
A volte basta poco per riportare alla luce storie di vite che per anni sono state dimenticate, ma che meritano di essere rievocate. È proprio quello che è successo una sera, mentre ero a tavola con la mia famiglia, a mangiare lo gnocco fritto preparato da mia nonna. Tra una chiacchiera e l’altra, lei ha iniziato a raccontarci della lezione a cui aveva assistito il giorno prima all’Università del Tempo Libero di Reggiolo. Questa volta però non era uno dei soliti incontri su arte o letteratura, ma trattava una vicenda legata al nostro territorio e rimasta a lungo nell’ombra. Il loro professore per quel giorno, Franco Parmiggiani, quando insegnava alle scuole medie nel ‘96, ha ottenuto la possibilità di frugare nell’Archivio Comunale per cercare qualche documento interessante da presentare alle sue classi in vista del 25 aprile. È così che ha trovato una carta che riportava la scomparsa del pilota americano Frank Weaver, morto a Reggiolo il 22 aprile del ‘45. Nei giorni seguenti ha provato a chiedere informazioni su questo fatto ad anziani e conoscenti, pubblicando anche qualche articolo su giornali locali, ma senza risultati.
Quindici anni dopo, a inizio aprile 2011, il Comune gli ha comunicato che lo chef del ristorante reggiolese “Rigoletto” aveva ricevuto una e-mail dagli Stati Uniti in cui si chiedevano informazioni su un pilota americano caduto a Reggiolo nell’aprile 1945. Poco dopo il professore ha scritto all’autore della mail e così ha scoperto che era Charles Peters, pastore evangelista e cognato di Frank, marito della sorella Kay. Charles ha spiegato che su una rivista statunitense aveva letto una segnalazione del ristorante di Reggiolo, con relativo indirizzo al quale aveva scritto sperando di avere qualche notizia su Frank. Il nome completo era Frank Felix Weaver Jr., nato il 23 novembre 1924 a Dallas, nel Texas.
Kay gli racconta che già da bambino Frank aveva mostrato interesse per gli aerei, inoltre, era uno studente brillante, si era diplomato alla North Dallas High School, ed era stato arruolato nelle Forze Aeree nel febbraio 1943. Nel gennaio 1945 era poi stato inviato oltreoceano, in Italia. Volava col grado di Sottotenente con un modernissimo caccia-bombardiere dal nome di Black Widow (Vedova Nera). Questi aerei partivano da Pontedera, in provincia di Pisa, per il Nord Italia, ancora occupato dai tedeschi e bombardavano fabbriche, ponti, strade, ferrovie ecc…
Il 22 aprile 1945 Frank era alla sua 50^ missione, verso le 16 volava con a bordo l’Osservatore-radarista Stanley Kalan, in un gruppo di 3 aerei, con obiettivo una colonna tedesca nell’Oltrepo mantovano, a Curtatone. Dopo l’attacco, i tre caccia avevano preso la via del ritorno, quando da un boschetto erano partiti dei colpi della contraerea tedesca. L’aereo di Frank era stato colpito al vano del carrello sinistro, dov’erano posizionati i comandi di sistema vitali e 6 bombole di ossigeno, per questo si era sviluppato un incendio nella parte posteriore del veivolo. Weaver aveva continuato a pilotarlo per pochi minuti, forse per tenerlo lontano dai centri abitati di Gonzaga e Reggiolo e per dar tempo a Kalan di buttarsi col paracadute.
La reggiolese Osanna Andreoli, che allora aveva 8 anni, ricordava bene quel giorno: lei e la sua famiglia avevano sentito il rumore dell’aereo ed erano corsi fuori di casa, verso il rifugio. Il caccia volava basso e bruciava, avevano visto il pilota avvolto dalle fiamme, che cercava di lanciarsi, ma il pacco del paracadute era caduto a terra. L’aereo aveva perso un’ala sulla strada e poi si era schiantato sul vigneto della Corte Panizza, incendiandosi. Il 27 Aprile, cinque giorni dopo la morte del ragazzo, era stata inviata al padre la comunicazione ufficiale, con parole sentite da parte del suo colonnello americano. La salma di Frank era stata inizialmente sepolta nel cimitero di Reggiolo, in seguito trasferita a Dallas. Gli sono poi state assegnate anche diverse medaglie d’onore.

La targa commemorativa in bronzo attaccata alla Rocca / crediti Alessandro Bargellini
Dopo aver preso contatto con i famigliari di Frank, il professore Parmiggiani ha di nuovo tentato di ritrovare qualcuno che avesse memoria della caduta dell’aereo e grazie all’amico Claudio Magnani ne ha rintracciati diversi: Alfio Righi, Osanna Andreoli, Felice Bocceda, Franco Mainini ed Enzo Martignoni. In seguito, sempre nel 2011, in vista della festa della Liberazione, l’amministrazione comunale ha dedicato a Frank una targa commemorativa di bronzo sul muro della Rocca, accanto alla lapide dei Caduti della Resistenza.
Qualche settimana dopo, la nipote di Frank, Shannon e suo marito Alan lo hanno informato che a giugno sarebbero venuti in Italia per un viaggio turistico e avrebbero incontrato volentieri il professore e sua moglie. Così si sono accordati per ospitarli a casa loro, gli hanno mostrato Reggiolo e nel pomeriggio hanno visitato il sito dello schianto, accompagnati anche dai vari testimoni, che tra sorrisi e lacrime hanno raccontato ciò che avevano visto 66 anni prima. Era presente anche Lino Panizza, figlio di un ulteriore testimone, troppo piccolo allora per poter ricordare ma che ha raccontato che il padre gli aveva detto che, qualche tempo dopo l’incidente, i genitori di Frank erano andati a Reggiolo.
Il signor Panizza li aveva portati sul posto, mostrandogli dove aveva piantato un giovane pioppo in memoria di Frank. I genitori, piangendo, lo avevano abbracciato, perchè aveva fatto loro il regalo più grande. Shannon e Alan hanno poi passato la notte a Reggiolo, non hanno più rivisto il signor Parmiggiani ma mantengono la corrispondenza e una buona amicizia. Da allora Charles, il cognato di Frank e padre di Shannon è mancato, così come i testimoni Felice, Franco, Alfio e Osanna. Alan e i famigliari hanno anche prodotto e girato un bellissimo video, raccontando con maggiori dettagli, attraverso varie interviste, questa storia straordinaria.
Quella sera, non abbiamo solo condiviso del buon cibo, ma anche un frammento di storia capace di superare i limiti di generazioni e continenti. Questa vicenda non è soltanto il racconto di una guerra lontana, ma il simbolo di quanto sia importante custodire e tramandare la memoria. Perché anche le storie più piccole, nate in un paesino come Reggiolo, possono ricordarci che dietro ogni evento storico ci sono vite e sacrifici che meritano di non essere dimenticati.
Il documentario che ripercorre nel dettaglio la storia qui sopra narrata.




