
“Ok, sto male: e adesso?”
Non è solo il nome dell’incontro sulla salute mentale che si è tenuto durante Mi Prendo il Mondo, ma una domanda che in molti ci poniamo magari a fine giornata quando rientriamo a casa e restiamo soli con noi stessi, mentre intorno sembra che vada sempre tutto bene.
L’incontro ha avuto come obiettivo rompere il silenzio, normalizzare il disagio e offrire strumenti concreti per capire da dove partire quando si sta male, senza colpe né etichette. Si è parlato di depressione, rabbia repressa, solitudine e senso di smarrimento. Temi emersi dalle domande anonime scritte da alcuni giovani e raccolte nei giorni precedenti, alle quali alcuni esperti hanno cercato di dare risposta. In fondo, credo che ognuno di noi almeno una volta nella vita si sia sentito sotto stress. In base a ciò che stiamo affrontando viviamo stati d’animo diversi, perché ogni percorso è fatto di aspetti positivi e negativi. Io stessa spesso mi sono buttata giù, ho sempre avuto molte aspettative e quando sentivo di non rispettarle finivo per colpevolizzarmi, con addosso un forte senso di fallimento. Mi paragonavo agli altri come a dire: «Ecco vedi, lui/lei ce l’ha fatta, io invece sono rimasta indietro». Come se rimanere indietro fosse una colpa.
Mi capita spesso di scorrere i social e vedere video che raffigurano lo stato d’animo di tanti studenti durante il loro percorso di studi: senso di smarrimento, paura dell’ incognito, dell’incertezza. Una sorta di crisi silenziosa, invisibile per gli altri ma profondissima per noi stessi. È una fase di transizione che tutti attraversano ma pochi riconoscono, in cui ci si rende conto che la vita non segue un ordine perfetto. Al mio primo anno di università pensavo che una volta arrivata in prossimità della laurea sarebbe stato tutto chiaro e invece mi accorgo che sto ancora imparando e che nessuna strada è lineare. Proprio qui nasce l’ansia del confronto. Si inizia a sentire la pressione di “dover avere tutto pronto”. Ma la verità è che nessuno ha sempre tutto sotto controllo. Ci confrontiamo con noi stessi in modo brutale e per la prima volta ci si chiede: “Chi voglio essere veramente? Sto vivendo per me o per compiacere gli altri?” E queste domande creano un terremoto interno.
«Prendersi cura della propria salute mentale è un atto politico. L’Italia è stato il primo Paese al mondo a chiudere i manicomi, scelta che ha segnato un cambiamento radicale nel modo di guardare alla sofferenza psichica, riportandola dentro la società e non ai margini», ha sottolineato la psichiatra Germana Verdoliva.
Tra i relatori, uno degli interventi più intensi è stato quello di Claudio Domolato che oggi ricopre il ruolo di ESP (Esperto in Supporto tra Pari). Claudio ha raccontato la propria storia senza filtri, mostrando quanto il confine tra sofferenza e sopravvivenza possa essere sottile. «Ero un paziente schizofrenico, le voci le sentivo già dalla prima infanzia, pensavo fosse normale, mia madre era bipolare quando ancora si faceva l’elettroshock. Quelle voci mi hanno portato fino al quinto piano di un palazzo, convincendomi che l’unica soluzione fosse farla finita».Oggi Claudio ha 53 anni, è rappresentante di condominio, ha lavorato come parrucchiere nel mondo della moda e dopo un percorso di cura e formazione utilizza la propria esperienza per aiutare altre persone che attraversano lo stesso disagio.
L’ESP non è uno psicologo ma è qualcuno che c’è passato davvero e che proprio per questo può offrire un ascolto autentico e senza giudizio. Il suo racconto ha mostrato quanto il supporto tra pari possa essere uno strumento fondamentale per chi fatica a riconoscersi nei percorsi più tradizionali.
Proprio per questo è nata una linea telefonica gratuita, introdotta da Lara Lori, educatrice professionale in École: una realtà che lavora a stretto contatto con i centri giovanili organizzando incontri e momenti di confronto in un “ecosistema” in cui si creano percorsi di inclusione sociale, educativa e ambientale.
Questa linea d’ascolto sarà attiva tutti i giovedì dalle 14:30 alle 17:00 al seguente numero: 3928589821 e a rispondere saranno proprio gli ESP.
Uno spazio sicuro, accessibile a tutti dove poter dire di stare male senza sentirsi sbagliati.
Forse non esiste una risposta unica alla domanda “ok, sto male: e adesso?”. Ma di certo chiedere aiuto non è debolezza.




