
La locandina della mostra
«Ho sempre dipinto, sto dipingendo, dipingerò fino all’ultimo istante.»
Entrare nella mostra parmense dedicata a Giacomo Balla significa entrare in un mondo parallelo in cui è necessario rallentare per osservare il movimento. Può sembrare un paradosso, considerando che è stato il pittore che più di altri ha provato a catturare la velocità e l’energia della modernità. Eppure la mostra richiede al visitatore uno sguardo attento, ma disposto a essere sorpreso. Il titolo è “Un universo di luce” e rappresenta perfettamente la dimensione di completezza e intimità che questa esperienza lascia.
Il percorso espositivo è allestito all’interno del Palazzo del Governatore, è diviso in tredici sale e mette in luce le molte sfaccettature dell’artista. Infatti, accompagna il pubblico dagli esordi divisionisti alle sperimentazioni futuriste, fino ad un ritorno più realista e intimo, facendolo entrare idealmente nella casa-studio di Balla.

Pessimismo e ottimismo, Giacomo Balla
A questo proposito contribuisce in modo significativo anche l’allestimento della prima sala, che ricostruisce la disposizione di tre dipinti in mostra, all’interno dell’appartamento dell’artista a Roma. Colpisce molto anche l’illuminazione delle opere esposte che lascia il resto della sala nella quasi oscurità e che fa emergere la potenza dei colori e dell’uso della luce nei dipinti. Alcune opere sono caratterizzate da una certa immediatezza, con linee geometriche, tinte accese e forme dinamiche nello spazio. Altre chiedono uno sforzo interpretativo maggiore, ma ripagano con la loro profondità significativa ed emotiva. È in queste differenze che si percepisce quanto il lavoro di Balla non fosse solo una celebrazione del progresso, ma anche un tentativo di comprendere il mondo. In questa esposizione il racconto cronologico della vita di Balla si mescola con la storia della sua complessa ricerca espressiva. Infatti l’artista viene spesso ridotto, frettolosamente e in modo errato, al suo ruolo di protagonista svolto nell’avanguardia del futurismo; questa selezione di opere ci dimostra che, invece, la sua ricerca artistica continua e con essa anche i suoi cambiamenti di stili espressivi. L’esperienza è inoltre arricchita da eventi settimanali che approfondiscono varie tematiche inerenti alla figura di Giacomo Balla, un’iniziativa stimolante per chi è interessato ad una visita più consapevole.
Ciò che resta dopo non è tanto l’eco del futurismo, quanto la sensazione di aver incontrato un artista curioso, capace di guardare il mondo con occhi sempre nuovi. Una volta usciti ci si sente anche più vicini a Balla, un artista che negli ultimi anni della sua vita ha immortalato prevalentemente il proprio mondo domestico, consentendoci di entrarvi, anche se a distanza di anni. La mostra invita a riconsiderare l’artista, a rileggerlo senza etichette. In un momento in cui siamo costantemente immersi nel movimento, le opere di Balla ci portano a rallentare per interrogarci. Il modo ideale di percorrere questa mostra è spogliarsi di tutte le aspettative e immergersi completamente nell’universo che si presenta davanti a noi.



