
Per uno studente, vivere in affitto non vuol dire solo accaparrarsi un tetto sopra la testa. Studiare lontano da casa vuol dire molto di più: lasciare la propria città con i suoi colori e i suoi profumi, i comfort quotidiani – sì, anche uno scolapasta diventa un vero e proprio comfort – i pranzi in famiglia, le litigate con i fratelli e le serate con gli amici, avventurandosi in qualcosa di sconosciuto. Un passo difficile, che mette alla prova non solo la pazienza, ma anche il coraggio di lasciare la propria “culla” per iniziare qualcosa di completamente nuovo. Spesso, affrontare questo distacco non è semplice, e la nostalgia arriva nei momenti più inaspettati. Ma, anche se la distanza da casa può sembrare immensa, col tempo si impara ad affrontarla, oppure si vive nell’attesa di contare i giorni che mancano al ritorno: quel biglietto dell’aereo o del treno che sa già un po’ di abbracci.
Insomma, potremmo dire che studiare fuori casa rappresenti uno dei primi veri riti di passaggio verso l’età adulta: quello in cui impari a stare da solo prendendoti cura di te stesso. Secondo una stima del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), nel 2023 in Italia circa 450.000 studenti fuorisede si sono trasferiti in una regione diversa da quella di residenza. L’Unione degli Universitari (UDU) stima invece un numero ancora più elevato, fino a 900.000 studenti, considerando anche gli spostamenti intraregionali. A Parma, in particolare, si contano in totale circa 32.000 studenti, molti dei quali provenienti da fuori città. Secondo un’analisi svolta nel 2021 dall’Osservatorio Talents Venture, infatti, si colloca tra le prime 10 città italiane per numero di studenti fuorisede, quasi alla pari con atenei come Padova e Firenze. Questi grandi numeri, che sembrano riconfermarsi anche per l’anno 2025, ci aiutano forse a sentirci meno soli. Come erano soliti dirlo i latini “consolatium misero comites habere penantes”…insomma, mal comune mezzo gaudio. Ciò nonostante, in questa palestra di sopravvivenza urbana piena zeppa di subdoli contratti capestro, si finisce spesso per vivere una commedia tragicomica in pieno stile pirandelliano capace di mettere a dura prova la convivenza, i confini della propria libertà e della propria pazienza. L’importante, però, è non mollare. «Alla fine le mie coinquiline mi hanno scalato 30 euro per le pulizie…che stronze» esordisce Anna, 26 anni, che dalla Puglia si è trasferita a Parma per studiare Comunicazione e media contemporanei. La sua esperienza traumatica nasce per via delle due sorelle proprietarie dell’appartamento dove è andata a vivere. Due streghe, per definirle in maniera più edulcorata, sempre pronte a ribattere su ogni cosa, in particolare sulle pulizie.
«Un giorno ero fuori casa per via di un esame e mi mandano questo messaggio: Ehi Anna, scusa il disturbo, volevo chiedere se avessi davvero finito di pulire la cucina. Io vedo polvere e ditate sui mobili e sugli sportelli, delle macchie sulle mattonelle e sulla cappa. Non vorrei metterti fretta, ma magari è il caso di tornare a casa e finire di pulire tutto per bene».
Convivere, insomma, è un vero e proprio banco di prova continuo: si impara a gestire spazi e pulizie, relazioni, bollette e compromessi. Ma, ancor prima della convivenza, il grande sforzo è quello di cercare un appartamento. Per chi si avventura nel labirinto spesso incerto degli studi universitari, dove si conosce bene la data d’inizio ma raramente quella di fine, la ricerca di una stanza diventa infatti la prima vera prova da affrontare. Non si tratta solo di trovare un tetto sotto cui dormire, ma di costruire un nuovo equilibrio lontano da casa, tra budget limitati, offerte spesso inadeguate e una concorrenza sempre più agguerrita. È una fase fatta di visite, contratti da decifrare, quartieri da esplorare e compromessi da accettare, in cui la casa diventa sin da subito specchio della propria capacità di adattamento. E mentre si cerca una scrivania su cui studiare o una cucina condivisa in cui sentirsi meno soli, ci si rende conto che abitare un nuovo spazio vuol dire necessariamente costruirsi una nuova vita. Così, in questa lunga e quasi eterna lotta tra locatori e affittuari intrecciata ad un labirinto di annunci truffaldini, agenzie immaginarie e case più simili a bettole uscite fuori da scenari post-apocalittici, molti studenti confermano che cercare casa a Parma richiede mesi e nervi d’acciaio.
Carlotta, Valle D’Aosta, 27 anni, laureata in Giornalismo: «Ho contattato una valanga di privati. La maggior parte di loro non rispondeva e quei pochi che lo facevano mi dicevano che la cifra nell’annuncio non era del tutto esatta. Ai 400 o 450 euro per l’affitto avrei dovuto aggiungerci le spese del condominio, circa 35 o 40 euro, e persino quelle delle bollette. Cioè…tutto escluso! Ma mi prendi per scema? Per non parlare delle case che mi facevano vedere: ricordo un appartamento con le piastrelle crepate e porte rotte impossibili da chiudere per intero. Il proprietario si giustificava dando la colpa agli studenti poco attenti e diceva di non voler aggiustare nulla perché il problema si sarebbe ripresentato. Ah, naturalmente al terzo piano e senza ascensore. Alla fine, ho preso una casetta piccola in zona Panorama, infissi vecchiotti, problemi col riscaldamento… e overpriced, ovviamente, ma comunque la migliore che ho trovato in giro»
C’è chi potrebbe dire di aver vissuto la stessa esperienza di Carlotta e chi giurerebbe invece di aver avuto delle esperienze più mistiche…quasi immaginarie.
