• foto di Federica Davoli

Percorrere i corridoi ipogei di Palazzo Tarasconi per arrivare alle sale dell’esposizione è davvero suggestivo. Peccato che, nel caso della mostra Impressionisti – 100 anni di riflessi. Gli Impressionisti da Monet a Bonnard, inaugurata il 14 febbraio (e aperta fino al 31 Maggio) le emozioni si fermino qui. Sebbene la cornice architettonica del palazzo cinquecentesco rimanga di indiscutibile fascino, il contenuto della mostra solleva diverse perplessità critiche.

Se nel titolo leggo “Impressionisti”, questo è quello che mi aspetto di trovare. Purtroppo invece, l’esperienza impressionista si arresta ad un quadro di Alfred Sisley, ad un disegno di Berthe Morisot, uno di Pierre-Auguste Renoir e a due quadri di Claude Monet, a me completamente sconosciuti. Non sono certo una critica d’arte, ma gli studi che sto portando avanti alla facoltà di Beni Artistici e la mia passione per Monet fin da quando ero ragazzina, non mi permettono di essere soddisfatta di quanto mi trovo davanti.

L’allestimento è davvero sottotono: pochissimi pannelli esplicativi, poca cura nei dettagli e tutti i quadri provengono da collezioni private, senza almeno un’opera che emerga tra quelle sconosciute. Non ci è dato nemmeno capire con precisione quali possano essere i 100 anni di riflessi su cui focalizzarci, dal momento che in quasi nessuna opera viene riportata la data di realizzazione.

Difficile anche capire la connessione tra i quadri esposti e il movimento impressionista: non c’è un contesto, non è raccontata nessuna storia che possa appassionare il visitatore, con spiegazioni assolutamente sommarie. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una collezione di opere accostate tra di loro senza un filo conduttore solido.

Purtroppo i nomi di punta sono serviti solo da esca: il costo del biglietto (15 Euro), non è giustificato, considerata la breve durata del percorso e la presenza quasi totale di opere minori, tra disegni e grafiche, rispetto ai capolavori a olio più celebri.

La mostra può quindi essere una piacevole immersione nel colore per il grande pubblico: le sale che ospitano le opere sono belle e facilmente instagrammabili, le opere stesse sono comunque degne di essere ammirate, ma lascia deluso chi come me cerca una riflessione critica inedita su un periodo artistico ormai ampiamente storicizzato.

Mancano poi totalmente le emozioni che questo movimento artistico riesce a dare attraverso le sue pennellate rapide, i colori vivaci, la luce catturata in diversi momenti della giornata. Mancano le ninfee di Monet, le sue cattedrali, i suoi covoni. Mancano le ballerine di Degas o la vitalità delle strade, dei ponti e della “Belle Epoque” parigina di Renoir. Ecco, questo mi aspetterei di trovare ad una mostra che porta nel titolo la parola “Impressionisti”. Ma quello che si trova a Palazzo Tarasconi è decisamente molto diverso.

foto di Federica Davoli

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