Dopo mesi di attenzione mediatica per il successo ottenuto a Sanremo, Sayf si trova davanti alla sfida più difficile, ossia dimostrare di avere davvero qualcosa da dire. Con il suo nuovo album ci è riuscito: mettendo insieme esperienze personali di vulnerabilità e ambizione ha costruito un progetto che riesce a essere sia moderno che autentico. Santissimo, suo primo album in studio, va oltre il semplice progetto rap; si tratta, infatti, di un vero e proprio racconto di se stesso, fatto di difficoltà e voglia di riscatto.

Il titolo Santissimo richiama il luogo da cui proviene, Santa Margherita, in provincia di Genova. L’album però non parla di santità, ma di corruzione, cadute, rabbia, persone incontrate e perse e anche di quel sentimento di speranza che non si spegne mai. È un disco lungo, composto da diciotto tracce e dentro c’è un po’ di tutto: rap, cantautorato con richiami a De André (in particolare nel brano con Bresh), pop, ma anche suggestioni latine, arabe e mediterranee. In più è arricchito da collaborazioni con artisti molto popolari nella scena italiana contemporanea, come Tedua, Geolier, Kid Yugi e Nerissima Serpe. Il disco include anche alcuni singoli già pubblicati, come Tu mi piaci tanto, Money e Una can, oltre alla versione in studio di Randa Baraonda, brano nato a Sanremo, in cui Sayf suona la tromba, elemento che lo aveva già reso virale sui social prima dell’esperienza sanremese.

La vera forza di Santissimo, però, sta nella scrittura. Sayf racconta la propria vita nei quartieri di Santa Margherita, dove è cresciuto in un contesto umile e difficile, non solo dal punto di vista economico, ma anche familiare, segnato dalla separazione dei genitori quando era ancora molto piccolo. Un altro aspetto particolarmente interessante dei testi è il modo diretto e crudo con cui affronta il tema dell’essere un italiano di seconda generazione, nato da madre tunisina e padre genovese. Raccontando se stesso, Sayf riesce a raccontare anche la vita di moltissimi altri ragazzi, che si riconoscono nelle sue parole. Per questo motivo, le tracce più introspettive risultano anche le più riuscite. Quando lascia emergere la propria vulnerabilità, il cantante mostra una profondità che lo distingue da molti artisti della nuova scena rap italiana. Allo stesso tempo, però, non mancano i pezzi trap più esplosivi, come Bratz e F.I.$., nei quali emerge il tema del successo e delle sue conseguenze: la distanza che si crea con gli amici di sempre, sostituiti da una folla di volti nuovi, ma anche le grandi ricompense del duro lavoro svolto per arrivare a dove è oggi.

Personalmente non mi ritrovo completamente nella storia di Sayf, ma rivedo, invece, molte delle persone che conosco, soprattutto per il tema dell’essere italiano di seconda generazione e non sentirsi né completamente italiano né completamente straniero. È un discorso poco affrontato ma di cui moltissimi giovani sentono il peso, io ammiro il fatto che Sayf ne parli in modo così diretto e che comunque, nonostante come dice nell’album le sue origini siano state causa di insulti e razzismo, lui ad oggi ne vada fiero. È un messaggio importantissimo per i tanti ragazzi che lo ascoltano. Oltre a questo, trovo che l’album funzioni non solo per i brani introspettivi ma anche per quelli più commerciali, che creano un bel contrasto, formando così una raccolta di canzoni adatta a ogni contesto.

Con Santissimo Sayf compie un passo importante nel proprio percorso artistico. L’album riesce a unire un suono moderno a testi personali senza perdere autenticità. Proprio questa capacità di raccontarsi con sincerità rende il progetto efficace e vicino a molti ascoltatori. Più che un semplice debutto, Santissimo rappresenta la conferma di un artista che ha trovato una voce precisa e riconoscibile all’interno della scena rap italiana.

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