
Febbraio porta con sé poche certezze: il freddo, il ricominciare delle lezioni, l’ansia per gli ultimi appelli della sessione e il “sequestro mediatico” su scala nazionale chiamato Festival di Sanremo. C’è una settimana precisa in cui mezza Italia si ferma, le chat si intasano di Fantasanremo e persino al bar non si parla d’altro. Quest’anno la “settimana santa” definita dagli amanti di Sanremo è stata spostata a fine mese, viste la concomitanza dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina. Eppure, in mezzo a questo “bombardamento nazionalpopolare”, c’è uno zoccolo duro che resiste. Abbiamo fatto un giro tra gli studenti di Parma e non solo per capire cosa succede nelle case di chi, quando parte la sigla su Rai 1, cambia fieramente canale o la TV non l’accende proprio.
Tra sessione, giochi da tavolo e serate alternative
C’è chi vive le serate del Festival aggrappato alla propria routine o cercando un po’ di sana disconnessione.
«Lo ignoro per pura mancanza di interesse. In queste serate faccio quello che faccio normalmente: sistemo gli appunti dell’università e gioco alla PlayStation. Per me è un programma come un altro che scelgo di saltare».
Alessandro – Economia
«Nessun tipo di resistenza, semplicemente non rientra nei miei interessi. Preferisco fare videochiamate con gli amici oppure guardare video su YouTube».
Emanuele – Economia
«Non lo seguo attivamente, ma se i miei genitori lo guardano mi capita di buttarci l’occhio ogni tanto. Da parte mia non c’è alcun contrasto ideologico: quando non sono davanti alla TV, preferisco di gran lunga uscire con gli amici o giocare alla playstation».
Andrea C. – Infermieristica
«Non lo guardo perché non è tradizione della mia famiglia seguire Sanremo e la TV generalista. La sera preferiamo guardare un film in Blu-Ray o in streaming. Inoltre, ascoltiamo prevalentemente musica inglese e seguiamo pochissimi cantanti italiani; quindi, il Festival proprio non fa per noi. L’alternativa che proponiamo sempre è un’avvincente serata con un gioco da tavolo: vi assicuro che anche lì gli animi si scaldano parecchio!»
Alberto – Comunicazione
Le alternative digitali e lo sport: da TikTok alle serie TV
Molti studenti che non guardano Sanremo trovano rifugio in palinsesti personalizzati, spaziando dallo sport fino allo “streaming compulsivo”, cercando di ingannare persino gli algoritmi dei social.
«Non lo guardo perchè mi è del tutto indifferente. Non lo contrasto attivamente, semplicemente continuo a fare quello che faccio sempre. In questi giorni i social ne sono invasi e mi compaiono video in continuazione, ma li vedo solo perché mi capitano mentre scorro la home di TikTok, non per reale interesse».
Andrea O.- Giornalismo
«Tendenzialmente l’ho sempre apprezzato, perché mi piace molto la musica. Però, da quando vivo da solo e non c’è più quel momento di convivialità con i miei genitori, è diventato meno appetibile. Ora preferisco seguire lo sport, in particolare il calcio. Con il tempo è diventato sempre più una sorta di palco di propaganda, che finisce quasi sempre per rappresentare l’orientamento politico di determinati partiti, i quali parlano di censura ma in realtà ottengono lo spazio più importante».
Valerio – Economia
«Non è che lo eviti, semplicemente non mi ha mai preso, anche perché negli anni si è trasformato in una vetrina di intrattenimento più che in una vera celebrazione della musica italiana. Per fare un parallelo, l’Eurovision è un vero e proprio festival della canzone a livello europeo. È chiaro che nella musica c’è sempre un messaggio sociale e politico intrinseco, perché l’arte e la cultura sono anche politica. In quelle serate mi dedico semplicemente a quello che faccio di solito per rilassarmi: guardo una serie TV su Netflix o faccio una partita con i videogiochi. Non faccio alcuna “resistenza” e non ho nulla contro chi sceglie deliberatamente di vederlo. È un intrattenimento come un altro, ma personalmente non mi scalda il cuore»
Alessio M. – Global Politics e Relazioni Internazionali
«Guardo raramente questa trasmissione, mi dedico a un intrattenimento diverso, come ad esempio lo sport. Non presto attenzione a un programma che non rientra nei miei interessi».
Lorenzo – Scienze Motorie
«Seguo soltanto la serata delle cover. Per il resto, continuo la serie TV che stavo guardando prima che iniziasse. Ho un po’ un problema con i brani inediti: se li ascolto per la prima volta non mi piacciono, mi annoiano perché non li conosco. Preferisco aspettare che diventino virali, magari passandoli in radio, per poi iniziare ad ascoltarli anch’io. Per questo, quando accendo la TV, decido di saltare la gara e rimettere la mia serie»
Stefania – Comunicazione e Lettere
«Quest’anno mi sembra un’edizione un po’ spenta, la replica sbiadita di un varietà di bassa lega. Preferisco di gran lunga guardare “E.R. – Medici in prima linea”, così almeno provo qualche brivido di suspense».
