
Miriam Leone (Elisa) e Stefano Accorsi (Marco) in una scena del film
Nel suo ultimo film Le cose non dette, ancora in sala, Gabriele Muccino torna a esplorare il terreno a lui più congeniale: le relazioni sentimentali sull’orlo del collasso e i legami che sembrano solidi solo in superficie. Adattando il romanzo Siracusa di Delia Ephron, che firma anche la sceneggiatura con Muccino, il regista raduna un cast corale di prim’ordine: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini per inscenare una lenta e inesorabile implosione emotiva. Tutto ruota attorno a due coppie romane apparentemente di successo. Da una parte ci sono Carlo ed Elisa (Accorsi e Leone): lui professore di Filosofia morale alla Sapienza a Roma in crisi creativa, lei brillante giornalista di Vanity Fair, entrambi intrappolati in un amore che si sta spegnendo e nel dolore per un figlio che non arriva. Dall’altra Paolo e Anna (Santamaria e Crescentini), un nucleo familiare teso e conflittuale, accompagnato dalla figlia adolescente Vittoria.
In cerca di una tregua dalle loro routine, il gruppo decide di partire per una vacanza a Tangeri, in Marocco. Ma lontano da casa, in una terra magnetica e straniante, i “non detti” del titolo iniziano a pesare come macigni. A fare da vero e proprio detonatore sarà l’arrivo di Blu (Beatrice Savagnini), una giovane studentessa di Carlo. La comparsa della ragazza scombussola irrimediabilmente gli equilibri già precari degli adulti, innescando dinamiche inaspettate in cui finisce per incastrarsi anche la giovane Vittoria (Margherita Pantaleo). La figlia di Paolo e Anna, da silenziosa e disillusa osservatrice delle ipocrisie dei genitori, diventa a sua volta uno specchio del malessere familiare, arricchendo la trama di un’ulteriore e profonda chiave di lettura.
La prima metà del film è forse una delle cose più interessanti fatte da Muccino ultimamente, capace di costruire una tensione strisciante quasi da thriller psicologico. Tangeri non è solo uno sfondo da cartolina, ma un luogo incandescente che costringe i protagonisti a togliersi le maschere borghesi che indossano a Roma. La firma del regista è inconfondibile, ma a fare davvero la differenza è la bravura degli attori. La chimica tra i personaggi è palpabile in ogni scena e la sinergia tra Miriam Leone e Stefano Accorsi regge magnificamente il peso drammatico della pellicola. A esaltare le atmosfere sospese del film contribuiscono anche le ottime musiche di Paolo Buonvino, impreziosite dal brano originale omonimo interpretato da Mahmood.
A coronare l’opera c’è un finale volutamente enigmatico. Una conclusione che risulta difficile da decifrare a una prima occhiata, ma che si rivela una scelta narrativa coerente e affascinante. Il regista decide di non imboccare il pubblico con risposte definitive, lasciando che ognuno maturi le proprie idee e interpretazioni sulle sorti dei protagonisti. Le cose non dette è un film maturo e coinvolgente, che convince in tutti i sensi. Un’opera che ci ricorda una verità scomoda: a volte basta una crepa minuscola per far crollare tutto ciò che sembrava stabile, e forse non conosciamo mai davvero chi ci dorme accanto.




