«Ho fatto risuonare la disperazione e la paura che la storia si ripeta»
La frase, pronunciata in scena da uno dei danzatori, risuona come una chiave di accesso al cuore di Notte Morricone, andato in scena sabato 11 aprile al Teatro Regio di Parma. Un lavoro firmato da Marcos Morau per CCN/Aterballetto, che si presenta come un’immersione nell’interiorità creativa di Ennio Morricone.
Morau costruisce un dispositivo scenico complesso, cinematografico: il sipario si apre mentre il pubblico è ancora in movimento, le luci restano accese e la scena è già abitata. Il tempo, suggerito da un ticchettio insistente, diventa materia drammaturgica, mentre lo spettatore viene immediatamente coinvolto, persino “illuminato” da un danzatore che invade la platea. È chiaro fin dall’inizio che non si assisterà a una narrazione lineare, ma ad un flusso di immagini mentali, una sorta di pellicola frammentata.
La cifra stilistica di Morau emerge nella qualità del movimento: scattoso, quasi meccanico, eppure capace di generare, nel gruppo, un effetto ondulatorio sorprendente. I danzatori sono tutti Morricone, moltiplicazione di un’unica identità che si muove con una precisione impressionante, al limite dell’umano, evocando figure robotiche. È una scrittura coreografica di grande rigore, che la compagnia interpreta con straordinaria padronanza tecnica.
Ed è proprio qui che si annida una delle principali fragilità dello spettacolo: questa tensione costante, questa qualità di movimento sempre “alta”, finisce per diventare, a tratti, eccessiva. La mancanza di reali momenti di distensione, nonostante alcune parentesi più liriche, come quella legata alla melodia di Nuovo Cinema Paradiso, rischia di mantenere lo spettatore in uno stato di continua sollecitazione, impedendo un pieno abbandono emotivo.
Dal punto di vista drammaturgico, Notte Morricone è un lavoro stratificato e ambizioso. Il compositore non viene raccontato in modo biografico, ma evocato attraverso simboli: il pupazzo ricorrente, quasi una coscienza esterna; il pianoforte che si trasforma in tomba; la stanza che si apre e si richiude come una mente in attività. I danzatori ballano, recitano, cantano, manipolano lo spazio scenico, contribuendo a creare un universo totale, coerente con la visione di Morau, che è insieme coreografo, regista e architetto dell’immagine.
Molto efficace è anche il gioco di contrasti: frenesia e quiete, coralità e assolo, ironia e cupezza. L’ambientazione generale però tende decisamente verso il nero, verso un’interiorità tormentata che, pur essendo plausibile, finisce per appiattire la varietà emotiva associata alla musica di Morricone; è proprio questa, paradossalmente, l’elemento più problematico. Le celebri melodie sono spesso solo accennate, suggerite, interrotte sul nascere. Se da un lato questa scelta è coerente con l’intento di non “illustrare” Morricone, ma di dialogare con lui, dall’altro lascia una sensazione di sottrazione: una musica così potente e riconoscibile avrebbe forse meritato maggiore spazio, maggiore respiro, soprattutto in uno spettacolo che si fonda sulla sua figura.
Nonostante alcuni passaggi meno convincenti, Notte Morricone resta un lavoro di grande fascino e intelligenza, capace di offrire uno sguardo originale su un’icona della musica. Come hanno ricordato Matteo Fiorani e Nolan Millioud durante La danza dietro le quinte, incontro condotto da Valentina Bonelli che ha preceduto lo spettacolo, “alla fine siamo tutti Morricone”: ed è proprio in questa dimensione collettiva, quasi universale, che la creazione di Morau trova il suo senso più profondo.
Chi è Marcos Morau
Nato a Valencia nel 1982, è fondatore della compagnia La Veronal, con la quale ha sviluppato un linguaggio coreografico che lega fortemente la danza all’ampio panorama artistico, tra cui cinema, letteratura e arti visive. Tutto questo gli ha permesso di costruire universi scenici complessi e suggestivi, grazie al dialogo tra le diverse arti. Le sue creazioni sono state presentate nei principali teatri e festival internazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Nazionale di Danza spagnolo nel 2013.
crediti CCN/Aterballetto





