Non siamo neanche a metà stagione, eppure l’autunno ha già cominciato a regalarci un sacco di idee creative. Tra queste l’Inktober è una vera coccola, un po’ come l’ennesimo rewatch di Gilmore Girls in questo periodo: ti avvolge, ti conforta e ha il profumo di un caffè caldo e di carta inchiostrata.

Ormai il mese autunnale per eccellenza è terminato… quale migliore occasione per tirarne un po’ le somme?

Ottobre: il tempo delle foglie che cadono, della zucca in tavola e del golfino senza il quale non si esce più di casa. Ma, per chi ama disegnare, in questo periodo arriva anche l’Inktober, la sfida creativa che ogni anno, puntualissima, coinvolge artisti e appassionati da tutto il mondo.

L’Inktober nasce nel 2009, quando l’illustratore statunitense Jake Parker decide di sfidare sé stesso e di mettere alla prova la sua capacità di inchiostrazione durante tutto il mese di ottobre. Così, un po’ come chi vuole imparare a correre, comincia a fare pratica ogni giorno. Parker, per rimanere fedele al suo impegno, decide di pubblicare i disegni, e da tutto il mondo le persone iniziano ad allenarsi con lui passo dopo passo o, per meglio dire, tratto dopo tratto. In pochi anni l’iniziativa è virale, un vero e proprio fenomeno globale che unisce disegnatori di ogni livello, di ogni stile, di ogni età.

Ma Parker non si ferma qui. Visto il successo e la diffusione, decide di dare una struttura alla sfida e introduce allora una lista di 31 parole, in modo che ogni giorno del mese abbia un tema ben preciso.

Ed è proprio qua che avviene la magia. Chi partecipa inizia a interpretare il tema: qualcuno con una spinta creativa veramente fenomenale,  qualcun altro ritrovandosi a seguire la penna ovunque essa voglia andare, un po’ come Elisa, conosciuta sui social come Treduesette, una giovane illustratrice che, parlando dei suoi temi preferiti, racconta: «[…] giorno 9 perché non ho seguito la parola-tema “Ram” (ariete) e mi sono lasciata distrarre da come il pennello scorreva sulla carta e nei commenti hanno provato a supportarmi trovando collegamenti tipo “no ma si vede che in realtà ci sono le corna dell’ariete negli spaghetti”».

Il risultato? Un mosaico di disegni che, pur partendo dallo stesso tema, racconta storie diverse, veri e propri viaggi nelle menti dei creatori. Perché l’Inktober non è soltanto un evento collettivo, ma anche un’esperienza profondamente personale, in cui ognuno trova il proprio modo di interpretare le parole e lasciarsi guidare dalla fantasia. Proprio per questo chi vi partecipa spesso sfrutta l’occasione per cercare un equilibrio tra la propria tecnica, le regole della sfida e la propria fantasia. Elisa, infatti, ci dice: «Partecipare per me è di grande valore. Sono tante le cose che si possono imparare quando ci si dà l’occasione di farlo: i paletti della tecnica, il tempo e la lista vanno aggiustati volta per volta. Io all’inizio usavo l’inchiostro ma non seguivo sempre la lista di parole. Quest’anno seguo la lista ma non mi precludo di mischiare qualche matita all’inchiostro». Perché in fondo l’Inktober non è solo seguire le regole e fare pratica, ma anche darsi l’occasione di esplorare nuove possibilità, nuovi mondi, nuove strade da percorrere. E il bello è che questo percorso non è mai uguale a sé stesso ma, anzi, può cambiare di anno in anno. Sempre Elisa ci parla della sua esperienza negli anni: «Per me Inktober significa tante cose. Il primo anno significava esplorare una tecnica nuova, non sempre facile ma di sicuro molto interessante; il secondo, tenere una costanza. Quest’anno, invece, significa riprendermi del tempo e dello spazio senza pensare troppo alla “visione di insieme”». E forse sta proprio qui l’intimo piacere del disegnare: il ritagliarsi un momento di pace nel proprio mondo lasciando tutto il resto fuori, concedendosi di viaggiare con la mente senza avere una meta precisa.

Insomma, ottobre è ormai arrivato a termine e con esso si è concluso anche l’Inktober 2026… Ma niente paura! L’appuntamento è già fissato al prossimo autunno!

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