Nell’ultimo mese il futuro capo della NASA, Jared Isaacman, ha espresso la volontà di restituire a Plutone lo status di pianeta. Infatti, i lettori nati prima del 2000 ricordano bene che durante la loro infanzia il Sistema solare contava nove pianeti e l’ultimo di questi era proprio Plutone. Ma nel 2006 l’Unione Astronomica Internazionale ha votato per una revisione del suo status, declassandolo a pianeta nano.

La questione emerse in seguito alla scoperta di altri oggetti simili a Plutone nella stessa regione dello spazio, la Fascia di Kuiper, tra cui Eris, inizialmente stimato persino più grande di Plutone. La presenza di questi nuovi corpi celesti poneva un problema: considerarli tutti pianeti, rendendo il Sistema solare molto più affollato, oppure riconoscere che Plutone appartenesse a una categoria diversa. Serviva quindi una definizione più precisa di “pianeta”. Così, nel 2006, durante l’assemblea di Praga, viene approvata una nuova definizione. Un pianeta è un corpo in orbita attorno al Sole, sufficientemente massiccio da assumere una forma quasi sferica grazie alla propria gravità e infine capace di “ripulire” la propria orbita. Plutone soddisfa i primi due requisiti, ma non il terzo. Un pianeta, infatti, con la propria gravità domina la regione orbitale in cui si trova, inglobando o espellendo gran parte dei detriti presenti lungo il suo percorso attorno al Sole. La gravità di Plutone non è sufficiente a compiere questo processo: la sua orbita attraversa infatti la Fascia di Kuiper, una vasta regione ricca di corpi ghiacciati e residui della formazione del Sistema solare. Per questa ragione Plutone viene riclassificato come pianeta nano, una nuova categoria di oggetti celesti distinta sia dai pianeti tradizionali sia dagli asteroidi.

Il declassamento di Plutone provoca una forte indignazione soprattutto negli Stati Uniti: era infatti l’unico pianeta scoperto da un astronomo americano, Clyde Tombaugh, e non è quindi un caso che oggi sia ancora un americano a riaprire il dibattito. Nonostante il nuovo status, l’interesse scientifico verso Plutone non si è mai spento. Proprio nel 2006, lo stesso anno del declassamento, è stata lanciata la missione New Horizons, progettata per esplorarlo. La sonda ha impiegato circa nove anni e mezzo per raggiungerlo e, durante il rapido sorvolo del 2015, ha inviato sulla Terra alcune delle immagini più dettagliate mai ottenute di questo mondo lontano. Plutone si è rivelato un corpo sorprendentemente complesso: un mondo ghiacciato ricoperto di valli, montagne e pianure, dotato di una sottile atmosfera e di un sistema di lune. Scoperte che hanno dimostrato come la curiosità verso questo piccolo mondo non si sia affatto spenta, ma continui ancora oggi ad alimentare il dibattito scientifico.

Oggi Plutone rimane al centro dell’attenzione scientifica non come semplice ex pianeta, ma come chiave per studiare le origini e la complessità delle regioni più lontane del nostro sistema planetario. Forse, più che chiedersi se Plutone sia o meno un pianeta, la domanda più interessante è quanto ancora abbia da insegnarci sul Sistema solare.

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