
Sapete qual è la categoria di persone che sperimenta di più in cucina? No, non sono gli appassionati o i cuochi professionisti. Non sono neanche gli aspiranti cuochi di Masterchef. Sono gli universitari, soprattutto i fuorisede, a scoprire che i fornelli non sono auto-cucinanti e qualcuno li dovrà usare.
Ma quindi devo fare tutto io? La spesa, l’aspirapolvere, i detersivi, l’anticalcare, la lavatrice… basta. Ah, adesso devo cucinare? Va bene, cerco su Tik Tok una ricetta facile. Oppure faccio a sentimento, mi improvviso chef.
Non mi sorprenderebbe se tutti gli studenti che mi hanno raccontato le loro “ricette” abbiano avuto questo dialogo interiore, perché i piatti che mi hanno descritto rispecchiano una mente artistica ma un pizzico confusa. Ma allora cosa mangiano gli studenti? Quali sono le “ricette per la sopravvivenza”?
C’è chi fa miscugli insoliti come Alessio Rossetti, che studia moda a Milano e gli è capitato di cucinare riso, salsa rosa e tonno. Forse al supermercato voleva prendere i gamberetti, ma visto il prezzo ha optato poi per il tonno (categoricamente in scatola). Probabilmente il piatto sarebbe risultato troppo asciutto senza una salsa, quella rosa completa quindi la ricetta (a Masterchef sarebbe stata definita un “mappazzone” da Bruno Barbieri). Ma continuando con la lista, il tonno sta anche molto bene con il crudo e la maionese in un panino. Non ci credete? Quando manca la voglia, il tempo e l’ispirazione, l’importante è mettere insieme qualcosa e mangiare. Una ragazza del corso di Comunicazione e Media all’Università di Parma ci racconta che “è capitato che mi cadesse della coca cola nel risotto e l’ho assaggiato per curiosità… è diventata una ricetta, era troppo buono”. A me è successa una cosa simile, solo che al posto della coca cola mi c’è caduto un po’ di Aperol nel risotto.
Invece a Isabella Rizzo, sempre del corso di Comunicazione e Media, è capitato di sperimentare un mix di culture: gnocchi di riso coreani, ma con sugo e polpette della nonna, un perfetto esempio di globalizzazione in cucina. A volte però in frigorifero abbiamo cibi cucinati i giorni prima, avanzati e lasciati lì perché “domani lo mangio”. Poi si accumulano fino a che, per finire le piccole porzioni rimaste, si uniscono fino ad ottenere piatti gourmet, come la minestrina col ragù…
Non possiamo però non parlare di un grande classico italiano: la carbonara, ma… mi sono dimenticata di comprare il guanciale. Ed è in questo momento che molti italiani tradiscono la patria e danno inizio a “rivisitazioni”, di solito con un salume a caso che ci ritroviamo in casa: io ho provato con il salame e mi è piaciuta. Lo so, è un peccato mortale mettere nella carbonara qualsiasi altra cosa al di fuori del guanciale, ma non posso sempre mangiare pasta e tonno.
Fino ad ora abbiamo parlato solo di pranzi e cene, ma anche la merenda può essere un’occasione per sperimentare. A chi non capita, dopo le lezioni o un pomeriggio a studiare, di volere qualcosa di dolce? La Nutella è il nostro migliore alleato, ma serve qualcosa su cui spalmarla. Mi piacciono molto i pancake, ma non ho voglia di seguire una ricetta, ho già letto abbastanza oggi. E allora si fa a sentimento con quantità ad occhio, e se non ho un ingrediente pazienza, otterrò lo stesso qualcosa di simile ad un pancake. O ad un mattone. La differenza è sottile… alla fine però, dalla disperazione di fare piatti commestibili, si ottiene qualcosa di buono, che sia da mangiare o da raccontare. Si tratta anche di un’occasione per staccare dallo studio e passare, per una volta nella giornata, dalla scrivania alla cucina. Al massimo vado a prendere da asporto.




