
Dopo una lunga attesa, Euphoria ritorna sui nostri schermi con un salto temporale di ben cinque anni. Il grande successo globale della serie aveva creato aspettative molto alte per la nuova stagione, ma purtroppo queste sono state, nella maggior parte dei casi, deluse. Questa stagione, così diversa dalle precedenti, compie un gran salto temporale, si stacca dalla fase del liceo, i personaggi non sono più degli adolescenti ma entrano nel mondo adulto, tutti con vite molto differenti tra loro. Questo aspetto cambia radicalmente il tono della serie, prima era un ambiente più “teen drama”, composto da feste, glitter, relazioni distruttive, ambienti tossici e ansie adolescenziali. Ora sembra un dramma western, con gang e criminali. Infatti, l’obiettivo di questa stagione sembra quasi quello di mostrare il lato oscuro dell’America di oggi, con “lavori” discutibili e relazioni tossiche. Come se si volesse far perdere ai personaggi l’innocenza del liceo.
La serie ha perso alcuni elementi cruciali e questo ha influito negativamente sul risultato finale. Due attori fondamentali, Angus Cloud ed Eric Dane (quest’ultimo è comunque presente nonostante la sua malattia), sono purtroppo deceduti prima dell’uscita della nuova stagione, mentre altri come Storm Reid, che interpretava la sorella di Rue, e Labrinth, che aveva creato l’iconica colonna sonora, hanno abbandonato il progetto. Ma la delusione maggiore è arrivata con l’uscita dei trailer, che hanno confermato la più grande preoccupazione dei fan: un cambiamento radicale nella serie.
E allora perché continuiamo a guardarla?
Nonostante le critiche ricevute su questa nuova stagione, sul ritmo e la sua struttura narrativa, Euphoria mantiene quella qualità che pochi prodotti televisivi riescono a replicare: la forte potenza visiva e emotiva. Proprio questo rende la serie ipnotica e spinge gli spettatori a guardarla e sapere cosa succederà. È come se avesse un fascino magnetico. Un altro aspetto fondamentale è l’interpretazione di Zendaya nei panni di Rue, che rimane il centro emotivo della storia. Un personaggio estremamente fragile, che oscilla tra lucidità e autodistruzione: la sua tensione emotiva continua a sostenere la serie.
Euphoria è una vera e propria esperienza emotiva e forse ed è proprio questo il suo punto di forza. Lo spettatore non è solo testimone della storia, ma è immerso nella confusione, nell’euforia e nella disperazione dei personaggi. Da qui nasce il paradosso, anche quando come in questo caso la narrazione sembra rallentare o perdere la direzione, la serie riesce comunque a catturare l’attenzione perché ogni scena è costruita per essere di forte impatto e quasi destabilizzante.
I cambiamenti radicali sono evidenti e non apprezzati da tutti. Infatti, uno degli elementi più riconoscibili della serie è l’estetica: non è solamente decorativa ma spesso sostituisce il dialogo. Una scena può comunicare il caos mentale di un personaggio attraverso il ritmo del montaggio, la musica o la composizione visiva. Euphoria è famosa proprio per la bellezza e l’originalità che caratterizza le scene, che spesso sembrano quasi quadri viventi, grazie alla regia di Sam Levinson e alla fotografia di Marcell Rév. In particolare le stagioni precedenti erano colorate da toni freddi di blu e viola, ormai iconici nella cultura pop degli ultimi anni. In questa nuova stagione, invece, prevalgono colori caldi, con una forte predominanza del giallo-ocra, che richiama quasi il genere western. Questo cambiamento è già visibile nella nuova copertina: quelle delle stagioni passate erano artistiche e visivamente attraenti, mentre quella attuale adotta lo stile delle “floating heads”, ovvero presenta tutti gli attori raggruppati in modo incoerente, che sembra più volto a richiamare l’attenzione del pubblico tramite la fama degli attori, anziché rappresentare l’effettiva essenza della serie.
Anche le ambientazioni rispecchiano questa trasformazione: nel primo episodio, ad esempio, molti momenti sono ambientati in Messico, dove seguiamo la vita turbolenta di Rue, che è cambiata drasticamente dopo la fine delle superiori. Anche la colonna sonora, che prima grazie alle canzoni di Labrinth era unica e caratteristica, è stata stravolta, utilizzando sonorità che evocano a loro volta il western, composte da Hans Zimmer. Inoltre anche gli altri personaggi principali attraversano periodi di grande cambiamento. Maddy e Lexi stanno lentamente costruendo le loro carriere, mentre Cassie e Nate proseguono la loro relazione, più tossica che mai. Ma nelle loro scene emerge chiaramente un certo disinteresse. Jacob Elordi e Sydney Sweeney sembrano aver perso l’entusiasmo per i propri ruoli, si percepisce un calo nella qualità della loro recitazione. Questo è comprensibile, dato che ormai tutti gli attori lanciati dalla serie hanno raggiunto un livello di fama elevatissimo e sembrano preferire dedicarsi a nuovi progetti. Da un lato, è un segno positivo per la loro carriera, che è assolutamente meritata, ma dall’altro, la serie è stata probabilmente tirata troppo per le lunghe e gli attori giustamente vogliono evolversi professionalmente.
Oltre a tutto questo, un tema importantissimo della nuova stagione è l’economia del sesso. Nonostante vari temi sessuali fossero già presenti nella serie, in questa stagione diventano centrali. Infatti, Cassie vuole dedicarsi ad OnlyFans, Rue si avvicina alla figura di un potente pappone ed è interessata ad entrare a fare parte di questo mondo per lasciare quello delle droghe, mentre Jules è una sugar baby. La serie esplora queste tematiche tra una specie di critica e nella ricerca di una redenzione, spostando questi temi verso una dimensione più cupa. In conclusione l’abbandono del contesto scolastico, che contiene limiti e archetipi che già notoriamente funzionano nelle serie tv, per seguire i personaggi verso l’età adulta, nello sconfinato mondo reale, è sicuramente una scelta audace. Aspettiamo la fine della stagione per capire se questa decisione rischiosa sarà stata positivamente coraggiosa o soltanto disastrosa.




