
Il counseling psicologico dell’Università di Parma è gratuito, riservato, umano. Ed è per tutti. Anche per te. Anche se pensi di non averne “abbastanza bisogno”
– Dolores Rollo
“Il caso è il solo sovrano legittimo dell’universo”. Honoré de Balzac, nel suo Maximes et pensées de Napoléon (1883), ha espresso in maniera chiara e concisa la coincidenza di eventi che mi ha portato a scrivere questo articolo. Tutto parte da un doppio favore. Un’amica, ancora “intrappolata” nel labirinto degli studi universitari, mi chiede di recuperarle un libro dalla biblioteca di Parma. In cambio, le domando di cercare per me un volume nella biblioteca comunale di Sant’Ilario, vicino casa sua. Arrivo in biblioteca, ma non sono abilitata al prestito. Dopo quindici minuti di tentativi, riesco a farmi abilitare… ma il libro risulta irreperibile. D’un tratto: «Se vuoi, ho Rompere il silenzio. Per un’università libera da molestie e violenze di genere, sempre di Marco Deriu. Ti può interessare?», mi propone la segretaria. Mi brillano gli occhi. Avevo cercato quel libro senza successo: risultava disponibile solo fuori Parma ed era compito della mia amica recuperarmelo. E, quasi in contemporanea, mi arriva un messaggio dalla mia amica: il libro sulla democrazia che cercava è improvvisamente disponibile nella sua biblioteca. Non serve più che glielo prenda. Non so spiegare cosa sia successo, ma so che quel pomeriggio l’ho trascorso seduta in biblioteca a leggere Rompere il silenzio. E lì, tra le pagine, mi sono imbattuta in un paragrafo dedicato al “counseling psicologico universitario”. Ecco che scopro che l’università di Parma offre un servizio importantissimo, uno sportello di counseling psicologico aperto e disponibile ad ogni studente. Una realtà di cui, sinceramente, ignoravo l’esistenza. E se non ne ero al corrente io, probabilmente non lo sono in molti. Mi è sembrato assurdo. In un tempo in cui ansia, isolamento, senso di inadeguatezza e difficoltà relazionali sono parte integrante della vita studentesca, come può passare sotto silenzio un servizio che si prende cura di tutto questo? Pensare che, secondo un’indagine condotta su giovani tra i 15 e i 35 anni dal Consiglio Nazionale dei Giovani, 3 su 4 (il 75%) ha avvertito la necessità di un supporto psicologico negli ultimi cinque anni, ma solo il 27,9% ha effettivamente ricevuto l’aiuto necessario. Si è stimato che il disagio più marcato si evidenzia tra le giovani donne: l’87,3% ha sentito quel bisogno, contro il 61,8% tra i coetanei maschi. Quando parliamo di giovani, intendo la fascia 18–24 anni è tra le più colpite, con oltre il 26% dei giovani che dichiara un malessere psicologico significativo; inoltre, il 75% dei disturbi mentali esordisce entro i 24 anni. Insomma, inutile girarci attorno o far finta di non vedere. I numeri parlano chiaro, le stime in rialzo sulle persone, adulti e giovani, che hanno bisogno di un supporto psicologico ci dicono che nel 2025 il dibattito sulla rilevanza dell’aspetto psicologico è essenziale, necessario e imprescindibile. Per capirne di più, ho deciso di parlarne con Dolores Rollo, professoressa associata di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione e Delegata del Rettore per il Counseling Psicologico. Dal 2017 coordina il servizio con competenza e sensibilità, portandolo oggi ad essere uno spazio di riferimento per centinaia di studenti e studentesse. Ecco cosa ci ha raccontato.
Da quanto tempo è attivo il counseling all’interno dell’università?
«Dal 2008, nasce il Servizio di Psicologia applicata, Tutorato e Orientamento (Pa.T.O.S.), aperto anche agli studenti di altre Facoltà e di scuole superiori. Nel 2013 il Servizio di Counseling Psicologico è stato strutturato come servizio di Ateneo e l’allora Rettore Borghi istituisce un Delegato del Rettore per il Counseling psicologico. Dal dicembre 2020 è inserito nel Centro Accoglienza e Inclusione (CAI) (ora Centro di Ateneo per l’Inclusione) con direttrice prof.ssa Dolores Rollo (delegata del Rettore per il Counseling dal 2017). Fin dall’inizio sono stati coinvolti come counselor psicologi e psicologhe professionisti/e. Da quest’anno è presente anche uno psichiatra che lavora in sinergia con psicologi/ghe sui casi che implicano il monitoraggio di un piano farmaceutico».
