affetto, trasformando il film, in modo inaspettato, in una riflessione sull’importanza della fiducia e della gentilezza e generosità verso gli altri, anche tra forme di vita radicalmente diverse. Inoltre la pellicola è caratterizzata da un forte senso dell’umorismo, che alleggerisce i momenti più emotivamente pesanti. Dal punto di vista visivo, la regia contrappone gli spazi ristretti dell’astronave alla vastità dello spazio, alternando claustrofobia e meraviglia. Gli effetti speciali non sono mai eccessivi, contribuendo a mantenere il focus sulla storia e sui personaggi. La narrazione è fortemente frammentata e funziona bene, creando suspense e coinvolgimento. Tuttavia, nonostante sia oggettivamente un bellissimo film, ci sono alcune criticità, ovvero, il risvolto della trama può risultare un po’ prevedibile e alcuni passaggi emotivi sono forse un po’ enfatizzati, ma questi difetti non compromettono l’efficacia del film.
Personalmente mi aspettavo un film più serio, che trattasse il tema dello spazio in maniera scientifica. Ma l’atmosfera, invece, più leggera è stata una sorpresa piacevole. Credo che inserire un po’ di umorismo abbia reso il film più accessibile a tutti, essendo che presenta dei temi e delle problematiche che sono comunque pesanti. Inoltre è impossibile scegliere Ryan Gosling e non usare il suo carisma naturale in un ruolo comico, interpreta sempre i personaggi che il pubblico non può non amare. Tuttavia, l’unica cosa che non ho apprezzato particolarmente, è che alcuni passaggi sono un po’ troppo semplicistici, la relazione con Rocky si evolve in maniera esageratamente facile e i due personaggi hanno troppi riferimenti in comune per essere due creature provenienti da mondi diversi.
Nonostante ciò Project Hail Mary rimane un’opera riuscita, capace di coniugare intrattenimento ed emotività. È un film che parla di scienza, ma soprattutto dell’umanità, della nostra ingegnosità e della nostra capacità di collaborazione e fiducia. È proprio la combinazione di scienza, ironia e sentimento a rendere il film memorabile, lasciando allo spettatore non solo il fascino dello spazio, ma anche una riflessione profonda sul valore delle relazioni e della solidarietà, anche oltre i confini della Terra.




