La Verdi Street Parade, l'evento inaugurale di Verdi Off

Quando arriva settembre, a Parma si respira un’aria particolare: le strade e le piazze diventano un teatro a cielo aperto, le note di Giuseppe Verdi percorrono ogni angolo della città e dei suoi dintorni, con oltre 190 appuntamenti, 2500 artisti e una mappa di luoghi che abbraccia quartieri, RSA, scuole, carceri e ospedali. Giunto alla sua decima edizione, Verdi Off esplode in un mese di eventi, molti dei quali di timbro decisamente pop, che mescolano tradizione e cambiamento, trasformando ogni autunno la città in un laboratorio di convivenza, partecipazione e cultura.

Ma cos’è Verdi Off? Una rassegna di manifestazioni collaterali al Festival Verdi, organizzata dal Teatro Regio di Parma e dal Comune di Parma, con l’obiettivo di portare l’opera e la musica in contesti inaspettati. Tutta la kermesse è a ingresso libero per coinvolgere il più ampio pubblico possibile. Non ci si limita a concerti e teatro, ma si includono mostre, installazioni artistiche, dj-set, incontri e progetti speciali che celebrano Verdi in modi e luoghi sempre nuovi, creando un’atmosfera festosa e facendo sentire la cittadinanza parte integrante del Festival, con eventi pensati per ogni età.

Da due anni a questa parte, il Teatro Regio, l’Università di Parma e la Gazzetta di Parma hanno dato vita a un progetto formativo di giornalismo, Verdi Off News, per portare quotidianamente il festival sulla carta stampata, con cronache di eventi e interviste. Il nostro sguardo nasce, invece, da una prospettiva più ampia e dilatata: è la risposta al laboratorio di didattica applicata “Teatro e informazione” attivo presso il corso di giornalismo del nostro ateneo. Il reportage è scritto a posteriori, con l’obiettivo di considerare il festival come fenomeno culturale complesso: non si è trattato solamente di seguire spettacoli e appuntamenti, ma di osservare come l’eredità verdiana venga reinventata in dialogo con i cittadini, le associazioni, gli artisti, le fragilità sociali e il territorio.

Verdi Off è, quindi, uno spazio di sperimentazione sociale, un progetto più unico che raro nel panorama nazionale: progetti inclusivi, eventi site-specific, persino performance audaci come A letto con Verdi, che scatenano dibattiti sul ruolo dell’arte, proprio come il Cigno di Busseto amava fare con le sue opere.

Barbara Minghetti, dieci anni di Verdi Off

Barbara Minghetti, ideatrice del festival / foto: Roberto Ricci

Com’è nata l’idea di Verdi Off?

«Mi aveva contattato il sindaco di Parma per progetti vicini al teatro, con un impatto sulla comunità: innovativi e partecipativi. Ho espresso il desiderio di fare qualcosa che richiamasse il Festival Verdi, ma che potesse avvicinare molta più gente di diverse estrazioni sociali, fuori dal teatro e in modo più semplice. Sin dall’inizio, ho puntato su innovazione, multidisciplinarietà e l’uso di luoghi non teatrali, quali piazze, mercati, spazi creati ad hoc come Piazzale Picelli con circo o yurte».

Perché ha puntato su un maggiore impatto sociale della manifestazione?

«Negli ultimi anni, è emerso un secondo filone legato alla fragilità sociale, che onora Verdi quale fondatore di una casa di riposo per musicisti a Milano. Abbiamo sviluppato progetti nelle RSA, il coro in carcere e iniziative in un ospedale oncologico e in luoghi di accoglienza per immigrati: vogliamo che la musica di Verdi interagisca con comunità che non possono permettersi il biglietto caro dell’opera, abbattendo le barriere».

Come si sono evoluti il programma e la partecipazione di pubblico e artisti in questi dieci anni?

«L’aspetto più gratificante è che artisti affermati propongono progetti a Verdi Off perché lo considerano un territorio di sperimentazione. Molti registi e compagnie, pur lavorando nei grandi teatri, qui trovano l’opportunità di usare linguaggi e contesti diversi. Abbiamo dato vita a un ecosistema dove gli artisti sono intrigati dalla possibilità di fare qualcosa di originale. Anche il pubblico è cambiato: all’inizio c’era scetticismo, ma successivamente persino i melomani più critici si sono appassionati vedendo la forza empatica che l’opera può creare con le persone».

Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono Verdi Off rispetto ad altri festival simili in Italia?

«Come festival strutturato in questo modo, in Italia non ne conosco altri. Verdi Off, con la sua organizzazione decennale e il focus su un unico compositore legato al festival maggiore, è unico nel suo genere».

Ha anche esportato alcune produzioni all’estero: ci farebbe qualche esempio?

«Abbiamo portato A Letto con Verdi a Parigi e a Ginevra e stiamo valutando Amsterdam e New York. Inoltre, a Fiume abbiamo presentato un mix dei nostri spettacoli e collaborazioni con artisti locali».

Se dovesse scegliere qualche parola chiave per descrivere Verdi Off, quali userebbe?

«Empatico, comunitario, partecipativo, diffuso e utile».

Verdi Off e il Territorio

Performer trampolieri alla Verdi SPIP Parade / foto: Roberto Ricci

Il ritaglio di terra tra Roncole e Busseto ha conosciuto molto da vicino la figura di Giuseppe Verdi, sono infatti queste due piccole realtà nel parmense ad aver ospitato il grande compositore nei primi anni della sua formazione.

Il Festival vuole essere l’occasione perfetta per valorizzare il profondo legame che unisce Verdi a questi importanti luoghi con la loro storia, e ne diventa uno dei suoi punti forti: i numerosi appuntamenti sono distribuiti su tutta la vasta provincia di Parma. Dalla valle del Ceno, dove a Varano de’ Melegari si è tenuto Un trio per Verdi, passando per la Reggia di Colorno in cui è stata organizzata la cena con delitto L’ultima nota, fino ad arrivare al porto turistico di Mezzani luogo dove Verdi trova posto in un varietà inusuale in motonave. Un festival diffuso nel vero senso della parola, in grado di coprire e coinvolgere sia la dimensione cittadina che tutta la vasta area provinciale.

A Parma, gli eventi all’aperto in luoghi pubblici e di passaggio, sono il cuore del Verdi Off. Le melodie verdiane si infiltrano nella quotidianità di chiunque passi davanti al Teatro Regio alle 13 per tutti i giorni del festival, quando gli studenti del conservatorio Arrigo Boito si affacciano sui Fornici intonando arie del compositore durante il Cucù verdiano. La stessa inaugurazione del festival incarna questo spirito: la Verdi Street Parade ogni anno invade le strade del centro con danze, bande in marcia e performer provenienti dalle realtà cittadine e non solo: l’ospite d’eccezione della decima edizione è stato il carnevale di Viareggio, con le coreografie di Elodie Lebigre e la curatela di Imaginarium – studio toscano con un legame speciale con Parma e Verdi. Il territorio che comunica non solo con l’eredità verdiana locale, ma anche con importanti realtà nazionali.

Il festival si spinge in periferia, arrivando a coinvolgere luoghi solitamente lontani da iniziative culturali. Più nello specifico stiamo parlando dello spazio tra il centro di Parma e la provincia: il quartiere industriale nord. È il caso della Verdi SPIP Parade, un successo giunto alla sua terza edizione, che ha reso sei realtà aziendali – Camst, La Giovane, Iren, Opem, Ds Solutions, Bonatti – il palco di eventi di giocoleria, teatro e concerti. Oltre agli spettacoli si è data la possibilità di partecipare a visite aziendali, un’occasione unica e particolare per conoscere spazi di norma esclusi dal panorama cittadino. L’arte e la musica verdiana, anche qui, sono state lo strumento per avvicinare luoghi e persone tra di loro distanti, diventando un momento per creare connessioni e una comunità cittadina più integrata.

Dalle scuole alle carceri: coinvolgimento totale

Forte Verdi. L’Associazione Rapsody in scena per una scolaresca / foto: Alberto Lusetti

Verdi Off non si limita a fare da cornice al Festival Verdi: lo travolge, lo rivoluziona e lo rilancia nella città reale, entrando in carcere, nelle RSA, nelle scuole e nelle piazze dell’Oltretorrente, trasformando Parma in un laboratorio di partecipazione e ascolto. È qui che l’opera smette di essere un rito per pochi e diventa un dispositivo sociale, capace di rendere tutti – ma proprio tutti – protagonisti di un grande spettacolo diffuso.

