
Di Buen Camino in queste settimane se ne parla praticamente ovunque, ma va vissuto in sala per capirne davvero il successo. L’ultimo film di Checco Zalone diventato in pochissimo tempo un vero e proprio fenomeno cinematografico capace di polverizzare record di incassi e di riportare al cinema un pubblico trasversale fatto di giovani e famiglie di ogni età. Fin dai primi giorni di programmazione ha conquistato il box office italiano con numeri impressionanti: arrivando a 59 milioni di euro d’incasso in 13 giorni, confermando ancora una volta Zalone come uno dei pochi nomi italiani in grado di trasformare un’uscita in un evento collettivo. Personalmente posso dire che è uno di quei film in cui la sala diventa parte integrante dell’esperienza, le risate non si fermano mai: battute fulminanti, situazioni paradossali e tempi comici perfetti fanno sì che ogni scena strappi una reazione. Un elemento che mi ha colpita sono state le canzoni, ironiche e pungenti, create apposta per il film: restano in testa e amplificano il lato satirico di Zalone. Dietro la comicità però si nasconde qualcosa di più profondo. La pellicola non diventa pesante o moralista ma riesce a trasmettere attraverso l’ironia un messaggio chiaro che emerge soprattutto nel finale. La storia ruota attorno al rapporto tra un padre ricco, superficiale, materialista e una figlia cresciuta nel benessere che però disdegna i beni materiali e chiede al padre qualcosa di diverso come la presenza e i rapporti umani. La figlia chiamata Cristal, come lo champagne, scappa di casa per intraprendere da sola il Cammino di Santiago, dove poi la raggiungerà anche il padre. È un percorso simbolico che accompagna entrambi i personaggi, ma soprattutto il padre, costringendolo a mettersi in discussione. L’uomo che all’inizio misura tutto in termini di soldi, status e immagine, passo dopo passo impara che l’apparire non è tutto e che l’essere conta molto di più. Ed è proprio nel rapporto con la figlia che questa consapevolezza diventa evidente: ciò a cui non vuole rinunciare alla fine non è il denaro, ma il legame umano. Buen Camino riesce, quindi, a far ridere di gusto e allo stesso tempo lasciare allo spettatore una riflessione che tocca temi attuali come il rifiuto del materialismo e il bisogno di relazioni autentiche



