
Nell’estate del 1969 abbiamo messo piede sulla Luna per la prima volta nella nostra storia. Questa primavera ci siamo tornati, ma non per una semplice passeggiata: questa volta, sul nostro satellite, ci vogliamo restare. A inizio mese è avvenuta la seconda missione NASA del programma Artemis, un progetto molto ambizioso diviso in più fasi e che prende il nome, non a caso, da Artemide, la sorella gemella di Apollo, la dea greca della Luna: dopo quasi 60 anni dal primo allunaggio, si vedrà infatti finalmente camminare sul nostro satellite la prima donna astronauta.
Non un semplice Apollo “2.0”: se questo progetto è stato figlio della Guerra Fredda, dove USA e URSS competevano per la corsa allo spazio, il programma Artemis è invece all’insegna della collaborazione internazionale. Il contributo dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) è stato infatti fondamentale nella realizzazione di uno dei due principali componenti progettati dalla NASA per Artemis II: la capsula Orion. L’Agenzia Europea è responsabile della costruzione dell’ESM, il modulo di servizio che fornisce energia, garantisce la propulsione e supporta i sistemi vitali della capsula che ha trasportato gli astronauti nello spazio.
L’altro elemento che la affianca e che ne ha permesso il lancio è stato lo SLS (Space Launch System) il razzo più potente mai costruito: è più piccolo del leggendario Saturn V, quello delle missioni Apollo, perché frutto di decenni di evoluzione tecnologica. L’SLS utilizza booster laterali (propulsori) “riciclati” da quelli adoperati per i lanci dello Space Shuttle, non più operativo dal 2011. Queste componenti riescono a generare una maggiore spinta fin da subito, a minori altezze.
Il programma prevede al momento quattro missioni. La prima, partita a novembre del 2022, è stata un lancio di prova senza personale, finalizzato al sorvolo della Luna per testare il razzo e i sistemi della navicella Orion, conclusosi con un successo. La seconda missione consiste invece in una ricognizione, ma questa volta con la presenza di un equipaggio composto da quattro membri e che tocca tre primati: Victor Glover è il primo afroamericano a partecipare a una missione lunare, seguito da Christina Koch, la prima donna, e Jeremy Hansen, il primo canadese; a chiudere il cerchio è l’americano Reid Wiseman.
Il loro viaggio ha previsto due orbite intorno alla Terra prima di dirigersi verso il nostro satellite. Una volta raggiunto, Orion ha effettuato un sorvolo nell’orbita lunare, durante il quale per la prima volta degli esseri umani hanno potuto osservare dal vivo il lato oscuro della Luna. Questo breve flyby (sorvolo ravvicinato) ha portato la navicella alla distanza record di 400.000 chilometri dalla Terra. Artemis si è poi diretta verso casa, dove è ammarata nel pacifico nella notte dell’ 11 aprile, concludendo con successo la missione. La terza sarà simile a quella a cui abbiamo assistito e partirà l’anno prossimo.
Sarà solo con Artemis IV che avverrà l’allunaggio nel polo sud lunare, zona di forte interesse scientifico e ancora inesplorata. Salvo rinvii, Il lancio è previsto nel 2028. Nel programma finale è prevista anche la costruzione (al momento sospesa) del Lunar Gateway, una stazione spaziale in orbita attorno al nostro satellite. L’obiettivo infatti non è solo costruire basi sulla superficie della Luna ma anche un avamposto in orbita per sostituire la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), che verrà dismessa entro la fine del decennio. Inoltre grazie alla partnership tra Nasa e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il 31 marzo è stato firmato un accordo che garantirà un posto a un astronauta italiano nelle future missioni del programma. Nei prossimi anni potremmo vedere il primo italiano portare il tricolore sulla superficie della Luna.
Artemis rappresenterà un cambiamento profondo nel modo in cui immaginiamo l’esplorazione spaziale: più inclusiva, più globale, più rappresentativa. E forse, tra qualche decennio, guarderemo queste missioni non come un traguardo, ma come il momento in cui il genere umano è diventato una specie interplanetaria. Un altro gigantesco balzo per l’umanità.
(1) In senso orario da sinistra, Christina Koch, Jeremy Hansen, Reid Wiseman e Victor Glover (2) Koch osserva la Terra durante le orbite terrestri (3) Il lato oscuro della Luna immortalato in nuove foto (4) Uno dei momenti più salienti del flyby: l’eclissi solare vissuta nello spazio / crediti NASA








