• foto fi Alice Turello

Ci vuole coraggio a lasciare la propria quotidianità e mettersi in gioco lontano da casa, anche solo per pochi mesi. Eppure è proprio fuori dalla comfort zone che spesso avvengono le crescite più significative. Alice Turello, studentessa di Comunicazione e Media Contemporanei per le Industrie Creative, ha scelto di trascorrere tre mesi a Praga per svolgere un tirocinio all’estero. Un’esperienza che non rappresenta solo un tassello accademico, ma una vera occasione di formazione professionale e personale. Alice incarna lo spirito di chi non si limita a “fare Erasmus”, ma decide di trasformarlo in un percorso concreto di crescita perché determinata a cogliere ogni opportunità.

Quando sei partita eri più entusiasta o più impaurita?

Io ero super entusiasta, anche perché avendo già fatto un’esperienza in Lapponia e avendo portato a casa una bella avventura, ero super felice. Anche perché, più che seguire un corso, come ho già fatto là e all’’università, devo proprio lavorare, insomma, fare cose più pratiche. Quindi ero molto felice.

E in cosa consiste il tuo tirocinio?

Mi occupo per la maggior parte del tempo della parte della comunicazione, appunto, dato che il mio indirizzo di studi. Quindi sono nel team di marketing e mi devo occupare dei social. Oltre a questo, ovviamente facciamo anche un po’ di accoglienza, perché l’azienda in cui sono si occupa di corsi Erasmus per insegnanti. Sono corsi che durano una settimana: il lunedì dobbiamo dare il benvenuto ai nuovi professori che arrivano e seguirli per tutta la settimana. Poi appunto, più che altro, mi occupo di sponsorizzare la nostra sede come meta scelta dai docenti, in modo che più persone possibili arrivino a partecipare ai corsi.

Qual è stata la prima impressione del luogo di lavoro? 

Gli uffici sono veramente molto belli perché si sono appena espansi. Quindi ora hanno preso questo spazio che ha diverse sale dove si fanno i corsi e le hanno appena arredate. Hanno creato diverse stanze, alcune con i divani, alcune con scrivanie e tavoli. E appunto è tutto nuovissimo. Hanno anche una stanza per la merenda, gli snack e il caffè. Quindi è un bell’ambiente, anche molto luminoso.

E con i colleghi ti trovi bene? 

Sì, sono veramente tutti molto ospitali. Non ho ancora conosciuto tutto il team, perché sono diversi educatori. Abbiamo incontrato soltanto i colleghi che si occupano dei corsi che si sono tenuti questa settimana, oppure che seguono la gestione dell’azienda. Abbiamo conosciuto ovviamente il nostro capo e la nostra responsabile, però sono tutti molto disponibili. La prima cosa che ci hanno chiesto è stata di esporre le nostre passioni e che cosa ci piacerebbe apprendere e fare, in modo da riuscire a metterle in linea con le nostre mansioni.

Tu cosa hai risposto quando ti hanno fatto questa domanda? Cosa ti piacerebbe apprendere? 

Essendo appassionata di comunicazione social, mi piacerebbe concentrarmi su quell’aspetto: come avviene una strategia di comunicazione per la promozione di un progetto, di un evento o dei loro corsi. Quindi anche come arrivare alle idee creative, come viene organizzato tutto il piano prima di cominciare ad agire.

Qual è stata la cosa più difficile dei primi giorni a Praga? 

In realtà, essendo abituata a viaggiare e orientarmi, ma soprattutto non essendo da sola ma con una mia amica, non ho riscontrato particolari difficoltà. Sicuramente l’inserimento in un nuovo ambiente di lavoro può risultare complesso, ma siamo state davvero fortunate a trovarci bene con i nuovi colleghi, che sono stati davvero disponibili. Abbiamo anche un tour guide che fa parte del team e quindi ci ha preparato un foglio con dei consigli, i posti da evitare, i posti da frequentare, quali sono le trappole per turisti e quali sono i posti in cui potremmo conoscere gli studenti della nostra età, apposta per aiutarci a muoverci in città. Quindi, devo dire che siamo state molto fortunate da questo punto di vista.

In che modo questa esperienza ti sta facendo uscire dalla tua comfort zone? 

Avendo a che fare con una cultura differente dalla nostra, perché comunque siamo in Centro Europa, abbiamo notato che i modi di agire delle persone sono un po’ più freddi. Preferiscono rimanere nella cerchia di amici che già hanno. Anche a livello di orari, vanno a pranzo alle undici e mezza, mentre noi siamo abituati a mangiare alle due. Bisogna un po’ capire come adattarsi: se cedere, diciamo, e accettare di andare a mangiare con loro per il networking, oppure se mantenere i nostri orari. Poi sicuramente il fatto di riuscire ad esprimersi bene e portare avanti le proprie idee in una lingua che non è la tua. Ti metti sicuramente alla prova, anche per il fatto che qui la maggior parte delle persone, nei negozi locali soprattutto, non parla inglese. Sono magari anche un po’ rudi perché partono in quarta e ti parlano in ceco, come se tu capissi quello che dicono.

Invece nella tua azienda parlano tutti inglese?

Nell’azienda sì, perché fortunatamente il nostro capo è italiano. Con lui riusciamo quindi a capirci al volo. Ora parla ceco, ma non benissimo, quindi ha assunto dei professionisti che riescono a comunicare sia in inglese che nella lingua del posto, per avere a che fare anche semplicemente con i corrieri. Se noi non ci fossimo, loro comunque in ufficio la maggior parte delle volte parlerebbero inglese.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe partire ma ha paura?

Io credo che, se non si è mai vissuta un’esperienza di questo tipo, può mettere un po’ in soggezione. Soprattutto se parti da solo, senza conoscere le persone con cui andrai ad affrontare quest’ avventura. Però è un’opportunità che potresti avere una sola volta nella vita. Quindi se si ha l’occasione di poter andare all’estero, aiutato anche dai fondi universitari, sarebbe proprio assurdo farsela scappare. Poi ti affezioni subito alle persone, al luogo. Dalla seconda settimana ti adatti, hai subito la tua routine. E in ogni città universitaria ci sono delle associazioni che organizzano eventi per studenti, quindi non bisogna avere paura di sentirsi o essere soli. Ad esempio, con ESN, che è un’associazione che organizza questi eventi per gli studenti, basta che ti iscrivi a qualche loro evento. Siamo tutti sulla stessa barca, un po’ come il primo giorno di università: ognuno va per conoscere nuove persone, farsi la propria cerchia e quindi alla fine è proprio difficile che tu rimanga da solo.

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