• in foto: Emanuele Martino

Per molti studenti l’Erasmus è una parentesi di libertà accademica. Per Emanuele Martino, 22 anni, studente magistrale in Finanza e Risk Management all’Università di Parma, sarà invece un test operativo sul campo. Emanuele non è solo uno studente: è co-founder di Brain Up, una startup innovativa lanciata insieme ai soci e amici Alessandro e Federico Farina. E, soprattutto, il mio coinquilino. A febbraio lascerà l’Italia per la Polonia, portando con sé non solo i libri di testo ma la responsabilità di gestire un business a distanza. Abbiamo fatto due chiacchiere prima della partenza per capire come si conciliano ambizioni imprenditoriali e vita da fuorisede “internazionale”.

Iniziamo dai fondamentali per chi non ti conosce. Febbraio è alle porte e sarà il momento della partenza. In un panorama di mete europee vastissimo, dove sarai diretto esattamente in Polonia e qual è la durata prevista della tua permanenza lontano da Parma?

Partirò il 26 febbraio diretto a Opole. È stata una scelta… da economista. Ho optato per la Polonia perché è un ottimo Paese europeo ma con un costo della vita contenuto: questo mi permetterà di fare una vita dignitosa facendomi bastare la borsa Erasmus. In altri Paesi, come Germania o Inghilterra, con quei fondi purtroppo fai ben poco. Starò via cinque mesi e so già che sarà difficile conciliare tutto: dovrò ridurre le uscite al minimo, concentrandomi magari solo sul venerdì e sabato sera, per riuscire a portare avanti Brain Up e studio.

L’Università di Parma offre molte opportunità di mobilità internazionale. Ci racconti brevemente l’iter di selezione e come sei poi arrivato a vincere il bando? 

Bisogna monitorare le mete messe a disposizione dall’Università e iscriversi al bando presentando vari documenti. Una volta inserito tutto, escono le graduatorie. A Parma la selezione si basa su media ponderata, lettera motivazionale, certificati di lingua e – fattore cruciale – la velocità degli esami. Questo per me ha fatto la differenza: pur avendo una media buona ma non altissima (intorno al 28,5), ho ottenuto un punteggio inaspettato proprio perché non sono mai andato fuori corso e non ho mai rimandato esami. La regolarità premia molto.

Cosa ti aspetti dall’università che ti ospiterà? Cerchi un approccio didattico diverso rispetto all’Italia o materie specifiche che qui non avresti potuto approfondire?

Vado principalmente per migliorare l’inglese, ma cerco anche un metodo diverso. In Italia l’università è molto teorica, mentre all’estero, e in particolare in Polonia, l’approccio è decisamente più pratico: meno lezioni frontali, più lavori di gruppo, casi studio e visite in azienda. Cerco proprio questo mix tra teoria e pratica, oltre alla possibilità di conoscere persone da tutto il mondo.

Veniamo al lavoro. Insieme ad Alessandro e Federico hai dato vita a Brain Up. Per i lettori che ancora non vi conoscono, ci descrivi il core business della vostra startup e cosa vi ha spinto a trasformare un’idea poi in un’effettiva azienda alla fine?

Tutto è nato in Abruzzo, perché vedevo tanti giovani che scappavano dal sud al nord per lavoro e per l’università. Volevo creare Brain Up, ovvero un progetto per andare a intervistare tutti gli imprenditori locali per convincere i giovani a rimanere in Abruzzo. L’ho pensato quando avevo 16 anni, però non l’ho mai messo in pratica. Poi mi sono trasferito anche io a Parma per l’università e ho visto che in realtà questo problema non è solo dal sud al nord ma anche dall’Italia all’estero. Oggi in tanti scappano all’estero.

Secondo te come mai? 

Questa è una domanda che facciamo molto spesso, sia agli imprenditori che ai giovani, ma pure ai passanti in giro per le città. Da quello che vedo anche dalle risposte, la mia percezione è che molti italiani non abbiano le idee chiare su come cambiare il Paese e finiscano per lamentarsi e basta. Manca la mentalità. Viviamo in uno dei Paesi più belli del mondo ma molti scappano perché non vedono all’orizzonte una rivoluzione o un cambiamento concreto, temendo che l’Italia rimarrà così per altri 50 anni.

Migliorerà questa situazione?

Assolutamente sì. Ci sono interventi che si potrebbero fare subito, senza spendere miliardi, per recuperare risorse da investire in ospedali, start up, ricerca, istruzione e sviluppo. Un esempio tecnico? Istituire il ‘sostituto d’imposta’ per tutti gli enti finanziari e i broker che operano in Italia ma anche per le aziende come Meta per social come YouTube o Instagram. Se questi enti erogassero i guadagni già tassati (netti), si ridurrebbe drasticamente l’evasione fiscale e si recupererebbero fondi enormi.

Avete già stabilito una strategia per lavorare in questo momento da remoto senza rallentare la crescita della startup?