Verdi Off entra dove il teatro, di solito, non arriva. Le sue storie migliori nascono lontano dai velluti rossi e dai foyer illuminati. Qui, i palchi sono i corridoi degli ospedali, le stanze del carcere, i saloni delle RSA e le aule scolastiche, dove la lirica si misura con la fragilità, la solitudine, l’infanzia. È qui che il festival mostra davvero la sua missione: parlare di Verdi fuori dal teatro, portare il Maestro ai margini, far sì che la musica diventi un gesto concreto di cura, relazione e cittadinanza.

Quando l’opera varca i confini

Nel carcere di via Burla a Parma, le arie dell’Otello arrivano come l’esito di un lavoro lungo e stratificato. Da un laboratorio sul repertorio lirico è nato un coro di detenuti, una trentina di uomini che studiano ogni anno un titolo della Stagione Lirica e del Festival Verdi, curando persino la costruzione delle quinte insieme alle maestranze del Teatro Regio. Le recite, pensate per un pubblico contingentato di circa ottanta persone tra detenuti, operatori e ospiti esterni, sono parte del progetto Opera in carcere, che ha coinvolto istituti penitenziari, Polizia Penitenziaria, Magistratura e Comune, fino a diventare un tassello riconoscibile del Manifesto Etico del Teatro Regio.

In questo contesto, Verdi Off non porta soltanto qualche aria “in visita”: costruisce nel tempo un vero percorso, in cui la disciplina del coro diventa uno strumento di rieducazione e di orgoglio, tanto che i detenuti raccontano il valore di quell’esperienza anche nei loro contesti lavorativi. È una scena che torna in molti racconti: le voci dei reclusi che attaccano una frase dell’opera verdiana, gli agenti che si ritrovano a canticchiarla sotto voce, la consapevolezza che per un’ora il carcere è altro: un teatro dove ogni voce ha peso, un canto che rende liberi.

Verdi nelle RSA: quando la memoria risponde

Le case di riposo sono l’altra grande frontiera della “geografia fragile” di Verdi Off. Già nel 2021, con Verdi Off nelle RSA, l’opera inaugurale del Festival – Un ballo in maschera – era stata raccontata e proiettata in tutte le residenze cittadine, trasformando i saloni comuni in luoghi d’ascolto. Da quel momento, è nata una costellazione di azioni tra danza e concerti, un progetto di impegno sociale che raggiunge coloro che non possono arrivare in teatro.

Nel decennale del 2025, la dimensione diffusa viene esplicitata anche nei numeri, con il programma che cita ben 25 RSA tra Parma e provincia. In questi luoghi tornano a galla ricordi personali: un tema riconosciuto, una frase cantata a mezza voce, un sorriso inaspettato. Verdi Off accompagna così gli anziani in un viaggio musicale tra note e memorie.

Le scuole: il futuro è adesso

Per Verdi Off, le scuole rappresentano una parte fondamentale del progetto e della programmazione. La decima edizione parla esplicitamente agli istituti scolastici attraverso laboratori, progetti con il Conservatorio, la Casa della Musica e le associazioni del territorio, tramite percorsi che culminano spesso nella partecipazione alla Verdi Street Parade o in eventi performativi nei quartieri. In questa prospettiva, bambini e ragazzi non vengono considerati un pubblico futuro, ma soggetti attivi nel presente, che rielaborano Verdi per costruire una vera e propria alfabetizzazione culturale, emotiva e civica.

È in questa cornice che si inseriscono format come Forte Verdi, La Yurta di Peppino, un grande tendone montato in Piazzale Picelli, nel cuore dell’Oltretorrente, dove le scuole e le famiglie partecipano attivamente a spettacoli e narrazioni. In questo spazio raccolto, attori e pubblico sono allo stesso livello, coinvolti in racconti che mescolano la storia di Verdi a elementi della loro quotidianità. La Yurta si allarga a Puccini e Rossini, con trascrizioni speciali delle loro opere che vengono attinte da una fonte rara nel panorama italiano: una collana di libri per l’infanzia del Teatro Regio, uno dei pochi casi a livello nazionale in cui un teatro d’opera costruisce percorsi narrativi specificamente pensati per i più piccoli. Non esistono equivalenti riguardanti Donizetti a Bergamo o Rossini a Pesaro; persino in contesti internazionali, come Salisburgo con Mozart, i progetti per bambini spesso restano iniziative marginali e non filoni organici di un festival.