Quanto è conosciuto il servizio tra gli studenti? Se sì, che modo ne vengono a conoscenza?
«Attualmente molti studenti e dipendenti dichiarano ancora di essere venuti a conoscenza del servizio in tempi recenti, nonostante la propria appartenenza all’Ateneo da alcuni anni. Rappresenta ancora uno degli aspetti “fragili” del servizio. La maggior parte ne viene a conoscenza da amici/colleghi che ne hanno già usufruito. La seconda fonte più utilizzata sono i motori di ricerca e, ad oggi, l’indicizzazione della nostra pagina web è molto alta. Digitando “supporto psicologico Parma” su Google, risultiamo essere la prima voce non sponsorizzata (la seconda in assoluto). Studenti e studentesse, immaginandone la presenza, cercano direttamente sul sito dell’Università di Parma. Alcuni di loro, pochi in percentuale rispetto alle nostre aspettative, si ricordano di aver letto la mail che tutti gli anni il servizio di Comunicazione dell’Ateneo invia in modo capillare alle mailing list oppure di averlo sentito menzionare durante la lezione zero (dedicata alle matricole). Purtroppo, tutte le comunicazioni inviate dal servizio counseling in occasione degli eventi organizzati per studenti e studentesse, non possono essere inviate direttamente da noi e con la nostra mail, ma devono essere mediate dalla comunicazione e pertanto si perdono nell’insieme delle comunicazioni inviate a vario titolo».
Quanti studenti si rivolgono mediamente al mese?
«Circa 40 al mese, con punte di 65 nei mesi più salienti (ottobre, febbraio e marzo). Questi sono i dati del 2024. Quelli del 2025 devono ancora essere lavorati. Nei primi sei mesi abbiamo ricevuto 268 richieste».
Ci sono differenze significative nel numero di richieste tra studenti maschi e femmine?
«Decisamente sì, sono più le femmine dei maschi a rivolgersi al counseling psicologico. Nel 2024 il 72% studentesse e il 28% studenti».
Quali sono le principali esigenze o problematiche degli studenti? Si tratta di problemi legati all’università e allo studio o sono fattori esterni che inficiano la loro salute mentale?
«Le problematiche più riportati nel 2024 sono legata alle difficoltà relazionali (circa il 18%), e alla gestione dell’ansia (17%). Legate strettamente all’università, unendo momenti di blocco e problematiche di metodo, arriviamo ad una percentuale sempre del 17%. Le problematiche riportate non sono mai uniche, spesso convivono più difficoltà che interferiscono con aree differenti del Sé».
Quando qualcuno partecipa al counseling, può richiedere l’anonimato?
«L’anonimato è garantito verso l’esterno dagli psicologi e dalle psicologhe iscritte all’Albo professionale degli Psicologi e tenuti/e al segreto professionale, ma già dalla prima mail di richiesta e al momento del primo colloquio viene chiesto ai richiedenti di identificarsi. Gli psicologi sono obbligati a fare firmare il consenso informato, se non in servizi autorizzati in quanto dedicati a particolari temi delicati e connessi alla sicurezza della persona stessa. Uno degli obiettivi del Counseling Psicologico è quello di offrire un servizio per le fisiologiche difficoltà di vita, delle quali nessuno dovrebbe sentirsi in difetto e in necessità di tenerle nascoste. Desideriamo diffondere l’idea di servizio psicologico come supporto alla “normalità” e non alla “patologia”. Ribadiamo, comunque, che l’anonimato viene sempre garantito con le procedure previste sia dalla Legge che dal Codice Deontologico degli Psicologi».
Quali risultati o cambiamenti osservate più frequentemente negli studenti dopo il percorso di counseling?
«Maggior consapevolezza di Sé e delle proprie difficoltà, una maggior autonomia nella gestione delle problematiche e maggior fiducia nelle proprie risorse e in quelle della propria rete sociale. Il counseling non ha la finalità di risolvere le situazioni di disagio, ma di avviare un cambiamento verso uno stato di maggior benessere e rendere la persona, al centro dei colloqui, consapevole, autonoma e responsabile del/nel proprio cambiamento».
Dopo la conclusione del supporto psicologico, vengono organizzate altre attività di sostegno o prevenzione?