Alessadro, 31 anni, Verona, un percorso di Ingegneria alle spalle: «Giravo molto sui gruppi FB in quegli anni. Diciamo che pensavo di trovare qualcosa a meno e di più sicuro. Spoiler: stronzata. Un giorno trovo questo annuncio messo da una coppia, appartamento davvero carino e ristrutturato, unica pecca si trovava in culonia, zona Emilia Ovest…hai presente via Egidio Pini, quella strada che alla fine porta al Tempio per la Cremazione? Ecco, lì. Ma ci sta, mi accontento. Contatto i proprietari e mi dicono che prima di vederla devo lasciare una caparra “simbolica” perché non sono di Parma e per venire fin lì ci rimettono in benzina. Assurdo, ma okay. Faccio finta di essere d’accordo, così loro mi chiedono anche di mandare tutti i miei documenti e le informazioni sulla mia banca ma a quel punto è palese che mi stiano truffando. Screnshotto tutto e pubblico su quello stesso gruppo FB. Non vuoi che viene fuori che in altri gruppi di Reggio Emilia, Modena, Piacenza e tanti altri avevano pubblicato le stesse foto?»
A proposito di caparre. Anche a voi come a Tamara, sarda, 29 anni a ottobre, laureata in giornalismo, hanno chiesto ben 4 caparre tutte in una volta da aggiungere alla prima mensilità e a parte le bollette dei consumi? Spero proprio di no. Ad ogni modo, una volta trovata una sistemazione, ecco che arriva lo step successivo: i coinquilini. Alcuni di loro diventano amici per la vita. Altri… semplicemente diventano materiale per racconti surreali.
Alex, 27 anni, di Ferrara, racconta di aver vissuto il primo anno di magistrale con altri tre ragazzi in zona ospedale, via Volturno. Uno di loro però, con un impiego notturno, aveva iniziato a trascurare del tutto i turni di pulizia e a portare a casa ragazze diverse ogni giorno mentre la moglie e la figlia (sì, aveva una famiglia) vivevano in un’altra città. Dopo tre mesi consecutivi senza pagare l’affitto, il proprietario aveva tentato di sfrattarlo ma senza successo. Lui occupò la stanza e uscì fuori solo con l’aiuto della polizia.
Altre volte, invece, il problema non è l’occupazione, ma l’invasione silenziosa. Avete presente quando il fidanzato della vostra coinquilina diventa il vostro nuovo coinquilino che non sborsa neanche un centesimo per le bollette? Ecco, è proprio quello che ho vissuto io il secondo anno di magistrale. Ma le storie sono tante, forse troppe. Dai coinquilini bacchettoni a quelli pigri, a quelli che per una chiamata di troppo nella stanza di fianco iniziano un litigio infinito, come quello che ha vissuto Alessandra, 27 anni, studentessa di lettere moderne, per aver chiamato i suoi genitori e lasciato che il cartongesso che la divideva dalla sua coinquilina non attutisse le onde sonore della sua voce, già fievole per natura, finendo per beccarsi un «Stai zitta! Non riesco a studiare se parli al telefono!». Eppure, non mancano delle storie a lieto fine. Alcune esperienze lasciano il segno, ma in positivo. Aurora, 28 anni, di Napoli ed ex studentessa di giornalismo, vive nella stessa casa da cinque anni. Ha trovato una coinquilina con cui è scattata subito l’intesa: l’ha aiutata a cercare lavoro, a gestire l’ansia e le è rimasta accanto nei momenti difficili — e continua a farlo ancora oggi. Di esperienze positive e legami profondi ne sono pieni anche gli studentati universitari, proprio come in quello in zona Volturno dove ha soggiornato Gloria, 27 anni, abruzzese e laureata in lettere moderne dove racconta di aver trascorso spensierata i suoi anni universitari: serate passate tra una stanza e l’altra tra cene e film in compagnia per poi concludere con un bel drink di mezzanotte nella sala comune al pianterreno. Piccoli riti quotidiani che, nella loro semplicità, hanno lasciato un’impronta profonda. «Ancora oggi mi capita di sentire un nodo alla gola quando passo davanti alla residenza» – confida – «Quando guardo verso quelle finestre, in controluce, mi sembra ancora di scorgere i “miei” ragazzi. Sono le ombre di un passato che continuerà ad essere parte del mio presente».
Cercare casa a Parma può sembrare complicato, ma con i giusti strumenti diventa tutto più semplice. Oltre ai classici portali come Wikicasa, Cambiocasa, Nestpick, Rentola, Idealista e svariati gruppi facebook “cerco affitto a Parma”, l’Università di Parma mette a disposizione il servizio gratuito “Vetrina Alloggi” in collaborazione con ER.GO, per aiutare studenti e studentesse nella ricerca di un alloggio. Gli affitti più comuni e facilmente reperibili sono quelli che prevedono una lunga permanenza (ma state sereni, si può sempre recedere con un giusto preavviso). Le zone più consigliate variano in base alle esigenze ma in generale la zona Oltretorrente è sicuramente l’ideale per chi cerca un ambiente giovane, vicino all’università e prezzi moderati (e anche ben collegato). Prima di firmare un contratto, è sempre bene visitare l’immobile, informarsi sulla zona e leggere attentamente tutte le clausole. E ricorda, per una convivenza serena e duratura non è necessario seguire alcun libretto delle istruzioni, ma un semplice mantra composto da tre semplici parole chiave: sincerità, rispetto e una bella dose di “vivi e lascia vivere”!




