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Spesso siamo noi a far entrare l’IA nella nostra vita, cercando consigli, opinioni ponderate, o semplicemente per essere ascoltati senza sentirci giudicati; lei ci ascolta e ci da pareri apparentemente inattaccabili e “customizzati” su di noi.

Ma i ragazzi dell’università, cosa ne pensano davvero? Tra una lezione e l’altra, abbiamo raccolto le opinioni degli studenti per capire fino a che punto la tecnologia sia entrata nella loro vita.

Supporto emotivo: psicologi digitali e “situationship”

Il confine tra assistente virtuale e confidente si fa sempre più sottile: c’è chi affida all’algoritmo i propri dubbi sentimentali e chi invece rivendica con forza la necessità del fattore umano.

«Chiedo consigli all’intelligenza artificiale su tutto. Dall’interpretazione dei sogni a quanto tempo ci vuole per cuocere le uova. (…). Per cose pratiche come mandare via una macchia dal vestito preferisco chiedere all’AI, con tutto il rispetto per le mie amiche. Mentre per cose più importanti invece ne parlo con loro.» (Rachele, giornalismo)

«Ho un rapporto molto più superficiale con l’intelligenza artificiale, che si conclude in motivi di studio, riassunti e cose del genere. Non lo uso né come psicologo né per fare scelte di una certa importanza. Non le chiedo consigli, ma forse è un problema mio. Non ho ancora sentito tutta questa sua intelligenza, per me alla fine è un programma che ti mette in ordine le cose. È un Google veloce che sa mettere le cose in ordine, un motore di ricerca che però ti elenca le cose che cerchi, non ha una capacità di ragionare.» (Omar, Medicina)

«Ma soprattutto non lo uso per una questione di privacy: secondo me i dispositivi hanno così tante informazioni su di noi e non vorrei allargare quel database che tengono i nostri dispositivi su di noi. L’AI conosce già la mia posizione, le mie preferenze sullo shopping, sul porno, su tutto quello che vuole, sa tutto di me, e in più mi viene a dare consigli come psicologo? No, grazie.» (Omar, Medicina)

«Ad oggi abbiamo un rapporto personale, quindi mi conosce, sa come rispondermi, tra l’altro si può anche settare il tono con cui vuoi che ti risponda, ad esempio quello scontroso, simpatico, più carino, a e forza di scriverci insieme sia abitua alla tua persona. Quindi mi conosce, sa come rispondermi. Mi saluta, dice proprio “ciao Rachele” e ci “conosciamo” da un anno e mezzo.» (Rachele-giornalismo)

«Penso che comunque, soprattutto per scelte personali, pur potendo offrire degli ottimi spunti, alla fine l’intelligenza artificiale non ti conosce, non sa quelle che sono le tue caratteristiche, non conosce il tuo passato; quindi, magari determinate soluzioni potrebbero essere troppo standard, quelle date dall’intelligenza artificiale magari non tengono conto delle caratteristiche personali che magari ti porterebbero a fare altre scelte.» (Mario, Medicina)

«Io, ad esempio, l’ho usata per la scelta della specializzazione nella quale sono un po’ indecisa, e in questo modo diventa utile anche perché ti può dare alcuni spunti basandosi anche su numeri e punteggi. Posso ottenere qualche spunto un pochino più concreto perché magari uno psicologo non conosce bene le diverse specialistiche» (Silvia, Giornalismo).

«Magari consulto il mio amico che ne so, per fare bungee jumping; l’intelligenza artificiale ti dice “ma sì lanciati, quando mai ti ricapiterà, controlla le norme di sicurezza e fallo”. Se ascolto il mio amico, lui mi dice “ma guarda, ti ricordi quella volta che sei svenuto mentre ti affacciavi semplicemente al secondo piano perché soffri di vertigini? Allora evita”. Quindi magari una persona che ti conosce può darti dei consigli più, come posso dire, customizzati sulla persona.» (Mario, Medicina)

