
La sconfitta ai rigori contro la Bosnia a Zenica ha sancito l’ennesimo fallimento della Nazionale italiana. Per la terza volta consecutiva l’Italia resterà fuori dal Mondiale, un’assenza che pesa soprattutto su una generazione che quella competizione l’ha conosciuta quasi solo attraverso i racconti degli altri. Tra lezioni, esami e serate universitarie abbiamo raccolto le opinioni degli studenti dell’Università di Parma, estendendo poi lo sguardo anche ai tifosi di vecchia data.
Il distacco emotivo: tra rassegnazione e indifferenza
Molti riconoscono che la frattura emotiva con la Nazionale è ormai profonda, inquinata da un decennio di sole delusioni che ha lasciato campo libero unicamente all’amore per le proprie squadre di club o in certi casi a una disarmante indifferenza.
«Oggi la situazione è ribaltata e sento di cominciare a disaffezionarmi. Le responsabilità di questo disastro sono puramente sistemiche, figlie di un management dirigenziale ormai incapace di fare rete». Giovanni – Giornalismo
«In Italia tre quarti delle persone se ne sbatte della Nazionale già da molti anni: si tifa solo per il proprio club di appartenenza, e c’è persino chi gufa l’Italia. Di chi è la colpa di questo fallimento? Di tutti, senza esclusioni: allenatore, giocatori, Federcalcio e intero sistema». Alessandro – Economia
«Dopo la lotteria dei rigori ero deluso ma neanche troppo arrabbiato: ormai prevale un senso di totale rassegnazione, figlia della consapevolezza di essere sprofondati per colpa di un sistema calcio che è completamente marcio». Lorenzo – Infermieristica
«Non avevo nemmeno voglia di seguire la partita, ero già convinta che non ci saremmo qualificati. Mi è scivolata addosso con quasi totale indifferenza. Le colpe di tutto questo sono interamente del sistema calcio italiano». Eleonora – Finanza e Risk Management
«Dispiace non vedere la Nazionale ai Mondiali per l’ennesima volta, ma vivo lo stesso senza troppi drammi. Per me la colpa di questo declino è dei troppi stranieri nel nostro campionato». Andrea O. – Giornalismo
«Questa assenza prolungata allontanerà i tifosi, in particolar modo i più piccoli che non hanno letteralmente mai avuto l’occasione di vivere l’euforia azzurra di un Mondiale. Nel complesso, però, prevale in me il senso di fair play e accetto il verdetto del campo senza fare troppi drammi». Elena – Finanza e Risk Management
«Nasco come tifosissimo del Lecce, quindi per me la Nazionale passa già in secondo piano, ma chiaramente dispiace registrare la terza assenza consecutiva. La colpa è tutta del sistema calcio italiano che si rifiuta di lanciare i giovani e non dà loro alcuna fiducia. Basta guardare cosa succede all’estero: in Spagna, in Belgio o anche in Bosnia, giocano tutti ragazzini». Andrea C. – Infermieristica
«C’è ormai un’assuefazione alla mediocrità e alla sconfitta. Prevale un senso di rassegnazione, figlio di una totale assenza di fiducia verso un vero cambiamento. Non serve assolutamente a niente cambiare gli uomini se l’impianto resta lo stesso. Il calcio italiano va rifondato e, soprattutto, ripulito». Alessio – Pubbliche Relazioni
«Oggi non sento più alcun bisogno di guardare l’Italia; questa ennesima assenza ci sta assolutamente allontanando. La verità è che con questa squadra non si va da nessuna parte. Le colpe? Ovviamente del sistema calcio. Ci sono troppe raccomandazioni e i giocatori veramente forti non vengono premiati né valorizzati». Emanuele – Finanza e Risk Management
Il sistema calcio sul banco degli imputati
Se la delusione è palpabile, altrettanto chiara è l’individuazione dei colpevoli. Sul banco degli imputati non sale mai l’allenatore, quanto un intero sistema politico e istituzionale che va azzerato per non ripetere in eterno gli stessi tragici errori.
