Siamo, in un certo senso, una specie interstellare. Infatti, dal 2012 la sonda Voyager 1 è ufficialmente uscita dalla bolla di influenza del Sole e, insieme alla sua gemella Voyager 2, continua ancora oggi il suo viaggio nello spazio interstellare.

Le due sonde della NASA lanciate nel 1977 a distanza di pochi mesi, avevano l’obiettivo di esplorare i pianeti del Sistema Solare esterno. Entrambe hanno visitato Giove e Saturno, scattando immagini senza precedenti e studiandone atmosfera, anelli e satelliti durante i sorvoli. Nel 1990, la Voyager 1 ha scattato la celebre immagine Pale Blue Dot, che mostra la Terra come un minuscolo e pallido puntino blu distante circa 6 miliardi di chilometri.

La sua gemella, invece, sfruttando un raro allineamento planetario ha proseguito il viaggio e visitato per la prima volta anche i giganti ghiacciati: Urano nel 1986 e Nettuno nel 1989. Ancora oggi, resta l’unica sonda ad aver esplorato tutti e quattro i pianeti giganti del Sistema Solare. Questi incontri ravvicinati hanno permesso scoperte fondamentali, come l’estrema inclinazione di Urano e i venti potentissimi di Nettuno. Dopo questi sorvoli, le sonde hanno continuato il loro viaggio a velocità straordinarie: circa 61.000 km/h per Voyager 1 e 54.000 km/h per Voyager 2, rendendole tra gli oggetti più veloci mai costruiti in fuga dal Sistema Solare. Nonostante ciò, solo nel 2012 e nel 2018 raggiungono lo spazio interstellare, dopo aver attraversato regioni di confine come la termination shock e l’eliopausa, dove il vento solare (flusso di particelle proveniente dal Sole) si indebolisce lasciando spazio a particelle provenienti da altre stelle.

Oggi si trovano a distanze impressionanti: circa 25 miliardi di chilometri per Voyager 1 e 20 miliardi per Voyager 2. Un segnale radio impiega quasi un giorno per raggiungerle, pur viaggiando alla velocità della luce.

A quasi 50 anni dal lancio, le sonde sono ancora operative grazie a un generatore a radioisotopi (una sorta di “batteria nucleare”), anche se la loro energia è in costante diminuzione. Negli ultimi anni, la NASA ha spento progressivamente diversi strumenti per prolungarne la vita operativa. Tuttavia, il loro destino è inevitabile: entro circa un decennio smetteranno definitivamente di funzionare, perdendo ogni contatto con la Terra.

Nel frattempo, proseguono il loro viaggio silenzioso nella Galassia: Voyager 1 è diretta verso la stella Gliese 445, nella costellazione dell’Ofiuco, mentre Voyager 2 si muove in direzione di Ross 248, nella costellazione del Pavone.

Ma anche quando si spegneranno per sempre, la loro missione non sarà davvero conclusa. A bordo delle due sonde sono infatti presenti i Golden Record, dischi d’oro incisi con informazioni sull’umanità: immagini, suoni della Terra, musiche e indicazioni sulla posizione del Sistema Solare. Questi dischi sono veri e propri “messaggi in bottiglia” lanciati nel vasto oceano cosmico. Chissà, forse un giorno verranno intercettati da una civiltà extraterrestre, che potrà così scoprire la nostra esistenza. E anche se ciò non dovesse mai accadere, le sonde continueranno comunque il loro viaggio per milioni di anni, diventando una testimonianza silenziosa: la prova che, su un piccolo puntino blu perso nell’immensità dell’universo, è esistita, ed esiste, una specie animata da un profondo desiderio di conoscenza, capace di spingersi oltre i propri limiti per esplorare l’ignoto.

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