«Dare una nuova veste al “vecchio” balletto»: introduce così Valentina Bonelli, curatrice degli appuntamenti La danza dietro le quinte a Teatro Regio, il desiderio del coreografo serbo Leo Mujić per questa messa in scena di Cenerentola, balletto in tre atti con musica del compositore e direttore d’orchestra russo Sergej Prokofjev (1891-1953) e riproposto dall’Ensemble del Balletto del Teatro Nazionale Ivan Zajc di Fiume. Qualche ora prima che lo spettacolo andasse in scena, abbiamo potuto ascoltare la presentazione di Bonelli e del maître Daniele Romeo, seguita dalla dimostrazione di alcune scene da parte dei secondi ballerini Giorgio Otranto (il fattorino) e Isabelle Zabot (Cenerentola): prima con un riscaldamento con il supporto del maître, dove i passi si mimano soltanto, e poi con la musica, i due danzatori hanno raccontato l’approccio trai due personaggi e poi il secondo incontro, sul finale, tra i due innamorati.

La versione di Mujić vuole alternare di continuo il sogno alla realtà: lo spettacolo inizia con una danza felice e spensierata tra la protagonista e i genitori, atmosfera interrotta prima dall’arrivo delle nuove vicine, la matrigna e le sorellastre con le loro pose e risate deformi, seguite dal fattorino gentile che affascina la protagonista, e poi dall’improvviso malore della madre che le toglie la vita. Nella realtà struggente, Cenerentola si addormenta e inizia a sognare: in questo mondo parallelo il padre, ormai succube della matrigna, ha perso il senno e non riconosce più la figlia, che ora si ritrova con una scopa in mano e sotto il controllo delle sorellastre. Il sogno si apre con un’immagine esteticamente bilanciata e scenograficamente elaborata: sullo sfondo quattro ballerini, ossia il padre, la matrigna e le sorellastre in pose minacciose, mentre al centro la povera Cenerentola si muove rotolando per terra. Ciò che non smette mai di stupire è la capacità degli artisti di riuscire a raccontare la storia con movimenti, gesti e sguardi, senza mai usare parole. I personaggi che forse hanno la rappresentazione più curiosa e inaspettata sono le sorellastre: sghignazzano spesso e non ballano classicamente sulle punte. Al contrario, sono sgraziate: saltano, fanno rumore… tutto il contrario di quanto ci si aspetti da delle ballerine.

Il maître de ballet Daniele Romeo racconta che «l’obiettivo è stato quello di rendere più astratta e minimalista la scena rispetto all’opera originale di Prokofjev, per farla assomigliare a un balletto contemporaneo, accorciando anche la durata dello spettacolo a poco più d’un’ora per evitare che le persone si distraggano». Una modernizzazione della storia di Cenerentola che ha comunque mantenuto un’atmosfera sognante nei gesti e nei movimenti eleganti della protagonista a contrasto con quelli goffi e grotteschi delle sorellastre e della matrigna. Romeo spiega che il balletto segue lo stile neoclassico, con la presenza di molti elementi contemporanei: i danzatori portano ogni posa all’estremo, usano fino all’ultimo centimetro del corpo per dare tutta l’espressivitá possibile secondo la corrente di pensiero del coreografo statunitense William Forsythe. Come raccontano i secondi ballerini dopo la dimostrazione, interpretare lo stile di questo balletto è stato per loro una sfida nello spingere il corpo al limite, anche grazie all’ostinazione di Mujić, che non si accontenta facilmente. Non è uno stile delicato: richiede artisti sicuri di sé e che possano quindi rendere credibili i movimenti concisi e forti, necessari per l’energia travolgente del balletto.

Un altro elemento che ha aggiunto grande fascino è  l’uso dei diversi colori e tessuti per gli abiti. Più lucidi e accesi per le sorellastre e la matrigna, più opachi e tenui per Cenerentola nelle scene iniziali. Fino ad arrivare al suo abito per il ballo che riflette la luce, è più voluminoso e si abbina, ovviamente, alle celeberrime scarpette. Manuela Paladin Šabanović, responsabile dei costumi, ha fatto davvero un ottimo lavoro.

Trascinata dalle luci, dalle scenografie e dall’inconfondibile rumore delle scarpe a punta sul palco, la fiaba ha preso scena nel suo abito più scintillante.

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