«Oggi non siamo noi tifosi ad allontanarci dal calcio: ci stanno spingendo a farlo. Negli ultimi anni guardare l’Italia è diventata una sofferenza. Tutti chiedono le dimissioni dei vertici FIGC, ed è giusto. Seguendo il calcio giovanile, vedo talenti scartati costantemente solo perché non rientrano in certi canoni fisici; non è vero che i giovani italiani mancano, semplicemente non li si vuole mettere nelle condizioni di crescere. Ora che abbiamo toccato il fondo, bisogna ripartire da zero». Alessio – Giornalismo
«Non credo che l’ennesima delusione spegnerà il tifo, alla prossima occasione gli italiani torneranno a supportare gli Azzurri. I veri colpevoli di questo disastro senza fine? Gli allenatori sono gli ultimi responsabili: il vero male è il sistema calcio italiano. Bisogna rivoluzionarlo a partire dai settori giovanili, che oggi puntano solo al profitto e non a sfornare talenti. Di fronte al terzo Mondiale di fila saltato, servono regole precise e incentivi concreti per far giocare i nostri ragazzi». Mattia – Giornalismo
«Mi sto allontanando dalla Nazionale da tempo. Oltre al clima pessimistico, non ci ritrovo più i valori di appartenenza e patriottismo che dovrebbero caratterizzarla: li sento solo per il mio club. Il problema più grande è il sistema calcio, che va riformato dalle basi: infrastrutture, settori giovanili, investimenti. Ai vertici della Federcalcio servono ex giocatori e veri manager per avviare una programmazione seria, non per mettere toppe a un sistema marcio. L’allenatore è solo la punta dell’iceberg». Andrea C. – Giornalismo
«I pessimi risultati di questi anni hanno sicuramente inciso e spento la passione, allontanando non solo noi tifosi, ma intaccando anche il legame dei giocatori stessi verso la Nazionale. Le responsabilità? Senza alcun dubbio bisogna prendersela con i vertici della FIGC. Tutto il sistema del calcio italiano ha bisogno di cambiamenti radicali: basta guardarci intorno, confrontare la nostra realtà con le altre nazioni e osservare la fatica immensa che facciamo a ottenere risultati in Europa». Pietro – Finanza e Risk Management
«Il distacco è causato anche dai giocatori stessi: l’assenza in campo di vere bandiere carismatiche non aiuta minimamente ad appassionarsi. Più dell’eliminazione in sé, però, a infastidirmi e irritarmi profondamente è stato il fatto che Gravina non si è dimesso subito. Le responsabilità di tutto questo sono palesemente del sistema calcio. Per capire come funzionano le cose in Italia basterebbe citare il “caso Vergara”: è un esempio del tutto eloquente e non c’è alcun bisogno di dilungarsi oltre». Giuseppe – Finanza e Risk Management
«Sulla situazione attuale, credo ci sia un grave problema di fondo: bisognerebbe innanzitutto cambiare il Presidente federale. Purtroppo, oggi il livello del nostro calcio è questo: per il Mondiale facciamo i conti con i nostri limiti. Arrivare ai rigori in un campo infuocato come quello di Zenica è una lotteria, ma questa volta abbiamo la grave colpa di aver compromesso tutto perdendo il girone contro la Norvegia, che era alla nostra portata. Sui giovani sono d’accordo, dovrebbero giocare molto di più, ma in certe notti serve anche la dea bendata». Federico – Giornalismo
Giovani dimenticati e il ritardo culturale dal calcio europeo
L’accusa degli studenti si sposta inevitabilmente sul ritardo tattico e culturale che sta soffocando il nostro movimento calcistico, privo di coraggio nei confronti dei più giovani e sempre più ostaggio di dinamiche finanziarie.