«È una delle poche iniziative in Italia, non solo per i bambini», sottolinea l’Associazione Rapsody, curatrice della Yurta. «Questo serve per far capire che ci si può divertire anche con la musica classica e operistica. I bambini, per il momento, non lo sanno, ma siamo convinti che questo esperimento rimarrà nella loro memoria: quando, da adulti, sentiranno dire che la musica classica è noiosa, si ricorderanno di essersi divertiti e di averla interpretata».
L’effetto è chiaro: le differenze di linguaggio si riducono, ma resta la continuità di un’emozione che trova nella musica il suo codice più diretto.

Un ricco ecosistema

 Oltretorrente. Persone, spazi pubblici e negozi confluiscono in un unico evento / foto: Alberto Lusetti

Come si è avuto modo di leggere la programmazione è davvero fittissima e di grande complessità strutturale. Verdi Off risponde all’esigenza di diffondere in modo ampio e inclusivo la cultura teatrale, creando un vero e proprio spin-off del più canonico festival Verdi, un classico nazionale giunto alla sua venticinquesima edizione.

Proprio per questo motivo Verdi Off è solo l’ultimo tassello che si inserisce nella ricca offerta culturale che comprende e integra ben tre diversi filoni: Festival Verdi, Verdi Off e Ramificazioni. Quest’ultimo, ufficialmente una sezione del Verdi, è in realtà il ponte che collega gli altri due poli: è una programmazione di spettacoli a pagamento di timbro decisamente sperimentale, frutto di commissioni o collaborazioni del teatro Regio. È il luogo in cui ci si allontana dalla rigidità dei canoni lirici pur mantenendone le vocalità; quest’anno ha incluso spettacoli come Overture coproduzione tra Teatro Regio di Parma, I Teatri di Reggio Emilia e KLm, Disdemona. Cattiva stella creazione di Fondazione Lenz, e due produzioni del Reggio Parma Festival: 89 Seconds to Midnight e Timon Études, rispettivamente frutto dei progetti Gradus e Arcipelaghi.

Il coinvolgimento di giovani talenti è un altro punto che accomuna le tre realtà, la collaborazione con l’Accademia Verdiana permette agli allievi di mettersi in diversi contesti, come il Cucù verdiano a Busseto e il Cafè concerto nel Gran Cafè del Regio. Maria Smirnova, soprano dell’accademia al Cafè concerto, fa notare come sia «un’occasione grandissima per ogni artista»; è una possibilità unica per i giovani interpreti, in cui ognuno può «fare parte del festival insieme a cantanti e registi importanti», una delle poche realtà presenti sul territorio nazionale a permetterlo.

Il valore partecipativo dei festival verdiani non si limita al canto lirico o ai laboratori scolastici: è pervasivo. Eventi come la Verdi Street Parade, Verdi a passo di danza e con Verdi a spasso in banda offrono a diverse realtà amatoriali l’occasione per avere un importante palco su cui esercitarsi. Esibirsi in eventi del festival Verdi Off vuol dire avere la motivazione perfetta per innovare la normale programmazione annuale. L’a.s.d. di Sorbolo di ginnastica ritmica sottolinea infatti come il festival sia « un’occasione per far provare cose nuove alle ragazze e sperimentare nel movimento».

Verdi Off più che una rassegna di eventi multidisciplinari è un grande e complesso ecosistema, in cui i vari piani dell’arte si intersecano con tutte le realtà cittadine, integrandole e valorizzandole, nessuna esclusa. Giunto alla sua decima edizione, il festival ha proposto un programma che potesse offrire il meglio del suo lungo percorso, incarnando appieno gli ideali alla sua origine. E, ci anticipa la curatrice Minghetti, restando fedele a questi, coglie l’anniversario come occasione per rinnovarsi. Non resta che scoprire le novità del prossimo anno.

  • Matteo Poletti, Gabriele Ravini

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