La finale persa contro i Lakers nella più che discussa “bolla di Orlando”, la sconfitta in gara 7 delle Conference Finals contro Boston nella stagione 21-22,  la fantastica cavalcata – partendo dai play-in e arrivando fino a gara 5 delle Finals – conclusasi con una pesante sconfitta contro Denver l’anno successivo e la clamorosa esclusione dai play-off dell’anno scorso. Negli ultimi anni, i Miami Heat hanno masticato amaro.

Ora, però, la musica potrebbe cambiare. Gli Heat vengono da una stagione altalenante conclusa al decimo posto con un non del tutto convincente 43-39, ma la società si è mossa bene sul mercato e sembra puntare a vincere subito. Già nella metà del 2025, con la rinuncia alle prestazioni sportive della sua precedente stella Jimmy Butler, era parso chiaro come la società fosse disposta a cambiare lo status quo e invertire la rotta verso una mentalità vincente. A questo si aggiunge l’arrivo del nuovo volto franchigia, Giannis Antetoukunmpo, approdato insieme a Bobby Portis Jr. sulle coste della Florida in cambio di quattro cestisti (tra cui Herro e Jakucionis), oltre a cinque future scelte.

I due nuovi atleti degli Heat non hanno di certo bisogno di presentazioni. Entrambi detentori di un anello, conquistato in canotta bianco-verde nel 2021, sono ambedue dominanti nei pressi del pitturato. Da una parte il greco fu MVP di quelle Finals (concludendo la pratica segnando cinquanta punti in gara 6), e la scorsa stagione ha chiuso la regular con 27,6 punti, oltre a 9,8 rimbalzi e 5,4 assist a partita. Un investimento da quasi 58,5 milioni solo per quest’anno e una player option fissata a poco meno di 63 milioni per il prossimo. Dall’altra, per dare possibilità di respiro a Giannis, Portis Jr. sembra perfetto. L’ala grande statunitense è un uomo di esperienza tanto forte in campo quanto influente nello spogliatoio, un leader carismatico capace di trascinare la propria squadra nelle parti alte della classifica.
Però, allo stesso tempo, risulta impossibile dimenticare che nel medesimo ruolo di questi due campioni gioca – oltre a Ian Schieffelin – anche una delle promesse della proprietà di Micky Arison. Nikola Jović, selezionato nel 2022 proprio dagli Heat, è un elemento talentuoso e che conosce bene l’ambiente. Il ventitreenne serbo è sicuramente un’alternativa di livello per competere sul lungo periodo.

A contrapporsi ai nuovi arrivi – e riprendendo invece il concetto di esperienza – nel quintetto titolare vi è un giocatore che dagli Heat è stato draftato nel 2017, e da allora non si è più mosso da Miami. Bam Adebayo è un centro solido, completo e che da anni gioca al massimo per assicurare alla franchigia un titolo che manca dal 2013. Sotto canestro, di rivali, ne ha pochi. Con una doppia-doppia da 20 punti e 10 rimbalzi di media a partita nella passata stagione regolare, il classe ‘97 è stato uno dei pochi punti positivi della scorsa annata. Ricordando anche gli storici ottantatré punti messi a referto contro gli Washington Wizards il 10 marzo 2026, appare chiaro come i continui infortuni siano l’unica nota dolente della carriera del ventinovenne.

Per far fronte a questa drammatica – quanto plausibile – eventualità, Erik Spoelstra potrebbe avvalersi di varie opzioni. La prima tattica, quella maggiormente probabile, consisterebbe nello spostare The Greek Freak come pivot ed impiegare Portis Jr. come titolare in posto quattro. La seconda, invece, prevederebbe far guadagnare minutaggio ai lunghi di riserva Nick Richards e Vladislav Goldin,

Poi, un nuovo arrivo ha scosso il mercato, quello di Klay Thompson. Sia chiaro, si deve riconoscere il talento e la grandezza di un giocatore quattro volte vincitore delle Finals e membro di una delle squadre più gloriose della storia della Lega, ma molti (incluso chi scrive) riservano dei dubbi per questa mossa.

Thompson, dopo una stagione ordinaria, viene scaricato dai Mavericks mediante un buy-out strategico, ma non resta free agent per molto. Nella maggior parte dei casi l’importanza del nome fa tanto, ma non dovrebbe mai superare quella della condizione fisica, notoriamente precaria durante tutta la carriera del numero 11. Potrebbe essere proprio questa la delusione di Miami per la season 26-27. Un contratto biennale da 13 milioni complessivi, con la possibilità di estendere a una terza stagione, non sarà forse troppo per un trentaseienne?

Inoltre la franchigia ha nel proprio roster, tra guardie tiratrici e ali piccole (i ruoli ricopribili da Klay), altri tredici elementi. Infatti, gli Heat hanno ceduto ai Bucks la propria scelta al primo round del draft 2026 (Nate Ament, di professione ala piccola).
Tra queste riserve vi è anche Simone Fontecchio, unico italiano in NBA, che per ora vede sfumare l’opportunità di esprimersi in campo in modo continuativo.

Per quanto riguarda la fase difensiva coniugata ad una buona fase offensiva, Andrew Wiggings è una scelta ottimale. Da febbraio 2025 alla corte di Spoelstra, coinvolto nella maxi trade che ha portato Butler a San Francisco, la guardia tiratrice canadese la scorsa stagione ha messo a referto più di 15 punti di media a partita, tirando con il 41.4% da tre punti e un 78,4% dalla lunetta, la migliore percentuale di tiri liberi nella sua carriera fino ad adesso. Segno di continuo allenamento sui fondamentali.

L’ultimo tassello del quintetto, è Lester Quiñones, vera e propria promessa della squadra. Arrivato in estate dagli Sioux Falls Skyforce (team di G League affiliato agli Heat), nasce come guardia tiratrice ma potrebbe giocare da playmaker in caso di buona salute di Thompson o infortunio di Davion Mitchell, il cui minutaggio è a rischio anche per la presenza di Dennis Smith Jr.
Quiñones potrebbe anche essere impiegato come sesto uomo. Coach Spoelstra ha richiesto personalmente il giocatore che – oltre al premio per il Most Improved Player nel 2023 – può vantare un’ottima stagione nella seconda serie, condita da una media di 23.3 punti in 32 minuti, tirando con il 41.1% da tre e l’84.1% ai liberi in trentasei partite, di cui trentacinque da titolare.

Insomma, Spoelstra e il suo team sembrano veramente pronti a trionfare, scacciando così le amarezze del passato. Ma, chiaramente, saranno gli dei del basket ad avere l’ultima parola.

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