
Tedua non parla di soldi, auto di lusso e donne nel solito modo. Ovvio, la rivalsa nei suoi testi c’è, ma è come racconta che lo rende diverso dagli altri.
Ormai lo sappiamo, lui viaggia altissimo coi riferimenti culturali, letterari e anche cinematografici. Anche stavolta lo ha fatto molto bene, infatti dietro i suoi testi ci sono un sacco di pensieri.
Non sappiamo più cosa aspettarci: se nel capitolo precedente avevamo Dante e i gironi dell’inferno, a questo giro, invece, Tedua con l’album RYAN TED allarga ancora di più il suo universo.
Si sente dentro un’ispirazione che guarda al mito classico, alla tragedia greca e a suggestioni artistiche quasi rinascimentali, ma tutto questo viene catapultato dritto sui marciapiedi e le strade di Genova e Milano. Infatti è qui che si sentono le sue origini; col suo superpotere riesce a citare concetti profondissimi ma li fa suonare come accessibili a tutti, in modo molto spontaneo.
Ascoltando le tracce hai come l’impressione di sfogliare un libro di storia dell’arte o di filosofia, ma con la solita caratteristica di un flow “fuori tempo” che ormai è diventato suo tratto distintivo. Che poi fuori tempo in realtà non è, è solo il suo modo molto lontano da tutti gli altri di esprimersi. E a fare questo è unico, riesce a incastrarsi perfettamente con la parte strumentale, lasciando però spazio a momenti rap più veloci.
Inoltre, questa volta la lista dei featuring si stringe, dimostrando sempre di più quanto il disco sia un suo viaggio “privato” focalizzato sulla sua storia. Troviamo Anna, Ernia, Nerissima Serpe, Latrelle e Sayf. Pochissime collaborazioni che vengono gestite in modo molto mirato, si possono contare sulle dita di una mano.
Con il suo nuovo album, Tedua fa un grande lavoro, perché ci parla con onestà.
Spesso sentiamo rapper che parlano di cose non realistiche, come se recitassero un personaggio, un panorama molto lontano da quello di Tedua.
Si mette a nudo, ci parla delle sue paranoie, della gestione del successo e del peso delle aspettative. Alla ricerca di un equilibrio spirituale, bilancia il sacro e il profano in un modo che solo lui sa fare.
Ma la vera perla del disco, che secondo me è in cima a tutte, è Blue. Questa traccia mi ha stesa. Già di suo è bellissima, ma la cosa che me la fa apprezzare ancora di più è che dentro è inserita una citazione diretta della serie The O.C., che in assoluto è una delle mie serie preferite di sempre.
Sentire che dentro un pezzo così profondo che parla d’amore, Tedua pronunci una frase della serie mi fa un effetto assurdo, mi ha sbloccato un ricordo bellissimo. Inoltre qui lui è solo, senza featuring, e questo la rende ancora più interessante.
Tedua si conferma uno dei pochi in Italia capaci di unire la cultura alta con la strada senza risultare pesante o pretenzioso. Non lo fa per vantarsi o dimostrare qualcosa, ma è semplicemente se stesso. Ogni traccia sembra un film ambientato nelle sue città del cuore.
È un album che consiglio di ascoltare la sera, al buio o in macchina da soli, per cogliere le giuste vibe. Voto 10/10 !