«Più che i risultati in sé, credo sia l’assenza di spirito a portare via i tifosi. Anche a Zenica è sembrato che i nostri non fossero veramente disposti a gettare il cuore oltre l’ostacolo. I giocatori hanno le loro colpe per non aver messo l’impegno necessario, ma la responsabilità è del sistema. Il nostro movimento non riesce più a produrre giovani di talento perché mancano standard di allenamento che permettano ai ragazzi di acquisire le capacità tecniche necessarie per giocare ad alti livelli. Qualcosa deve cambiare alla radice e non solo nelle scelte di formazione». Giorgio – Scienze Politiche
«Il rischio di disaffezione oggi è enorme: se togliamo la parentesi meravigliosa dell’Europeo 2021, per oltre un decennio abbiamo incassato quasi esclusivamente umiliazioni. Più che rabbia, ieri sera ho provato una profonda e rassegnata amarezza. Il vero responsabile di questo disastro è un intero sistema che non ha il coraggio di investire sui veri giovani. Possiamo cambiare tutti i commissari tecnici che vogliamo, ma il problema è alla radice e andrebbe affrontato partendo proprio dalle scuole calcio». Alfredo – Informatica Umanistica
«Sull’allontanamento dal tifo temo proprio di sì: oggi i ragazzi percepiscono i novanta minuti come qualcosa di lento ed eccessivamente noioso. Le pessime prove dell’Italia hanno solo aggravato una situazione di per sé già in crisi. La colpa è del sistema, delle televisioni, dei vertici FIGC. Ci sono poche strutture adatte, ma una bella fetta di responsabilità va agli allenatori delle giovanili, che prediligono la tattica a scapito della tecnica. Lo si è visto: gli esterni bosniaci saltavano l’uomo in dribbling con irrisoria facilità anche al centoventesimo minuto. Questo la dice lunga su come (non) lavoriamo in Italia». Gabriele – Ingegneria Civile
«Il problema di questo declino mi sembra evidente: è strutturale. Oggi i club sono in mano a fondi e miliardari stranieri, che gestiscono le squadre come pure aziende finanziarie e non come veri team. Cedendo le nostre società a queste mega-proprietà si è perso del tutto l’interesse nel far crescere i giovani italiani. A questo si aggiunge un problema culturale enorme: non siamo ancora capaci di valorizzare i ragazzi di seconda generazione. Se guardiamo la Francia, la loro forza si basa proprio su talenti nati in terra transalpina ma con genitori immigrati. Noi invece continuiamo a rimanere culturalmente chiusi e incapaci di crescere nuovi talenti. E le conseguenze di tutta questa miopia si scaricano sulla Nazionale». Alberto – Comunicazione
«Questa situazione di declino sta allontanando soprattutto le nuove generazioni: chi è nato dal 2000 in poi non ha praticamente alcun ricordo positivo legato alla Nazionale e, di conseguenza, finisce per disaffezionarsi e avvicinarsi ad altri sport, come ad esempio la pallavolo. Sulle responsabilità credo che la colpa sia del sistema generale del calcio italiano. Vedo che non c’è quasi più la voglia di investire nei club e nei giovani; a causa del tanto denaro che gira, è diventato un mondo in cui tutti pensano semplicemente al profitto. È un atteggiamento che coinvolge forse in parte i calciatori, ma che riguarda soprattutto i livelli più alti, passando per presidenti, scout e dirigenti». Marta – Giornalismo
«Queste continue disfatte non aiutano a rafforzare il legame con la maglia azzurra. In campo manca la vera fame di vittoria. La colpa principale è della gestione della squadra: facciamo troppo gioco di tattica e siamo ormai lontanissimi dal calcio europeo, quello moderno, veloce e scattante». Lorenzo – Scienze Motorie e Sportive
Oltre l’Università: l’amarezza dei tifosi storici
Il distacco non riguarda solo i più giovani. Anche tra chi ha vissuto le grandi vittorie del passato emerge una certa amarezza, spesso accompagnata da nostalgia per un calcio che sembrava avere valori e protagonisti diversi.