«Talvolta viene previsto un incontro di follow up, per monitorare gli effetti del percorso. Lo studente o la studentessa che conclude il percorso può fare richiesta nuovamente di supporto psicologico al servizio, ma dopo un periodo di circa un anno (si valuta al momento della nuova richiesta). Altre iniziative, non strettamente legate al percorso, possono essere incontri (es. webinar) tematici, ma aperti a tutti, indipendentemente che si sia fatta una richiesta di supporto o meno. Talvolta, al percorso individuale, viene proposto un percorso esperienziale di gruppo su un tema che accomuna molti richiedenti. Dall’anno scorso, inoltre, il servizio ha partecipato (e vinto) a progetti ministeriali con il cui finanziamento sono state organizzate attività di prevenzione e di promozione del benessere rivolte a tutti gli studenti e le studentesse. In particolare: la serie di webinar I giovedì del benessere, incontri mensili tenuti da psicologi e psicologhe del Counseling su temi come l’autostima, il metodo di studio, il benessere relazionale, ecc.; la Camminata consapevole, una mattina dedicata a un’esperienza di walking meditation sul percorso benessere del Campus».
Esistono collaborazioni con altre strutture universitarie o esterne per garantire un supporto più completo?
«Il Counseling Psicologico opera in sinergia con gli altri servizi del CAI, dell’Ateneo (orientamento, tutorato, dipartimenti, …) e cerca di interfacciarsi con i servizi territoriali dedicati ai giovani adulti, soprattutto con l’ASL».
Quanto dura mediamente un percorso di counseling? E gli incontri dove avvengono?
«La media dei percorsi è di 5 colloqui, estendibili a 8 nel caso in cui lo/la psicologo/a lo ritenga utile per completare il processo di cambiamento intrapreso. Gli incontri possono avvenire sia in presenza che in modalità online. In presenza i colloqui vengono svolti presso il CAI, in p.le S. Francesco, 2 e presso il Centro S. Elisabetta al Campus. Per gli online viene utilizzata la piattaforma Teams, in quanto adottata ufficialmente dall’Ateneo
Quali sono gli strumenti e le tecniche più utilizzate durante il supporto? (dialogo individuale, attività di gruppo per il confronto…)
«È molto variabile, perché dipende dall’approccio teorico di psicologi e psicologhe counselor. Essendo counseling, si utilizza il più possibile un atteggiamento pragmatico (training per sviluppare o migliorare abilità/capacità comunicative, relazionali, emotive, …, training sull’autostima, sulla gestione dell’ansia, … sperimentazione di nuovi metodi di studio), ma in diverse situazioni può essere utile rimanere sul piano della riflessione/autoriflessione, dell’ampliare le letture possibili/punti di vista relativi alla problematica, della psico-educazione (formarsi e informarsi sulla problematica che si sta vivendo). I percorsi possono essere individuali, ma anche di gruppo su una tematica condivisa. Quello individuale è il più richiesto. Dare uno spazio di ascolto e accogliere quello che la persona porta come difficoltà resta sempre il primo strumento del Counseling».
Insomma, dalle parole della professoressa Dolores Rollo emerge un ritratto chiaro sul servizio di counseling psicologico e su quanto questa risorsa gratuita e aperta a tutti gli studenti dell’Ateneo, che offre percorsi flessibili (in presenza o online) e costruiti sulle esigenze specifiche di chi li richiede, sia un valore aggiunto all’università di Parma. Un servizio che cerca di affrontare insieme le tante le difficoltà che portano gli studenti a cercare uno spazio tutto per loro per parlare di ansie, blocchi nello studio, problemi relazionali e personali – spesso intrecciati. Nonostante i numeri in crescita però, (oltre 260 richieste nei primi sei mesi del 2024), il servizio rimane ancora poco conosciuto, e soprattutto molto meno frequentato dagli studenti maschi. Ricordiamo che il counseling non ha lo scopo di “curare”, ma di aiutare a fare chiarezza, a riattivare risorse, a ritrovare equilibrio, per tutti e indistintamente. E, soprattutto, a normalizzare la fragilità, senza vergogna. E allora perché non farlo sapere a tutti? C’è ancora tanto lavoro da fare. «Le informazioni ci sono, ma spesso non arrivano», conferma la professoressa Rollo. Eppure, è proprio nel momento in cui ci sentiamo fragili che sapere dell’esistenza di questo spazio può fare la differenza. «Il counseling psicologico dell’Università di Parma è gratuito, riservato, umano. Ed è per tutti. Anche per te. Anche se pensi di non averne “abbastanza bisogno”»




