• Logo del Foundation Year dell’Università di Parma

Ogni anno un gran numero di studenti internazionali arrivano a Parma: universitari europei per uno o due semestri in Erasmus, ma anche altri studenti e dottorandi, ricercatori e visiting scholars europei ed extraeuropei. Alcuni arrivano tramite progetti più ampi e ambiziosi come i corridoi umanitari attivi, che anche il nostro ateneo utilizza.

Un’iniziativa che si inserisce in questo ecosistema, in un certo senso precedendolo, è il Foundation Year: un corso annuale rivolto a studenti internazionali propedeutico all’iscrizione in università italiane ed europee.

«La richiesta è altissima perché è un programma che serve agli studenti stranieri per ottenere il dodicesimo anno di scolarità, in molti paesi arrivano a undici» spiega Laura Bologna, collaboratrice ed esperta linguista al Foundation Year. Infatti, per iscriversi a qualsiasi università italiana, ma anche più in generale europea, serve aver concluso un ciclo di istruzione di dodici anni – elementari, medie e superiori.

Laura Bologna e Giulia Costa lavorano al progetto rispettivamente dal 2022 e 2023, ma conoscono questa realtà da prima, infatti hanno svolto il tirocinio durante i loro studi proprio qui a Parma al FY. Il programma ha inizio nel 2019 e si ferma quasi subito a causa della pandemia, «poi abbiamo ripreso nel 2021/2022 con una settantina di studenti e siamo andati verso la crescita enorme del programma con 120/140 studenti», racconta Bologna.

È possibile frequentare il Foundation Year, dalla durata di 10 o 11 mesi, sia in italiano che inglese, in modo da consentire di continuare gli studi non solo con corsi di laurea in italiano. Quest’anno le iscrizioni si sono aperte il 12 gennaio e si sono chiuse tre giorni dopo, avendo riempito i 150 posti massimi disponibili, ma le candidature sono arrivate a oltre 450. I Paesi di provenienza sono molti: Egitto, Siria, Turchia, Kazakistan, Myanmar, Russia, Ucraina, e in misura minore anche alcuni Stati dell’America Latina e dell’Africa.

«Arrivano qui per farsi un futuro, data anche la situazione politica che c’è in molti paesi» spiega Bologna. Gli studenti arrivano a Parma con obiettivi diversi: alcuni arrivano al FY con l’intenzione di spostarsi in altre città per proseguire con la laurea triennale in ambiti e istituzioni che non sono presenti a Parma, come le accademie di moda, altri aspettano di conoscere meglio la realtà di Parma e della nostra università per decidere se rimanere.

L’aumento costante delle iscrizioni, che moltiplicano le comunità di alcuni di Paesi in particolare, si spiega per il modo in cui gli studenti vengono a conoscenza del corso «per passaparola, principalmente».  Molti nuovi iscritti sono infatti amici di ex studenti, ma anche tramite social media e agenzie di internazionalizzazione, notano le docenti.

È attivo anche il Foundation Year Community Hub, un gruppo composto da studenti ed ex studenti che punta a offrire un punto di riferimento all’interno dell’iniziativa: un ambiente di incontro, molto attivo sui social, utile anche per destreggiarsi nella burocrazia e per consigli sulla vita universitaria e culturale di Parma.

Da qualche anno una cinquantina di studenti è birmana, questo non è un caso considerando il legame che Parma intrattiene con il paese, inevitabilmente logorato dopo il colpo di stato militare del 2021. L’Università di Parma, tramite il Dipartimento di Medicina e Chirurgia, e successivamente il Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, aveva stretto collaborazioni con l’Università di Yangon e con numerose altre realtà del mondo universitario, della sanità pubblica e privata, delle ONG, e più in generale ci sono state e continuano a fiorire numerose iniziative in città grazie, in particolare, alle iniziative dell’ex senatrice Albertina Soliani con l’Associazione per l’amicizia Italia-Birmania Giuseppe Malpeli.

Tag