«Già da molto tempo non seguo più la Nazionale e, infatti, ieri sera non ho nemmeno guardato la partita ai rigori: ero al cinema. La colpa di questo declino inarrestabile è tutta di un sistema che non è più capace di rinnovarsi, non dà la minima fiducia ai giovani ed è ormai diventato puramente autoreferenziale e totalmente privo di visione». Lucia
«In questo momento il nostro tifo va inevitabilmente agli atleti azzurri che praticano altri sport e che ci stanno dando tantissime soddisfazioni. L’ultimo rigore è davvero inaccettabile: un giocatore della Nazionale non può calciare in quel modo. Attribuisco la colpa all’atteggiamento dei giocatori: in campo non ho visto minimamente quella grinta che ricordo avesse l’Italia quando ha vinto nel 2006». Federica
«Ci stiamo allontanando dal tifo? Assolutamente sì. Ieri sera non ho nemmeno aspettato la lotteria dei rigori: ho spento prima perché ero già fin troppo deluso per quello che avevo visto durante la gara. C’è poco da dire: il sistema calcio va riformato in tutto e per tutto». Roberto
«Questa ennesima eliminazione ci staccherà sicuramente ancora di più dal tifo per la Nazionale. Ho l’impressione che i giocatori convocati scendano in campo con troppa sufficienza. Il problema principale, però, è il calcio italiano nel suo complesso: si preferisce sempre acquistare giocatori stranieri puntando pochissimo sul nostro vivaio, che finisce per ridursi sempre di più a causa del poco utilizzo». Mario
«Più che un allontanarsi dal tifo, il mio è un allontanarsi da un movimento calcistico in totale decadenza, sia dal punto di vista sportivo che gestionale. Trovo assurdo che oggi nessuno si prenda le proprie responsabilità. La colpa è tutta della gestione della FIGC e dei club, che preferiscono acquistare giocatori stranieri di bassissimo livello piuttosto che investire davvero sui settori giovanili». Francesco
«Questa ennesima assenza ci allontanerà ancora di più dal tifo. La delusione è stata grandissima, soprattutto perché tutti pensavamo che la disfatta della volta scorsa fosse l’ultima, e invece no. La colpa è solo di un sistema che non crede più nei giovani e di settori giovanili dove ormai non si insegna più la tecnica individuale, né i fondamentali come lo stare in campo e il marcare a uomo». Fausto
«Purtroppo, la disfatta di Zenica è solo l’ultimo capitolo, ma mi ero già allontanato dal tifo azzurro da un pezzo. Ho perso l’amore per la Nazionale anche per il trattamento che il sistema riserva da anni alla mia squadra di club. L’intera colpa di questo fallimento è di un sistema malato che si trascina da parecchio tempo. Se anche dopo l’ennesima eliminazione il Presidente federale non si dimette subito, ma lascia furbescamente la decisione a quel Consiglio che lo aveva appena rieletto con percentuali bulgare, vuol dire che non c’è davvero più limite allo schifo». Emanuele
«D’ora in poi seguirò la Nazionale con molto meno entusiasmo. Dopo i rigori mi sono sentito letteralmente svuotato di tutta la fiducia. Dopo tre eliminazioni mondiali consecutive è evidente che sia il sistema calcio in Italia a non funzionare più: ci sono troppi stranieri, girano troppi soldi e si lascia troppo poco spazio ai nostri giovani. Che miracoli possiamo mai aspettarci dagli allenatori? Si ritrovano tra le mani giocatori super pagati dai club, che però in campo internazionale si dimostrano spesso non all’altezza nemmeno dei calciatori di nazionali di quarta fascia». Piero
Dalle testimonianze raccolte emerge un quadro complesso: tra i più giovani prevalgono rassegnazione e distacco, mentre per i tifosi storici domina soprattutto la nostalgia. In comune resta però la percezione di un movimento calcistico che fatica a rinnovarsi e a ritrovare la propria identità. Per una generazione cresciuta dopo il trionfo del 2006, il Mondiale rischia ormai di trasformarsi in un ricordo raccontato dagli altri. E mentre il calcio italiano cerca ancora una via d’uscita dalla crisi, tra gli studenti l’azzurro sembra perdere lentamente il suo potere di unire e appassionare.




