Il lancio di Artemis II – avvenuto il primo aprile allo Space Kennedy Center (ore 00:34 del 2 aprile in Italia) – ha raggiunto un picco di dieci milioni di spettatori, se combiniamo i principali canali di streaming, diventando così l’evento in diretta  più visto online nella storia della NASA e il primo che ha avuto una copertura streaming 24/7 per tutta la durata della missione.

Tra questi c’erano moltissimi appassionati di astronomia ed esplorazione spaziale come Alessandro, studente di Scienza dei Materiali a Parma, che ci racconta come ha vissuto la storica serata che ha segnato il ritorno dell’uomo nell’orbita lunare dopo più di cinquant’anni. La diretta sul sito YouTube della NASA è iniziata alle 13.45 del pomeriggio (ora italiana) del primo aprile quando il countdown segnava L-10H50M, il momento in cui il centro di controllo decide go o no-go.

Alessandro racconta che è da molto tempo che segue i lanci spaziali in live, negli ultimi anni soprattutto quelli di Starship, il vettore spaziale che sta sviluppando la SpaceX e che con alcune modifiche verrà utilizzato anche nel programma Artemis della NASA. «I primi tempi mi preparavo molto prima (dall’orario del take off), ma in questo caso ho anticipato solo un’ora – spiega – alle volte inizio anche qualche giorno prima informandomi un po’ su tutto: il profilo della missione, cosa faranno gli astronauti, tutto sulle cose tecniche».

Artemis II serve per testare strumenti, procedure e manovre che poi verranno utilizzate nelle missioni future. Composta da quattro astronauti con a capo Reid Wiseman, è la prima con equipaggio di questo programma spaziale e ha avuto una durata di circa dieci giorni. Il veicolo spaziale è Orion, in funzione dal 2014, a bordo del vettore SLS –  Space Launch System –  il più potente al mondo attualmente in funzione.

Un aspetto interessante a cui dà particolare attenzione Alessandro, che è anche un appassionato di osservazione del cielo notturno, è «guardare anche se effettivamente il razzo passerà sopra l’Italia, perché a volte sono visibili. In questo caso non ho trovato informazioni e c’era comunque nuvoloso». Racconta alcune osservazioni fatte in passato: «La stazione spaziale (ISS) varie volte, poi ci sono oggetti permanenti che si vedono come il telescopio spaziale Hubble. Ma anche i satelliti StarLink. E poi credo di essere riuscito a vedere anche la capsula CrewDragon di SpaceX nel suo primo lancio inaugurale verso la ISS», avvenuto nel 2020.

Quando gli dico di aver seguito la diretta dal canale YouTube di Adrian Fartade – che insieme a Luca Perri sono i più conosciuti divulgatori scientifici che trattano di spazio e astronomia – ammette anche lui di averli guardati in passato, «ma ora mi piace immergermi completamente e sentire cosa dicono dal centro di controllo, le voci degli astronauti e le verifiche che fanno», quindi ultimamente preferisce le live sui canali delle agenzie coinvolte. Anche se, e questa è la criticità della diretta secondo Alessandro, «le riprese sono state veramente imbarazzanti. E non all’altezza di una missione di questo calibro»: ben lontane dalle inquadrature spettacolari e i parametri di volo a schermo che offre la SpaceX durante i loro lanci, tutti elementi molto importanti per gli appassionati.

Limiti tecnici a parte, Alessandro ha seguito tutte le fasi principali della missione «fino a quando si è interrotto il commentry che è continuato praticamente sempre, quindi: arrivo in orbita, distacco del primo stadio, le due accensioni del secondo stadio per circolarizzare l’orbita e, infine, il distacco del secondo stadio». In totale: un’ora circa.

Durante la chiacchierata vengo a conoscenza di alcune curiosità non solo per appassionati del settore «è chiamata Artemis (Artemide) perché è legata alla mitologia greca: è la dea della luna, sorella gemella di Apollo, nome battezzato per le prime missioni che ci hanno portato sul nostro satellite» spiega Alessandro. «Anche perché con Artemis II è stata la prima volta che una donna partecipa a una missione verso la Luna», riferendosi all’astronauta statunitense Cristina Koch. Ci sono molti primati che riguardano questa missione: erano presenti anche il primo astronauta canadese Jeremy Hansen e il primo astronauta afroamericano Victor Glover, oltre a battere un ulteriore record: sorvolare la zona più lontana dalla Terra mai raggiunto da un equipaggio.

Alessandro sottolinea poi come il programma spaziale Artemis sia stato sviluppato con la cooperazione di moltissime agenzie spaziali, un clima ben lontano dalla corsa allo spazio del programma Apollo: un primato da aggiungere ai precedenti per missioni di questa dimensione.  «L’agenzia spaziale europea (ESA) ha collaborato per il modulo di servizio, ma anche l’agenzia spaziale italiana è stata coinvolta in prima persona», mi racconta Alessandro. Inoltre, gli astronauti italiani Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, insieme ad altri tedeschi e francesi, hanno buone possibilità di scendere sul suolo lunare nei prossimi anni grazie alla stretta collaborazione tra ESA e NASA.

Lo streaming della partenza è stato solo il primo momento notevole, infatti la missione è durata circa dieci giorni con altri due momenti che hanno attirato l’attenzione di decine di migliaia di appassionati: l’arrivo nell’orbita lunare avvenuto il 6 aprile, dove la navicella Orion ha effettuato un giro completo attorno al satellite e il suo ritorno sulla Terra con lo splashdown la mattina dell’11 aprile.

(1) In senso orario da sinistra, Christina Koch,  Jeremy Hansen, Reid Wiseman e Victor Glover  (2) Il lato oscuro della Luna immortalato in nuove foto (3) Uno dei momenti più salienti del flyby: l’eclissi solare vissuta nello spazio (4) L’ammaraggio della capsula Orion al rientro della missione / crediti NASA (1), (2), (3) e Bill Ingalls (4)

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