Giovanni-Giornalismo
«Evito tutto, a eccezione della serata delle cover (e a volte salto pure quella). Lo trovo troppo trash e non mi interessa molto, in alternativa guardo Netflix o esco. Non è quel tipo di programmazione per cui mi dico: “Nooo, devo vederlo per forza!”. Per intenderci, ho guardato molto più volentieri le Olimpiadi invernali con lo “slittino pazzo”… perché è palesemente uno slittino pazzo!».
Lucrezia- Giornalismo
«Gli anni scorsi lo guardavo solo per la serata delle cover e penso che sarà così anche quest’anno. Per il resto non lo seguo, ma non perché non mi piaccia, bensì perché è diventato troppo lungo: c’è troppa poca musica e ci sono troppe chiacchiere. Nelle serate in cui non lo guardo scelgo qualche altra trasmissione o mi dedico alla lettura. Non faccio alcuna “resistenza”, non mi dà fastidio che ci sia la kermesse; semplicemente, se non mi va di seguirla, non la seguo».
Federico- Giornalismo
La riflessione e la “resistenza” radicale
C’è infine, chi della propria assenza dal salotto ne fa una questione quasi etica.
«Lo evito come la peste. Mi faccio tendenzialmente gli affari miei, comportandomi esattamente come nel resto dell’anno. Non avendo la televisione in casa, continuo a guardare le mie serie TV, i miei film, oppure chiamo il mio ragazzo. Se faccio una vera e propria resistenza? Sì. L’unica volta in cui ho dovuto seguirlo, più o meno vagamente, è stata l’anno scorso per l’esame di Storia della radio e della televisione: mai più».
Cecilia- Beni artistici, librari e dello spettacolo
«Lo guardo solo in compagnia, ma non mi interessa più di tanto. Nelle serate in cui non lo seguo, preferisco un film o qualche video su YouTube. Non faccio “resistenza” e non lo contrasto: riconosco che sia un programma di intrattenimento capace di parlare a tanta gente, offrendo un motivo per riunirsi con amici e familiari. Ciononostante, a volte mi chiedo quanto sia giusto distrarsi dagli eventi più importanti che ci circondano come la politica, le guerre, le crisi, che spesso facciamo finta di non vedere. Mi domando se il Festival sia anche un modo per distrarre e accontentare il pubblico, o se resti semplicemente un grande evento televisivo che crea un’occasione comune di socialità».
Alessio – Matematica
I non studenti
Fuori dalle aule universitarie, la diserzione prende spesso la forma di una tranquilla serata passata ad allenarsi o cambiando canale.
«Non lo evito a priori, ma nemmeno lo guardo: semplicemente mi annoia. Se su qualche altro canale c’è un film o una trasmissione interessante, preferisco di gran lunga sintonizzarmi lì».
Cristina
«Faccio la mia vita normale senza preoccuparmene: guardo altri programmi, lo sport, un film oppure leggo. Non faccio nessuna resistenza ideologica, semplicemente non ci penso proprio».
Corrado
«Lo evito perché non mi attrae per niente. Di solito, in quelle serate, scelgo lo sport oppure un film. Lo trovo un programma poco coinvolgente e ormai fuori tempo massimo».
Francesco
«Nelle serate durante il Festival esco, gioco a padel oppure vado in palestra. Semplicemente non mi interessa».
Elena
Le critiche al format e i “costretti”
Infine, non mancano i giudizi severi sulle scelte artistiche e sul ruolo del servizio pubblico.
«Preferisco programmi più interessanti o un buon film. Faccio vera e propria resistenza: evito di ascoltare i commenti che invadono tutte le altre trasmissioni, tg inclusi. Disturba molto assistere a questo monopolio mediatico. Viene dato troppo spazio a una kermesse nazionalpopolare di basso profilo e, così facendo, la Rai viene meno a quello che dovrebbe essere il suo mandato più nobile: educare».
Loredana
«Non reputo i cantanti selezionati all’altezza di quello che è sempre stato, storicamente, il livello canoro della kermesse. Piuttosto preferisco guardare un buon film o fare una passeggiata col cane».
Mario
«Lo guardo praticamente solo perché mi obbligano, altrimenti continuerei con le mie serie TV. Non faccio vera e propria resistenza perché, alla fine, mi diverto a commentare tutto quello che succede, ma di sicuro non lo seguo con piacere».
Matilde
Come ci ricordano le voci più critiche, fuori dalla bolla dell’intrattenimento c’è un mondo complesso che non si ferma mai, con le sue crisi, le sue guerre e le sue urgenze. La resistenza al Festival non è allora solo lo “snobismo” di chi preferisce il cinema d’autore o la spensieratezza di chi accende la Playstation. È la fotografia di chi cerca un equilibrio tra il bisogno di staccare la spina e la necessità di restare ancorato al reale. E mentre l’Ariston spegne le sue luci, queste persone tornano semplicemente dove sono sempre state: alle aule studio, alle amicizie vere e a quelle serate qualunque che in fin dei conti bastano a sé stesse.




