Si è quasi concluso in città il percorso lungo e variegato di “Parma e l’Altrove”: gli incontri, iniziati a febbraio di quest’anno, finiranno il 10 giugno. Il progetto ambizioso, organizzato dall’Università di Parma con i fondi FAPE, è riuscito a offrire mostre, film e laboratori che, nonostante le loro diversità, hanno avuto uno scopo comune: riconnettere le persone della Parma odierna alla quotidianità di quella del passato. La città è stata raccontata attraverso le antiche vie delle spezie e delle sete e, più in generale, la storia e l’uso delle merci.

Ci sono stati eventi di tutti i tipi e gusti: la mostra Decostruire il colonialismo, Decolonizzare l’immaginario, la proiezione del film Se solo fossi un orso, l’incontro su Imprese “migranti” di Arrighetti e Molinari, il laboratorio “Stupefacente” in Farmacia San Filippo Neri e tanti altri. Tra questi, il 21 maggio è stata inaugurata l’installazione all’Antica Spezieria di San Giovanni in Borgo Pipa, a cui ho partecipato e che ha attirato, tra i diversi visitatori, soprattutto molte classi di scuole superiori. Devo dire che, passando spesso davanti all’Antica Spezieria, mi sono chiesta cosa ci fosse dentro, ma non ho mai avuto tempo di visitarla. È per questo che si tratta di una bella iniziativa, come tutte le altre, che permette di scoprire quei posti che, visti da fuori, suscitano curiosità ma, forse per pigrizia, non visitiamo mai.

Prima di farci entrare, gli organizzatori dell’evento raccontano la storia dell’ex farmacia: i monaci benedettini in origine usavano questo posto per distribuirsi medicine tra loro, poi solo dal 1201 anche ai cittadini. Esiste un manoscritto del XVII secolo intitolato L’arte dello Speziale che racconta le operazioni di trasformazione delle erbe medicinali, e che ora è conservato nella Biblioteca Comunale di Piacenza. Negli anni a venire i monaci trasmetteranno la loro arte anche ai laici: così nel XVIII secolo ai primi viene vietata la lavorazione dei medicamenti. Tra il ‘500 e il ‘600 la spezieria era diventata un centro autonomo di produzione e commercio, e comprava le materie prime inizialmente da mercati locali, poi fuori dal territorio parmense. Da Venezia per esempio arrivavano zucchero, cera, incenso, mandorle, datteri, cumino e altro ancora. La lavorazione avveniva nella Sala del Pozzo in recipienti di vetro, mentre la vendita nella Sala del Fuoco, vicino alla strada per rendere gli affari più pratici e veloci.

Sono andata all’inaugurazione e ho invitato alcune mie amiche perché sapevo che dopo la visita ci sarebbe stato un rinfresco, che è un’ottima tecnica per attirare soprattutto i giovani. Mentre aspettavamo, abbiamo conosciuto il padre della professoressa Sabrina Tosi Cambini, la responsabile del progetto. Anche lui come noi aspettava di vedere la mostra e ha reso l’attesa più leggera con il suo accento toscano. L’inaugurazione è stata anche un’esperienza interattiva: si potevano annusare diverse spezie come la menta e tante altre. Quello che però ci ha affascinato di più sono state le ampolle in vetro trasparente nell’antica Farmacia San Filippo Neri, a cui siamo stati accompagnati da una guida dopo aver visto la Spezieria di San Giovanni. Tra liquidi limpidi, gialli e azzurri su alcuni contenitori compariva la parola “veleno”, che ovviamente ci è rimasta impressa anche se, come si sa, stava a indicare che sì, la medicina cura, ma solo in determinate dosi controllate.

L’esperienza, che si è conclusa piacevolmente con un aperitivo, offre un’opportunità non scontata ai cittadini di conoscere meglio la propria città, di entrare in quei locali antichi davanti a cui passiamo sempre ma che non abbiamo mai visto veramente. Parma regala tante occasioni, basta coglierle!

Tag