Una musica allegra, voci che cantano e tante risate riempiono le strade di Parma. Spinto dalla curiosità, un signore si affaccia dal balcone e vede una folla colorata: volti sorridenti, bandiere, cartelli, persone che ballano, chiacchierano, si abbracciano. Quando alcuni partecipanti si accorgono di lui, iniziano a salutarlo. Lui ricambia, quasi sorpreso dalla vitalità di quel corteo che, per un pomeriggio, ha trasformato la città in uno spazio di festa e rivendicazione, dimostrando che il Pride è davvero in grado di essere inclusivo, anche verso coloro che non sono manifestanti.

Sabato 16 maggio si è tenuto il corteo del Parma PRide, partito da Piazzale Santa Croce e arrivato al Parco della Musica. Ad attendere i partecipanti gli stand delle associazioni che hanno collaborato all’organizzazione dell’evento – fra cui Un Arcobaleno per Parma, Arcigay Modena, Donne in Nero, W4W e Parma Green– e il palco che avrebbe accolto la serata e i suoi ospiti. Conduttrice d’eccellenza, la drag queen Ape Regina, che con ironia, voce e presenza scenica ha aperto gli interventi e gli spettacoli di Mrs. Mille, Fuskia Band e Walkmen DJ.

«È stato il primo Pride di tutta la mia vita quindi non avevo aspettative però mi è piaciuto tantissimo. Nonostante sia stato un po’ sobrio perché erano vietati i carri, ci riandrei assolutamente», ci racconta una studentessa dell’Università.

Il Parma PRide riunisce diverse associazioni in un Comitato Organizzatore con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulle principali rivendicazioni della comunità LGBTQIA+: il matrimonio egualitario, i diritti genitoriali, una legge contro l’omolesbobitransfobia e la tutela delle persone transgender. Quest’anno, sotto l’hashtag #resistereperesistere, il corteo ha portato in piazza richieste di riconoscimento, libertà di espressione e pari dignità per la comunità queer.

«Penso sia utile manifestare perché è uno degli strumenti che abbiamo come cittadini per esprimere le nostre opinioni e far sentire la nostra voce. Nonostante nell’immediato non si vedano gli effetti, si tratta di uno strumento potentissimo e molto forte. Credo che il Pride sia stra-utile per avere uno spazio dove almeno per quel momento, quel pomeriggio ognuno davvero si può sentire libero», ci dice una partecipante. Manifestare riflette anche il bisogno di esprimersi con la fisicità dei propri corpi, di esistere ed essere visti e riconosciuti all’interno della società. Una società che troppo spesso giudica la comunità queer e produce meccanismi di esclusione e discriminazione, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a manifestazioni di violenza e odio.

E continua: “Vorrei vedere al Pride più famiglie, anche se ne ho viste tante oggi quindi sono contentissima. Mi piacerebbe vedere un politico o un partito che non sia lì solo per visibilità ma che davvero difenda i diritti delle persone queer. In realtà vorrei vedere tutti. Vorrei vedere chiunque al Pride”. Il vero spirito della manifestazione è proprio quello di avvicinare i cittadini alle istanze della comunità queer aiutando a sensibilizzare l’opinione pubblica. Tutti sono i benvenuti: il Sindaco, Michele Guerra, le numerosissime famiglie con bambini, le persone di tutte le età e forse ancor di più i numerosissimi curiosi che guardavano, ora con occhi pieni di ammirazione, ora con perplessità il fiume di gente che attraversava via d’Azeglio.

“Credo che il Pride sia un momento in cui ognuno può sentirsi libero di essere chi vuole: è uno spazio anche non definito precisamente, dove ognuno può esprimersi come si vuole, vestirsi come si vuole e sentirsi libero”, sostiene un’altra ragazza presente. Per un giorno Parma è stata attraversata da musica, bandiere e corpi diversi, uniti dalla volontà di esserci e di farsi vedere. Non solo una festa, ma anche un atto pubblico di presenza: il tentativo di costruire una città più accogliente, in cui nessuno debba sentirsi escluso o invisibile.

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