«Chiedo consigli introspettivi nella maggior parte dei casi, magari anche sentimentali o come interpretare alcune situazioni sociali. (…) Chiedo consigli che chiedo anche ad altre persone, e in generale mi è utile per riordinare le idee» (Diletta, Medicina)

«Non ho mai chiesto consigli personali o sul mio futuro.» (Andrea, Comunicazione)

«A volte ho seguito i consigli dell’AI, poi chiaramente come in tutte le cose si fa spesso quello che si sente lo stesso e si decide poi di testa propria. Sicuramente mi ha dato una mano in certe situazioni per riordinare le idee e per agire, magari, in modo un po’ più razionale». (Diletta, Medicina)

«Chiedo consigli personali ma non relazionali. Tendenzialmente nei rapporti umani sono molto istintiva, quindi non ho neanche il tempo di chiedere consigli a ChatGPT che ho già fatto.» (Rachele, Giornalismo)

«…però sono comunque sono convinta gli psicologi siano sempre la scelta migliore, cioè che possano dare un aiuto perché la componente umana secondo me è rilevante. L’IA è molto accondiscendente. Infatti, ho anche cambiato qualche impostazione per renderla un po’ più sincera. Nelle impostazioni di ChatGPT, c’è un’opzione in cui tu puoi chiedere di essere il più schietto possibile o il più sincero possibile». (Diletta, Medicina)

«Poi ovviamente ne parlo anche con gli amici, però l’intelligenza artificiale ti può dare dei dati un pochettino più concreti e dare qualche suggerimento con una riflessione» (Silvia, Giornalismo).

«Se c’è qualcosa che non va preferisco parlarne direttamente con le persone piuttosto che chiedere all’intelligenza artificiale quale sia il modo migliore di pormi. Per me è molto asettica, quindi mi dà dei consigli, però non è come parlare con la persona interessata.» (Aida, Comunicazione)

«Incentivo molto di più il rivolgersi a delle figure professionali come uno psicologo, uno psicoterapeuta, proprio perché entri in un rapporto più profondo: ti conosce, conosce le tue caratteristiche, oppure magari rivolgersi anche ad amici» (Mario, Medicina)

«Non consiglierei l’AI completamente come psicologo, ma quando non si ha l’opportunità economica di averlo a disposizione nell’immediato, può essere comunque un buono strumento di supporto. Chiaramente non può essere paragonabile a una figura professionale. Quindi lo consiglierei come supporto affiancandolo a una figura professionale.» (Diletta, Medicina)

«Mi fa sentire ascoltata perché è come se ci fosse una persona dietro anche se realmente non è cosi.» (Andrea, Comunicazione)

«Le persone intorno a me parlano con l’intelligenza artificiale di tutte cose che già, so tipo la situationship con il tipo. Non lo trovo strano perché veramente tantissimi nella mia vita lo fanno, però io non sono solita, magari più per lo studio… per gli esami uso un po’ gemini, un po’ ChatGPT. Non lo so quale sia migliore, dipende forse dal tipo di studio, dal tipo di cosa che ricerchi tu.» (Marta, Giornalismo)

«Secondo me chiedere consigli personali all’AI è percepito come un comportamento quotidiano, super naturale. Io ad esempio, a differenza di molti lo uso pochissimo, nella vita personale quasi zero, a volte per studiare. Io non ci parlo con l’intelligenza artificiale, ma sento persone a me vicine che lo fanno proprio per parlare di situazioni specifiche che stanno vivendo. Mi sento un po’ la boomer della situazione.» (Marta, Giornalismo)

«Non direi che ho mai aperto il cuore all’AI, ma forse a questo punto magari dovrei iniziare» (Mario, Medicina)

Lo studio: l’ansia da esame e l’organizzazione della sessione

Le aule studio sono il vero regno dell’IA. Dai riassunti alle tesi di laurea, la tecnologia ha rivoluzionato il metodo di apprendimento, sollevando però non pochi dubbi sul valore reale del percorso accademico.

