
A centinaia di chilometri dalle loro case, lontani per mesi, costretti a condividere spazi comuni ristretti. Potrebbe sembrare la descrizione di tanti studenti fuori sede, e in parte lo è. Solo che qui parliamo degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. In orbita a circa 500 chilometri dalla superficie terrestre, la ISS ospita in media sei o sette astronauti per volta, provenienti da tutto il mondo. Come in ogni convivenza, anche nello spazio valgono regole precise. E tra queste, il cibo gioca un ruolo fondamentale.
Anche per lo spazio esiste una versione del celebre “pacco da casa”. Gli astronauti ricevono alimenti selezionati, spesso legati alla loro cultura d’origine. Il cibo deve rispettare criteri molto precisi: essere leggero, sicuro e facile da consumare in assenza di gravità. Per questo si trovano soprattutto: cibi disidratati (pasta, zuppe e uova strapazzate) che vengono preparati aggiungendo acqua prima del consumo. L’assenza di liquidi ne facilita la conservazione e, soprattutto, li rende più leggeri, permettendo di trasportarne quantità maggiori in orbita. In aggiunta a questi si trovano i cibi termo-stabilizzati, simili a piatti pronti come carne, riso e verdure, che grazie a questo processo risultano sicuri e a lunga conservazione. La dieta include anche snack confezionati, come barrette, frutta secca e biscotti, oltre alle tortillas, preferite al pane perché non producono briciole. Completano il quadro le bevande in polvere, tra cui caffè, tè e succhi, che vengono reidratate al momento del consumo.
Tutto il cibo è racchiuso in buste ermetiche e sigillate. La pulizia è fondamentale e le briciole, che sulla Terra sono solo un fastidio, in assenza di gravità possono rappresentare un pericolo per l’attrezzatura a bordo. I vassoi dei pasti hanno velcro e magneti per fissarli ed evitare che fluttuino. A bassa gravità l’uso della cannuccia è necessario, i liquidi non stanno nel bicchiere e vanno consumati nei sacchetti che li contengono.
Ma come si cucina a bordo? Chi spera in una cucina spaziale resterà deluso. Sulla ISS non esistono fornelli né fiamme libere. I principali “metodi” sono la reidratazione aggiungendo acqua calda o fredda nelle buste del cibo. Oppure riscaldamento attraverso speciali fornetti per il cibo precedentemente cotto. Oltre a queste attenzioni si è osservato che nello spazio il senso del gusto si altera: i fluidi corporei tendono a spostarsi verso la testa, riducendo la percezione dei sapori. Proprio per questo si preferiscono i cibi speziati e saporiti. Ma il cibo non è solo nutrimento, ma svolge anche un ruolo psicologico soprattutto nelle missioni più lunghe. Non è raro che vengano portati alimenti simbolici del proprio Paese, piccoli “comfort food” capaci di migliorare il morale dell’equipaggio. Iconiche sono le immagini degli astronauti che preparano pizze o, più recentemente, la foto del barattolo di Nutella che fluttua nella capsula Orion durante la missione Artemis2.
Se il cibo è importante, l’acqua è vitale. Sulla ISS viene rifornita dalla Terra, ma soprattutto riciclata grazie a sistemi avanzati come l’ECLSS (Sistema di controllo ambientale e supporto vitale). Questo impianto recupera umidità, sudore e persino urina, sottoponendoli a filtrazione, distillazione e purificazione. Il risultato? Fino al 90% dell’acqua viene riutilizzato. Una soluzione estrema, ma necessaria: nello spazio non ci si può permettere sprechi.
Dalla tavola alla tecnologia, la vita sulla ISS dimostra quanto anche i gesti più quotidiani, come mangiare o bere, diventino una sfida quando si lascia la Terra. E, in fondo, anche nello spazio, gli astronauti restano un po’ come noi: fuori sede in cerca di un sapore di casa.




