
Quando è stato annunciato il ritorno del Diavolo Veste Prada, l’attenzione del pubblico si è concentrata subito sui personaggi leggendari del film. Ma a quasi vent’anni dall’uscita del primo capitolo, ciò che risalta davvero è un’altra cosa: il modo in cui Anne Hathaway e Meryl Streep continuano a rappresentare due idee completamente diverse di star hollywoodiana, entrambe ancora attualissime.
Se Meryl Streep è sempre stata considerata un’icona del cinema americano, il percorso di Anne Hathaway è stato più complicato: per anni è stata una delle attrici più criticate di Hollywood. Veniva percepita come “troppo costruita e troppo controllata”, i meriti per il suo talento passavano in secondo piano e prevalevano i giudizi sulla sua persona. Nel 2010 dopo la sua vittoria agli Oscar con Les Misérables è nato addirittura il termine Hathahate, usato online per descrivere l’ondata di antipatia nei suoi confronti. Con il tempo invece la percezione è cambiata, l’attrice ha dimostrato una notevole versatilità interpretando generi diversi e personaggi distanti anni luce tra loro, pur sempre mantenendo credibilità. Forse è proprio per questo che Hathaway quest’anno è la protagonista di ben cinque uscite cinematografiche, molto diverse tra loro. Il 2026 si può definire come uno degli anni più intensi della sua carriera: da Il Diavolo Veste Prada 2 a Mother Mary, thriller musicale dove l’attrice interpreta una popstar immersa in un universo oscuro, entrambi ora nelle sale cinematografiche; successivamente la vedremo anche in The Odyssey, nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan. Tra i progetti più curiosi c’è anche Flowervale Street, thriller sci-fi diretto da David Robert Mitchell, e per finire Verity , tratto dal bestseller di Colleen Hoover, dove Hathaway interpreterà un personaggio ambiguo e inquietante accanto a Dakota Johnson e Josh Hartnett. Oggi Anne padroneggia la capacità di muoversi tra cinema commerciale e autoriale senza perdere la sua identità, facendo ricredere gli haters dei primi anni 2000.
Meryl Streep invece ha attraversato decenni di cinema diventando un simbolo di autorevolezza artistica. A quasi ottant’anni continua a essere il punto di riferimento con cui, prima o poi, ogni interprete americana viene inevitabilmente confrontata o inesorabilmente si confronta. Mentre molte attrici vengono piano piano messe da parte a Hollywood con l’avanzare dell’età, Meryl Streep è rimasta centrale: oltre al ritorno nei panni di Miranda Priestly, doppierà Queen Butterfly nel nuovo film Pixar Hoppers e sarà protagonista del biopic dedicato a Joni Mitchell diretto da Cameron Crowe; confermata anche la sua partecipazione alla serie Netflix tratta da Le correzioni di Jonathan Franzen, ribadendo positivamente come continui a muoversi tra cinema e streaming con una libertà che poche icone della sua generazione hanno avuto.
È forse proprio questo il motivo per cui il ritorno delle due star dopo così tanti anni genera ancora parecchia curiosità. Non solo per nostalgia, ma perché riporta insieme due attrici che incarnano modi molto diversi di stare sotto i riflettori. E, a distanza di quasi vent’anni, entrambe sembrano avere ancora molto da farci vedere.