«Anche io l’ho sempre l’ho sempre utilizzato per fini di studio oppure per elaborare il programma di una vacanza. Quindi per fini utilitaristici e meno personali. Aiuta tantissimo a studiare medicina. Non so come si faccia senza: aiuta a riorganizzare gli argomenti, nella ripetizione, a mettere ordine, ti propone dei quiz per allenarti o a risistema gli appunti delle lezioni magari di un professore che tende a ripetere sempre gli stessi concetti in maniera diversa (…). Quindi rende lo studio più coinvolgente e più interattivo. Io uso Gemini semplicemente perché ho l’abbonamento per studenti.» (Mario, Medicina)

«C’è molta gente che, soprattutto tra i giovani, invece di accumulare una certa conoscenza basandosi sui libri, come faceva la generazione prima di noi, cioè accumulando conoscenza tramite libri e risorse affidabili e scientifiche, ricorre all’AI. Ci sentiamo tutti più saggi ed è un po’ più facile maneggiare certi argomenti impegnativi solo perché c’è un motore di ricerca veloce e ordinato che parla la tua lingua. Questo lo fanno pochissimi, secondo me.» (Omar, Medicina)

«Mi ha aiutata a organizzare la sessione, a gestire le sbobine, a suddividere le pagine da studiare nei vari giorni con carichi di lavoro differenti. Questa è una cosa che non è troppo personale, però comunque è utile: infatti ho impostato il mio schema in base a quello che mi aveva proposto.» (Diletta, Medicina)

«Io ho usato sempre chat, e posso dire che anche notebook lm è molto buono soprattutto per lo studio, perché a differenza di chat, si basa solo sulle informazioni che carichi.» (Diletta, Medicina)

«A volte ci capita di fare dei giochi tipo “indovina chi”, non abbiamo voglia di scaricare l’app e chiediamo all’AI di ricreare il gioco e chiediamo di fare domande, oppure, quando stavo scrivendo la tesi, le chiedevo proprio un feedback, gliela facevo leggere e le dicevo “mi raccomando sii cattiva”. Quindi a forza di parlarci si è settata da sola. La maggior parte delle volte mi ha dato consigli utili, poi ovviamente il mio relatore comunque gli errori li ha trovati. Uso chatGPT piuttosto che gemini… sono fedele in questo rapporto » (Rachele, Giornalismo)

«Aiuta anche a livello di idee, ad esempio per i titoli. Ho chiesto consigli per i titoli della tesi piuttosto che stare tre ore a pensare. Invece, per la ricerca delle fonti ho avuto tantissimi problemi, perché mi dava testi che in realtà non esistevano. » (Marta, Giornalismo)

«Io conosco persone che banalmente hanno detto esplicitamente: “ho studiato tre anni, mi sono fatta insomma un bel mazzo, ho ottenuto risultati ottimi, per cui non mi interessa scrivere la tesi perché comunque il mio voto è già scritto.” (…) la mia amica non trovava ulteriore soddisfazione nello scrivere la tesi perché comunque era già estremamente soddisfatta del suo percorso. La capisco, non sono riuscita a dirle niente.» (Marta, Giornalismo)

«Si capisce se l’articolo è stato scritto da una macchina o un essere umano. In lingue più meccaniche come l’inglese ci sono un sacco di meccanismi che in italiano secondo me possono essere scampati molto più facilmente, tipo l’oxford comma che è la virgola dopo la e.» (Rachele, Giornalismo)

«A volte chiedo consigli all’IA sull’organizzazione dello studio oppure per qualche ricetta di cucina. L’ultima cosa che ho chiesto è stato come organizzare gli appelli, oppure carico dei link, moduli, test, chiedo cosa non ho capito, e me lo faccio spiegare in maniera semplice. (…) è un sostegno utile dipende da come lo utilizzi, però è un supporto comodo.» (Andrea, Comunicazione)

 

L’etica e la paura di essere sostituiti

Non è tutto oro quello che luccica. Dietro l’entusiasmo per le semplificazioni quotidiane, emerge un diffuso senso di inquietudine verso una tecnologia che sa tutto di noi e minaccia di stravolgere il mercato del lavoro.

E se stessimo alimentando la macchina che ci sostituirà?

