Marco Martinelli durante le prove di "Memory and Performance"

Altre velocità, altre priorità. Il teatro va lentamente, non si diffonde per davvero sui social, e ti colpisce solo guardandoti negli occhi. Ma quando ti colpisce, ti ammali, e te ne ammali per sempre. È così che la pensa Marco Martinelli, il pluripremiato regista italiano, vincitore di 7 Ubu (ho scoperto di recente che un Ubu è il più alto riconoscimento per il teatro in Italia), che nella sede “carbonara” di Altre velocità a Bologna, ha raccontato del suo lavoro con gli adolescenti londinesi e italiani. Il progetto Memory and Performance è culminato con la messa in scena (o in vita) de la Pace di Aristofane in quel pollaio artistico e creativo che è il Chickenshed Theatre di Londra, un teatro che come ricorda Benedetto, studente che è stato incastrato nello spettacolo a sua insaputa dal diabolico Marco, è in periferia di Londra ma al centro del mondo. Il tutto grazie a una collaborazione tra diversi atenei europei, tra cui quello di Parma sotto la guida della professoressa Francesca Bortoletti.

«I grandi numeri non sono dalla nostra parte», incalza Marco, «cosa contiamo noi?». E si rivolge ai suoi colleghi venuti ad ascoltarlo. «Negli anni ‘80, ancora l’università era una cosa grande, ma ora? Abbiamo fionde, fionde che anziché bombardare come fa internet, colpiscono al cuore». E ancora: «Quando ti ammali ti ammali veramente. La rivoluzione passa dagli occhi negli occhi».

La messa in vita di cui parla Marco è il processo di riscrittura che immette la vita stessa nello spettacolo, che passa necessariamente per il racconto dei giovani attori. A loro vengono rivolte le stesse identiche domande che poneva il testo originale, vecchie di 2000 anni. Come quando ai ragazzi a Castellammare di Stabia, nel mettere in scena la storia di due giovani che vogliono lasciare Atene ha chiesto: «Ma voi, ve ne volete andare?». In questo modo lo spettacolo colpisce davvero, eviti un saggio scolastico, provi a giocartela in serie A nonostante i pregiudizi sugli attori principianti. Provi a competere con Lella Costa.

«Voi vi immaginate uno spettacolo con Evelpide e Pisetero?» e in effetti, la sala rabbrividisce e ride. Negli anni ‘80 quando ha cominciato a lavorare con i ragazzi all’Istituto tecnico di Ravenna, notava che a loro non fregava niente del teatro, fino a quando non gli è stato chiesto parlare di sé stessi attraverso i personaggi. «Quando sei regista sei il medium tra il testo antico e tutta la vitalità furibonda che ti danno gli adolescenti – aggiungendo – riscrivendo Aristofane lo rispetti».

Ed è così che sai dai aver colpito veramente: quando il pubblico chiede: «Ma quella battuta è di Aristofane… o l’hanno inventata i ragazzi?».

«… Ah, davvero?».

Il videoracconto del progetto

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