
Sal Da Vinci, il vincitore della 76esima edizione del Festival di Sanremo
E anche Sanremo è andato. Diceva così anche mia madre ma riferendosi al Natale, la sera di ogni 6 gennaio della mia infanzia. La mattina dopo prendevo il pulmino per andare a scuola sapendo che al mio ritorno non avrei trovato la minima traccia delle feste appena passate. Via l’albero, via gli addobbi, via le luci. A quel punto non restava che godermi i regali trovati sotto l’albero la mattina del 25… se Babbo Natale era stato clemente.
E come la mettiamo con Sanremo? Quando lunedì torneremo in aula o al lavoro, cosa potremo portare con noi e cosa invece potremo tranquillamente dimenticare di questo festival? Lo so, è brutto scegliere chi buttare dalla torre, ma se non lo facciamo per Sanremo, quando?
Cose da ricordare…
Il ritorno del vintage. Tanti vestiti con tagli sartoriali: Arisa in bianco e gocce di cristallo che ricorda gli anni Sessanta, Michele Bravi che enfatizza il tormento con abiti di Marras. Anche i giovanissimi apprezzano: Sayf in tailleur gessato, del duo Maria Antonietta & Colombre lei incanta con abito corto e maniche con fiori applicati, Leo Gassman un po’ dandy e Nayt e Chiello con dettagli military chic. Laura Pausini, con un Armani ispirato agli anni Cinquanta resterà nella storia del festival.
Achille Lauro che canta Perdutamente. Ricordando le giovani vittime di Crans Montana esce tutta l’emozione e la rabbia per la tragedia di Capodanno che ha sconvolto l’Italia. Lauro è un perfetto interprete: coinvolto e commosso, sa bene quanto la musica conti nelle nostre vite.
«Chiamami maestra». La Pausini la sta presentando quando ha un attimo d’incertezza e così Carolina Bubbico le chiede, orgogliosamente, di usare il femminile. La direttrice d’orchestra per la cover di Ditonellapiaga e TonyPitony sorride e poi si scatena mentre dirige l’orchestra masticando un chewing-gum. Ho voglia di diventare sua amica.
Nino Frassica nei panni del negativo di Cristiano Malgioglio. Credo non sia necessario argomentare, alla fine abbiamo tutti bisogno di ridere.
… e cose da dimenticare
L’assenza di vere polemiche. Penso di non aver mai visto un Sanremo così tranquillo, ai limiti della noia. L’esclusione di Pucci, Grignani che chiede il numero della Pausini, Schettini che parla di dipendenze e dialogo in famiglia (che se penso al suo cachet mi arrabbio) e il bacio tra Levante e Gaia non possiamo chiamarle polemiche. Rimpiango i bei tempi, quando Anna Oxa cantava con il perizoma di fuori, Bugo scappava e Pippo Baudo si arrampicava su una scala per salvare un aspirante suicida.
Canzoni. Nessuna che mi abbia fatto battere il cuore. Spero che la radio mi aiuti a risentirle tutte e trovarne qualcuna. Big come Raf, Tommaso Paradiso e Renga sempre uguali a se stessi ma l’unica che sa farlo veramente bene è Patty Pravo. Tanti giovani di talento ma quando ascolto le loro canzoni non riesco a non pensare che avranno fortuna solo se finiranno in un tik tok. La vittoria di Sal da Vinci, poi, è uno specchio dell’Italia che si rifugia nei suoi cliché: mettiamoci eleganti e restiamo tranquilli nella nostra comfort zone.
Fedez. Con le parole ci sa fare, nulla da dire. Sulla voce perde il confronto con Marco Masini che canta ancora come nel 1993, quando ascoltavo Vaffanculo per pronunciare una parolaccia che non potevo dire, vista l’età. Sulla pubblicità (occulta) alle sigarette elettroniche, poi, non mi esprimo nemmeno: l’amore per il denaro lo renderà per sempre un comunista col Rolex.
Max Pezzali sulla Costa Toscana. Non capisco cosa ci faccia Max su questa Ellis Island del festival perché dubito avesse i pidocchi tanto da dover fare la quarantena. Capisco che i soldi del canone Rai vadano spesi in un qualche modo, ma se invece di prendere una nave da crociera avessero messo Pezzali al posto di Can Yaman e Schettini? Magari sono eccessiva ma Max è nel mio olimpo personale assieme ad Alberto Angela e pochi altri, non mi è piaciuto vederlo snobbato così.
Che siate d’accordo o no con me, poco importa: Sanremo è caotico come il Natale e viene (per fortuna) solo una volta all’anno.