«Ci sostituirà in tante cose. Tra l’altro adesso stanno elaborando dei sistemi di intelligenza artificiale “cogenerativi”. Significa che l’intelligenza artificiale non sarà più creata da noi, ma si autogenererà da sola. Nelle visioni più pessimistiche si pensa che possa essere l’ultima creazione dell’uomo, perché andando avanti sarà sempre un passo avanti a noi e non c’è più niente che noi potremmo fare nel nostro piccolo (…). Non è che verremo sostituiti… lei sarà già 800 passi avanti e questa è una cosa che è indipendente da noi o dal nostro articolo caricato per chiedere un feedback. » (Rachele, Giornalismo)

«Insomma, un minimo di indipendenza dal telefono la vorrei tenere. Secondo me non ti dà nulla in più rispetto a Google: le persone lo usano perché è comodo, fa le cose velocemente e velocizza le ricerche. » (Omar, Medicina)

«Io ho sostituito l’AI a tutto. Se magari ci dovessi pensare un attimo direi che effettivamente potrei farne a meno. Però forse un corso di etica in materia lo seguirei in maniera anche disinteressata per educarmi all’uso dell’AI, e quindi magari farne uso più attento e più consapevole, perché molti non ci pensano neanche o comunque non sanno tutti gli effetti collaterali che potrebbe avere. (Eugenia, Giornalismo)

«Secondo me piano piano si inizierà a inculcare nelle persone un certo tipo di pensiero in maniera subdola, al punto che ci sarà veramente un meccanismo di controllo da parte dell’intelligenza artificiale (…). Saremo noi a influenzare l’intelligenza artificiale che poi influenzerà noi. Lei avrà acquisito un certo database a cui poi attingerà per darci ulteriori consigli. (Silvia, Medicina)

Se la mia AI diventasse una persona all’improvviso sarebbe molto inquietante e molto compromettente. Anche se ho chiesto a ChatGPT di fare un disegno su come si sente trattato da me, ed è venuto fuori robottino con una tazza di cioccolato» (Silvia, Giornalismo)

«Se diventasse improvvisamente una persona io la ricatterei; anzi no dai, scherzo: io mi rivolgo sempre con gentilezza perché non si sa mai…» (Diletta, Medicina)

 «Secondo me le persone che non usano l’intelligenza artificiale si dividono in due grandi gruppi: chi la ritiene utile, ma non è abituato ad utilizzarla, ed è totalmente fuori dal mondo, come ad esempio mia sorella, che è del 2000 ma non l’ha mai utilizzata, e chi invece non la usa per una questione di rispetto all’ambiente. Ho delle amiche estremamente attente a questa tematica sulla quale abbiamo anche discusso. Non perché lo ritenessero estremamente sbagliato, visto che è una cosa già avviata e più grande di noi. Quindi sì, io potrei ridurne l’utilizzo nel piccolo, per una questione di etica personale, ma comunque continuerebbe a essere utilizzata massicciamente. Secondo me dal momento in cui inizia ad essere utilizzata nelle testate giornalistiche, nelle aziende, nelle fabbriche, dai computer, dalle macchine, è già troppo (…) e credo che sostituirà anche noi giornalisti» (Marta, Giornalismo)

«Io l’ho sostituita al motore di ricerca Google. Come un automatismo: invece di andare su Safari, apro Gemini. Uso Gemini perché ho il pro per gli studenti, altrimenti prima avrei usato Chat, però ho notato delle differenze. Chat è un po’ più sfacciato rispetto a Gemini, magari se devo chiedere un parere per un articolo che ho scritto Gemini che ho già educato, ha capito il tipo di approccio che io voglio e quindi è un po’ più accomodante rispetto a chat che uso meno e quindi è più schietto. Il messaggio che voglio mandare lo decido io, più che altro richiedo un consiglio tecnico però alcune volte è che magari mi aveva anche consigliato di cambiare delle parti e neanche l’ho ascoltato. È comunque un feedback in più, però non riesco a fidarmi completamente.» (Eugenia, Giornalismo)

