• crediti Chiara Tringali

Ricordo ancora il giorno in cui il mio fidanzato mi ha portato a visitare la libreria Acqua Alta a Venezia, una delle librerie più particolari e affascinanti in cui mi sia mai capitato di mettere piede.

«Con questa sono sicuro che non sbaglio», mi ha detto, trascinandomi tra una calle dopo l’altra per raggiungere la libreria. E in effetti, conoscendomi bene – e conoscendo bene la mia ossessione per i libri e per tutto quello che li riguarda – non si sbagliava di certo.

La libreria era assolutamente splendida: in ogni angolo erano accatastati libri gli uni sugli altri, sistemati non solo sugli scaffali ma anche per terra in maniera un po’ disordinata, come non ti capita spesso di vedere nelle librerie più comuni. Erano lì, impilati gli uni sugli altri (come quando fai fatica a inserire il tuo ultimo imperdibile acquisto nella già satura libreria di casa strapiena di libri che non hai ancora nemmeno letto. Insomma, un vero sogno a occhi aperti per ogni lettore che si rispetti.

crediti Chiara Tringali

E nonostante l’infinita mole di libri da analizzare – sì, da perfetta matta avrei voluto leggere la trama di tutti – e la fila infinita di turisti, ero riuscita comunque a curiosare in giro per tutta la libreria in cerca di qualche gemma preziosa.

Ed è proprio su uno scaffale di un corridoio secondario, un po’ nascosto rispetto all’ingresso principale, che ho trovato il libro che ha dato un senso alle mie letture estive. Inizialmente attirata dal rosa del suo dorso – sì sorpresa, una donna a cui piace il rosa – leggendo il titolo mi sono resa subito conto del romanzo che avevo tra le mani. Il titolo non mi era affatto nuovo. Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin era già da tempo nella mia lista dei desideri, pazientemente in attesa che riuscissi a smaltire almeno una parte della pila di libri ancora da leggere a casa.

Ma dato il luogo e il momento irripetibile, quale occasione migliore per ignorare completamente i buoni propositi? Dopotutto, ho pensato, quando mi sarebbe ricapitato di tornare a comprare un libro in quella libreria così unica?  Ho deciso così di prenderlo – con annesso immancabile nuovo segnalibro assolutamente funzionale alla lettura, si intende. Dopo aver trascorso diversi mesi nella mia biblioteca, in paziente attesa del proprio turno, questa estate era arrivato decisamente il suo momento. Nonostante le premesse della trama non fossero quelle di una lettura estiva da leggere spensieratamente sotto l’ombrellone, la sinossi era ugualmente promettente.

crediti edizioni e/o

La protagonista di questa storia è Violette Toussaint, la custode del cimitero di Brancion-en-Chalon, un piccolo borgo medioevale nel cuore della Borgogna. Nonostante lo scenario del cimitero possa rappresentare per molti un luogo pervaso da morte e solitudine, per Violette invece diventerà il posto in cui riuscirà a costruire il suo piccolo mondo fatto di tante abitudini quotidiane, incontri e gesti di semplice gentilezza.

La sua casa infatti, proprio accanto al cimitero, diventa così un luogo di passaggio, di confidenze e di momenti di vera umanità per i visitatori che vogliono trovare una parola di conforto o anche soltanto il ristoro di una tazza di caffè appena preparata.  Perché contrariamente a quanto si è soliti pensare, tra quelle tombe non si parla soltanto di morte, ma soprattutto di vita.

Delle vite di chi non c’è più e di quelle di chi è rimasto. Di rimpianti, momenti felici e dolorosi, sogni realizzati e desideri mai avverati. E questo Violette lo sa bene. Lei stessa porta con sé un passato tutt’altro che semplice, fatto di delusioni, abbandoni e perdite che le hanno lasciato un vuoto incolmabile che pensava di non poter superare.

Eppure, sarà proprio tra le mura di quel cimitero di una piccola cittadina, ma anche grazie all’incontro inaspettato con il precedente custode, che Violette capirà l’importanza di ritornare a vivere un’esistenza degna di essere vissuta, conquistando così quella serenità che sembrava non sarebbe più potuta appartenerle.

Ed è proprio attraverso il racconto di questo passato, svelato in maniera graduale nel corso di tutto il racconto, che impariamo a conoscere davvero Violette e a comprendere la forza straordinaria dietro l’apparente semplicità del suo personaggio.

La scrittura è coinvolgente, capace di affrontare temi dolorosi senza rinunciare però a parole di speranza. I continui passaggi tra presente e passato nella narrazione ci mostrano verità che forse avremmo preferito non leggere, svelandoci lentamente la vita di Violette e mantenendo costante la curiosità nello scoprire fino in fondo i pensieri e le sensazioni che attraversa sia nei momenti più felici che in quelli più dolorosi.

Ed è forse proprio grazie a questa straordinaria capacità di emozionare del racconto che la storia di Violette sarà prossimamente pronta a conquistare anche il grande schermo. L’adattamento cinematografico di Cambiare l’acqua ai fiori sarà infatti presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026, prima dell’uscita nelle sale italiane prevista per gennaio 2027. Un’occasione per scoprire o riscoprire una storia che, a distanza di molti anni dalla pubblicazione, continua a commuovere.

Ma, al di là del suo successo internazionale, ciò che ha reso per me questo romanzo così significativo è il messaggio che custodisce. Che ricominciare non significa dimenticare. Che “andare avanti” non significa riuscire a lasciare indietro tutto quello che ci ha ferito, ma significa accogliere quel dolore, accettarlo e diventare consapevoli di ciò che si è vissuto, avendo cura di non lasciare indietro quello che siamo e che potremmo ancora essere.

crediti Chiara Tringali

Cambiare l’acqua ai fiori è stato per me una scoperta straordinaria. Persino il suo titolo, letto distrattamente tra tanti quel giorno in libreria a Venezia, nella sua apparente semplicità, racchiude un significato profondo. Cambiare l’acqua ai fiori è un gesto minuscolo, quotidiano, quasi insignificante. Eppure serve a mantenere in vita qualcosa più a lungo.

Ed è, in qualche modo, proprio ciò che fa Violette: dopo essere stata travolta da un dolore che sembra impossibile da accettare, ricomincia dalle cose più piccole, dalle più semplici.

Non può riportare indietro ciò che ha perso, né cancellare il dolore che porterà per sempre dentro di lei. Ma può ancora scegliere di prendersi cura di ciò che resta, di quello che è ancora vivo e che può ancora fiorire. A volte ricominciare significa proprio questo: trovare il coraggio di vivere, anche dopo aver creduto di non esserne più capaci.

crediti Chiara Tringali

Tag