
Queste sono le conversazioni che si sentono prima di entrare in sala. Si preannuncia un’esperienza diversa dal solito. La sala è praticamente piena, una visione quasi impossibile negli ultimi anni. Il pubblico è composto quasi esclusivamente da donne, gli unici uomini presenti hanno il compito di accompagnare la fidanzata a vedere Jacob Elordi, convinti dalla presenza dell’altrettanto accattivante Margot Robbie. Ma chi sono io per giudicare? Sono proprio una di loro.
L’attesa per questo film mi ha divorata per settimane: un adattamento moderno di un classico, una campagna marketing costruita sul finto amore tra due degli attori più attraenti della nostra generazione e una colonna sonora realizzata da Charli XCX. La mia curiosità era alle stelle. La critica più ovvia e condivisa è che il film non abbia nulla a che vedere con il libro, Cime tempestose di Emerald Fanning non è Cime tempestose di Emily Brontë. Non credo però che questo sia il problema centrale. Non è la prima volta che un adattamento si allontana dall’opera originale, il punto è piuttosto che il film sembri voler essere qualcosa che non è. Viene pubblicizzato come serio e drammatico, ma durante la visione ci si rende subito conto della sua natura involontariamente cringe. Se fosse stato presentato per ciò che è davvero, un film dal tono più leggero, pensato per il semplice intrattenimento, non avrebbe ricevuto così tante critiche. Il problema, quindi, non è il tradimento del testo di Cime tempestose, ma il tradimento delle aspettative che il film stesso ha costruito attorno a sé attraverso teaser, interviste studiate, foto rubate sul set e sguardi complici sui red carpet. Il pubblico entra in sala convinto di assistere a una storia d’amore epica e struggente, che renda giustizia all’opera originale, difficilissima da riadattare per la sua complessità. Invece si trova davanti un prodotto che sembra più interessato all’estetica che alla sostanza, partendo dalla scelta degli attori fino ad arrivare alle inquadrature, certamente belle, ma che appaiono completamente estranee alla narrazione e distraggono lo spettatore. Il risultato? Non delusione per ciò che è, ma per ciò che prometteva di essere.
Questo Cime Tempestose, infatti, è nato sui social prima che al cinema tra clip virali, fan edit su TikTok, teorie sulla presunta chimica tra i protagonisti, meme, ma anche controversie. Il marketing non ha venduto una storia ma piuttosto la storia impossibile di una coppia fittizia. Nella nostra epoca, in cui l’industria cinematografica compete costantemente coi social, questa strategia è, purtroppo, quasi inevitabile. Tuttavia questo ha portato anche forti critiche dagli amanti del libro, non solo per l’evidente uso di tattiche pubblicitarie basate su gossip e rumors, o per l’ adattamento esageratamente modernizzato, ma anche per la scelta di Jacob Elordi come protagonista. Infatti, originariamente, l’etnia di Heathcliff nel capolavoro di Emily Brontë, anche se ambigua e mai esplicitamente dichiarata, è descritta come “zingara”, con pelle scura, capelli e occhi neri. Il personaggio rappresenta simbolicamente l’estraneo, il diverso e l’emarginato, caratteristiche che non si addicono molto all’attore, cancellando così l’importante tema del razzismo dalla storia.
Parlando invece della colonna sonora la scelta di Charli XCX non è solo una scelta artistica, la figura della cantante viene usata dal film per parlare alla Gen Z. Il problema è che quando il marketing è più forte del contenuto (tanto che la canzone House” che accompagna le scene iniziali del film è diventata viralissima su TikTok) finisce per sembrare secondario. La visione in sala non eguaglia l’aspettativa costruita online, portando lo spettatore a sentirsi ingannato. Non credo sia un film “brutto” nel senso assoluto del termine ma è decisamente confuso. Non ha il coraggio di essere davvero tragico, ma non si concede nemmeno la leggerezza del puro intrattenimento. Oscilla tra il voler essere cinema d’autore e il voler essere un prodotto pop. Ci sono momenti visivamente molto belli, scene che funzionano e una chimica tra i protagonisti che regge, ma manca quella brutalità emotiva che rende immortale la storia di Heathcliff e Catherine. Nonostante sia stato presentato come interpretazione libera, giustificandosi con l’uso delle virgolette a racchiudere il titolo, porta inevitabilmente il peso di un classico senza essere in grado di farlo in maniera dignitosa.
Alla fine, però, resta una verità semplice, la sala era piena di persone giovani e eccitatissime di vedere i loro idoli sullo schermo, tanto da urlare alla vista di Jacob Elordi e questo, oggi, non è poco. Forse il film non sarà ricordato come un grande adattamento, ma nel 2026, in un’epoca in cui il cinema lotta per riportare le persone davanti al grande schermo, riempire la sala è un grande traguardo.