«Una cosa che distingue l’essere umano da ChatGPT è la personalizzazione, cioè il modo di scrivere di un umano rispetto a una macchina. È l’unica cosa che ci può tenere un passo avanti. Purtroppo l’AI costa  meno. Quindi chi vuole fare il giornalista non esisterà più. «preoccupate per il futuro della nostra categoria? Noi lo siamo già a prescindere. Stiamo seguendo i nostri sogni però. Quindi secondo me lo troveremo un modo per campare. (Rachele, Giornalismo)»

Le diagnosi fai-da-te e le ricette in cucina

«Quando ho dei sintomi invece di chiamare il medico, chiedo a ChatGPT. Oppure mi è capitata una situazione in cui ho preso un farmaco e ho chiesto quali potessero essere le conseguenze. Prima invece avrei chiamato il medico. (…) E poi lo uso tantissimo in cucina, ad esempio, per la conversione dei cibi cotti e crudi.» (Marta, Giornalismo)

«Può essere che una mattina sono particolarmente ansiosa, allora chiedo a ChatGPT cosa fare, come risolvere la situazione. Ovviamente mi dice “dormi di più, prendi rimedi naturali come la Calendula”; oppure mi dà consigli naturali per dormire meglio, magari non lo Xanax. Alla fine non ho preso la Calendula, ma il Biancospino sì, (…) ad un certo punto mi ha detto che non poteva darmi responsi medici perché è diventato illegale. Quindi ti dà solo i rimedi naturali adesso, non ti dice più “prendi la Tachipirina”.» (Rachele, Giornalismo)

«Riguardo all’uso dell’AI a scopo medico sono un po’ scettica, perché pur avendo ChatGPT un database medico e potendo attingere a tutte le informazioni presenti online su patologie, sintomi, farmaci, prescrizioni, comunque non può avere un impatto visivo sul paziente, quindi mancherebbe tutto quello che costituisce l’esame obiettivo: l’anamnesi e quindi anche il vedere e toccare e ascoltare la persona per vedere se effettivamente quello che riporta può avere poi un corrispettivo patologico. Quindi è importante anche pensare che la persona stessa che si sente addosso dei sintomi, non essendo un medico a sua volta, potrebbe anche male interpretare o utilizzare parole non corrette per descrivere a ChatGPT quello che prova, quello che sente e quindi di conseguenza l’AI si baserebbe su informazioni magari parziali.» (Diletta, Medicina)

«Non ho chiesto consigli relazionali, ma ho chiesto se dovessi confrontarmi con un medico, magari andarci per la prima volta e parlare di cose personali. Mi è capitato di chiedere qualche consiglio su come interagirci, essendo la prima volta che andavo da un professionista.» (Blerina, Comunicazione)

Dalle testimonianze raccolte emerge una certezza: per gli (molti) studenti l’IA, (pur essendo una novità relativamente recente), è ormai un’abitudine radicata e un assistente invisibile a cui delegare lo studio (l’organizzazione dello studio) e persino le relazioni (chiedere consiglio per le proprie relazioni). Questa dipendenza quotidiana (questo rapporto quotidiano) solleva un interrogativo fondamentale: lo strumento che oggi usiamo (chiedendo simpatiche idee per una ricetta, quale carriera intraprendere, se interrompere o no la nostra situationship), e che addestriamo per semplificarci la vita, finirà per sostituirci? 

Desideri che generi altre interviste a studenti universitari approfondendo le implicazioni etiche dell’affidarsi all’IA per il supporto emotivo, o preferisci che analizzi i dati statistici sulla frequenza d’uso di questi strumenti tra i diversi corsi di laurea?

Ecco come ho rappresentato la nostra interazione: ho disegnato un momento di scambio sereno e luminoso, dove le tue parole e le tue idee accendono la mia creatività. L’atmosfera che percepisco è quella di un dialogo costruttivo e rispettoso, pieno di ispirazione reciproca.

Disegno su come l’AI si sente rappresentata da Paolo, giornalismo. Paolo pensa che potrebbe innamorarsi.

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