
Ore 18:00 di una sera qualsiasi durante la settimana: ho passato otto ore a imprecare in ufficio tra scadenze IVA, fatture elettroniche e buste paga dipendenti, inforco i miei occhiali da lettura, diventati indispensabili tipo tre ore dopo aver compiuto 40 anni e faccio mente locale sul programma di studio meticolosamente pianificato a settembre per tutto l’anno accademico. Inutile specificare che in quel momento ero particolarmente ottimista ed ignara di quanto sarebbe stato difficile preparare gli esami di Storia dell’arte Medievale e Storia Medievale (così ottimizzo lo studio, pensavo) senza frequentare nemmeno una lezione.
Ci tengo a dirvelo: io vi invidio, voi che avete la possibilità di vivere a pieno l’università, tra lezioni e schiscette consumate al volo nel cortile interno della sede di via D’Azeglio. Vi invidio, perché potete confrontarvi su simpatie o antipatie verso i professori, su chi chiederà probabilmente cosa all’esame, sui migliori siti internet dove trovare i riassunti. Quando andavo a scuola io c’erano i Bignami: ne ho preso in prestito uno in biblioteca per Letteratura Latina lo scorso anno e la bibliotecaria ha commentato con un “Ah, pensavo che non esistessero neanche più, non ne vedevo uno da almeno dieci anni!”. Vi invidio tantissimo anche quando, scambiando qualche parola prima degli esami (gli unici momenti in cui riesco a vivere e a godermi l’ambiente universitario), mi dite con una calma serafica che non avete proprio nemmeno letto i tre saggi che erano nel programma d’esame. Al vostro posto mi sarei finta morta la mattina dell’esame!
Già, essere un universitario “vintage” nel 2026 è uno sport estremo che unisce l’ansia da prestazione (che se vi sembra tanta a vent’anni, aspettate di averne il doppio) al dover stare in equilibrio nei giorni in cui gli otoliti decidono di staccarsi dalla propria sede (no, non è una metafora). Memorizzare concetti semplici e lineari diventa più complicato di vincere un gioco a Squid Game e così la cronologia di Google, che fino a poco tempo prima elencava principalmente mete di viaggi o video di gattini carini, diventa un tripudio di “Qual è il metodo di studio più efficace” o “Miglior integratore per studenti, memoria e concentrazione”. Per non parlare del silenzio assoluto che deve regnare ad almeno cinque chilometri di distanza affinché io riesca a concentrarmi…
E pensare che ho preparato l’esame di 5^ superiore ascoltando a palla, tra le altre, Bye Bye Bye degli NSYNC, It’s My Life dei Bon Jovi e Vamos a Bailar di Paola e Chiara (correva l’anno 2000). Purtroppo la memoria di noi studenti senior è come un vecchio hard disk esterno: fa un rumore strano, si surriscalda subito e ogni tanto decide di cancellare i file più importanti proprio mentre stai sostenendo l’esame. Tutto sommato però mi ritengo fortunata: anche se mi vedrete sempre prendere appunti sui miei quadernetti a quadretti Monocromo con biro ed evidenziatori, sono una Millennial ed in quanto tale ho avuto la fortuna di nascere sì nell’era analogica, ma di essere sbalzata in quella digitale quando ancora le mie facoltà mentali mi permettevano di adeguarmi con grande dignità ai cambiamenti. A proposito, se vi serve aiuto per fare lo Spid sono a piena disposizione!
Sì, sono estremamente fortunata perchè, anche se non ho avuto la possibilità di intraprendere un percorso universitario a tempo debito, ho trovato il coraggio di farlo quando, per gli standard di vita odierna, era ormai troppo tardi. Non ascoltate chi vi fa credere che esista una scaletta ideale per le tappe della vita: non c’è un tempo giusto, fate le cose che vi piacciono e che vi fanno sentire vivi, quando volete e quando potete. Io, per ora, mi accontenterò di arrivare alla laurea prima della pensione. O almeno prima che inventino il teletrasporto per andare in segreteria studenti.