Sì, abbiamo cambiato piano editoriale. Non riuscendo a fare le interviste fisiche agli imprenditori, faremo dei video ‘vlog’: sia io dalla Polonia che Alessandro dagli Stati Uniti racconteremo la nostra vita e i pro e contro dell’Erasmus. Ne faremo uscire due al mese, mentre su Instagram e TikTok abbiamo già registrato tutti i contenuti, quindi lì non cambierà nulla. A settembre si ricomincerà come sempre.

Passiamo alle cose divertenti. In Polonia fa molto freddo in questo periodo. Nella tua valigia ci sarà più spazio per i libri di finanza o metterai maglioni tattici e scorte di cibo italiano di sopravvivenza?

Libri no, li comprerò lì nel caso. Porterò maglioni pesanti, maglie termiche, guanti, scaldacollo. Ho visto molti video sui social che consigliano di vestirsi ‘a cipolla’ e farò così. Per il cibo invece ti dico di no: quando vado all’estero voglio provare nuove culture; quindi, non penso mi mancherà il cibo italiano all’inizio. Magari dopo cinque mesi sì, ma all’inizio sperimenterò.

Restando in tema di sfide quotidiane: ti preoccupa di più affrontare un esame tecnico in lingua inglese o l’incognita di ordinare la cena in un ristorante locale senza conoscere una parola di polacco?

Direi l’esame tecnico. Per il polacco farò un corso obbligatorio e male che vada c’è Google Traduttore. Durante l’esame invece non puoi vedere niente. Dover fare magari statistica, che è già molto tecnica, in inglese è molto difficile: se non capisci una cosa il prof te la spiegherebbe di nuovo in inglese. Ci sarebbe una doppia difficoltà.

L’Erasmus è anche inevitabilmente un’esperienza sociale e sentimentale. Oltre ad innamorarti della cultura locale, hai messo in conto anche la possibilità di fare ‘conquiste’ internazionali? 

In realtà sì, vado in Erasmus anche per divertirmi! Ci saranno tantissimi altri ragazzi: giapponesi, americani, spagnoli… Secondo me si faranno dei party e ci divertiremo. E chissà, magari nascerà un amore tra me e una giapponese.

In Polonia cercherai quindi di trovare l’amore o un possibile investitore per la startup?

Bella questa domanda: tutte e due, dai. Una non esclude l’altra. Sicuramente cercherò un amore internazionale, ma anche un investitore internazionale. A parte che ci sono molti italiani in Polonia, quindi magari ci sarà un investitore italiano che crederà nel nostro progetto.  non lo so, però sì: si possono fare entrambe.

In termini finanziari, si potrebbe dire che la nazionalità italiana all’estero sia un asset immateriale molto forte, specialmente nel ‘mercato’ delle relazioni. Pensi di sfruttare questo vantaggio competitivo o ragionando da manager, consideri le storie d’amore in Erasmus un investimento troppo volatile e rischioso?

Mi hai messo in crisi con questo bel paragone finanziario. Cosa farò? Sfrutterò il vantaggio competitivo sfoggiando le mie doti da ‘carbonarista’. Stupirò tutti con la carbonara… se troverò guanciale e pecorino ovviamente, altrimenti niente!

Lasci una casa e dei coinquilini qui a Parma. C’è un’abitudine, un rito o un comfort della nostra vita domestica che temi ti mancherà disperatamente dopo la prima settimana in Polonia?

La cosa che mi mancherà di più sono le partite. Vederle insieme, prenderci in giro sul Lecce, su Spoleto, sul Lanciano, su Roma … che sono le nostre città. Lì non penso vedrò le partite con qualcuno, dato che magari dell’Inter o della Juve non importa niente a nessuno, figuriamoci del Lecce!

Torniamo seri. Molti studenti rinunciano all’Erasmus o a lanciare un progetto personale per paura di non riuscire a gestire tutto o di ritardare la laurea. Tu hai deciso di accettare entrambe le sfide contemporaneamente. Cosa consiglieresti ad un ragazzo/a indeciso che ha paura di uscire dalla propria comfort zone?

Il consiglio è di avere metodo. Puoi fare l’Erasmus, l’università, lavorare e avviare una startup, basta organizzarsi. Certo, non avrai tantissimo tempo libero, ma se ti gestisci bene riesci. Quando dobbiamo preparare un esame, Alessandro e ci dividiamo lo studio in pagine: se ci prefissiamo 20 pagine, proviamo a farne 23. Così arrivi prima dell’esame che hai studiato di più e ti ritrovi con giorni liberi per ripassare o staccare un po’.

In chiusura, hai lo spazio per un ultimo messaggio veloce: cosa dici a noi coinquilini che resteremo a presidiare la base qui a Parma?

Guardate le partite per me, mangiate cibo italiano per me… sarà interessante vedere come andrà con i due nuovi coinquilini che entreranno da marzo. Venitemi a trovare e godetevi questa esperienza senza di me!

Tag

Articoli collegati