
Questa estate sono stato in Olanda e in Croazia, quando ancora le rispettive squadre erano in gioco; poco prima che i match entrassero nella loro fase hunger games. E mi sono ricordato che ci sono posti, al mondo, in cui ancora si guardano i mondiali perché si partecipa ai mondiali.
Un’emozione strana. Aveva tutto perfettamente senso, ma è stato come camminare accanto al “fantasma del mondiale passato”.
Bandierine sparse per la città, entusiasmo generale, decorazioni festose, prodotti del supermercato di ogni tipo, anche quelli per l’igiene intima, colorati di arancione olandese o di rosso-bianco croato; argomenti di conversazione sempre pronti da tirare fuori a ogni occasione, a ogni silenzio imbarazzante.
Pronostici. Pronostici in continuazione. Amici che sostengono di essere in grado di prevedere il futuro, altri che sono tacciati di portare sfiga. E ovviamente, la formazione dei compagni scelti: chiedere “con chi guardi la partita?” sotto il mondiale è un po’ come dire: “cosa fai a capodanno? “ il 30 dicembre.
Tutto questo da noi non esiste più: da almeno dodici anni, cinque se si escludono gli europei durante il covid. Per un sacco di piccoli futuri dottorandi, “andiamo a Berlino” sarà solo il motto della loro fuga di cervelli.
A noi è rimasta la realtà, il caro vecchio telegiornale, la geopolitica quella vera. Questa estate, Trump, poco dopo aver scoperto cosa fosse un cartellino rosso, ha chiesto a Infantino di annullare un cartellino rosso. E lui l’ha fatto. Guardiamo al lato positivo : è stata la prima volta in cui Trump si è battuto contro all’espulsione di una persona nera. Chissà lo shock che deve aver provato quando ha scoperto che il calcio si gioca coi piedi e non con le mani. Ma se ci fosse stata Messico – Usa, cos’avrebbe fatto il coach? Avrebbe fatto costruire un muro davanti alla porta?
Ma se Infantino è un disonore, c’è ancora Ancelotti. E invece no, è stato eliminato anche lui. Colpa di Haaland. I norvegesi oltre che a essere ricchi e belli, adesso sono diventati anche bravi a calcio. Certa gente ha proprio tutto. E a noi niente.
Eppure, lo sport non ci mancherebbe. Abbiamo il tennis, il baseball, l’atletica leggera, il nuoto, la pallavolo, lo scii… ma il calcio ci manca. Ci manca tantissimo. Perché Il calcio, quello dei mondiali, lo guardi anche se non te ne fregasse niente; lo guardi perché lo guardano i tuoi amici, lo assorbi per osmosi mentre cammini per la città, vai al supermercato, compri la pizza surgelata con la bandiera della nazionale sulla scatola, abbracci i tizi accanto a te per un goal che in fondo non ti ha cambiato la vita.
La verità è che i mondiali sono una scusa per festeggiare, per avere qualcosa di cui parlare per un mese con chiunque, un Sanremo senza monologhi e con celebrità più tollerabili. Un’occasione per riscoprire vecchie faide, per tifare contro la Francia, per sperare che le nazioni più povere diano una lezione a quelle più ricche (chiaramente non alla nostra). Sono un modo per vedersi, uscire, fare cose, vedere gente. E una mega scusa per abbracciarsi davanti a un megaschermo.



