• credits: Netflix (Frankenstein) e Lucky Red (Dracula – L’amore perduto)

Siamo davvero così diversi dai mostri? A giudicare dal successo dei nuovi “Frankenstein” di Guillermo del Toro e “Dracula- L’amore perduto” di Luc Besson, si direbbe di no. Non è la prima volta che questi classici gotici vengono trasposti, ma il grande interesse che riescono a suscitare fa sì che continuino a essere rielaborati. La domanda su cui viene spontaneo interrogarsi allora è: perché il pubblico moderno continua a essere attratto da essi? La risposta è molto semplice e si trova proprio nel tema comune del “mostro”. Infatti, questi film affrontano argomenti che sfidano la temporalità, rimanendo sempre moderni, soprattutto in un clima mondiale di discriminazione, odio e violenza come quello attuale. Le creature protagoniste di questi racconti sono accomunate dal semplice desiderio di amore, di cui però vengono private. Vengono considerati “mostri” all’apparenza, tuttavia uno sguardo più critico rivela che sono proprio il contrario della denominazione che gli viene accreditata. Entrambe le storie parlano di isolamento e di una sensibilità profonda, fungendo da metafora del clima di odio e disinteresse che caratterizza il mondo di oggi. Queste storie non sono solo fonte di intrattenimento, ma vanno lette in una chiave di riflessione personale. Infatti, il motivo per cui continuano a incuriosirci è che parlano del bisogno più umano: quello di essere compresi e soprattutto amati. Ci ricordano che i veri mostri non sono le persone “diverse” ma chi non ha empatia verso gli altri.

Nel nuovo adattamento di “Frankenstein” è la creatura ad essere etichettata come mostro. Nonostante sia in realtà un’anima pura e innocente, subisce una continua discriminazione per il suo aspetto inusuale. Questo è il punto fondamentale del racconto: parla di discriminazione e violenza verso chi è fisicamente “diverso”, un problema che è presente da sempre nella società, basti solo pensare al fatto che la storia è stata scritta nel 1800 e la questione presentata rimane ancora attuale. Gli unici personaggi che riescono a comprendere la sua interiorità sono Elizabeth e un vecchio cieco, che a loro volta rappresentano purezza e innocenza. Tuttavia, la creatura viene ingiustamente incolpata per entrambe le loro morti. Così come molte volte nella nostra quotidianità sentiamo incolpare chi è “diverso” per la maggior parte dei problemi che affliggono la nostra società. Solo chi è dotato di certi valori e razionalità riesce a comprendere che i cosiddetti “mostri” non sono loro ma le persone che fanno questi ragionamenti discriminatori. Proprio come nel film il vero mostro non è la creatura, ma Victor. Il padrone che maltratta la creatura fino a provare ad ucciderla, ritenendola stupida ed inferiore a sé. Tuttavia, essa riesce comunque a perdonarlo alla fine, dimostrando così la sua bontà innata.

Passando invece all’adattamento di “Dracula”, il conte diventa un “mostro” a causa della perdita dell’amore della propria vita, trasformandosi di conseguenza in un vampiro. Nonostante venga visto dal resto della società come una creatura mostruosa e assetata di sola violenza, in realtà egli rimane per sempre fedele alla sua amata, cercando di ritrovare la sua anima pura per tutta la sua vita. Quello che lo porta a diventare cattivo è proprio l’esasperazione della sua infinita ricerca di amore, ma non un amore qualsiasi. Infatti, l’unico scopo della sua esistenza, ormai miserabile, è ritrovare quel sentimento puro e reale che aveva provato per sua moglie. Tuttavia, nella sua ricerca si lascia prendere dalla passione, mordendo varie donne e costringendole a un’esistenza di infinita sofferenza. Ma la sua condanna è dovuta a un sentimento sincero e profondo, di cui è stato privato ingiustamente. Per comprendere il personaggio basta provare a pensare di essere al suo posto, come ci comporteremmo noi se fossimo stati privati dell’unico vero amore che abbiamo mai provato, in maniera immeritata e segnante? Nel finale dà la dimostrazione più chiara della sua bontà: ritrovata la sua amata, si sacrifica per lei, evitandole una vita piena di sofferenza come la sua.

Allora sembra ovvia la conclusione che questi cosiddetti “mostri” sono più vicini ad una sincera e profonda sensibilità di quanto non lo siano molti esseri umani. Frankenstein e Dracula sono storie che continuano a toccarci perché ci fanno comprendere che il vero significato di “mostro” non è apparire diverso, ma essere privi di comprensione e affetto verso chi ne ha più bisogno. Questi film attestano che dietro a chi viene ritenuto diverso e quindi recluso dalla società si nasconde in realtà il semplice bisogno di essere amati.

  • Federica Tavella

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