
Prima di parlare della mostra alla Magnani-Rocca credo sia doveroso uno “spiegone” che contestualizzi il Simbolismo, che non può essere considerato un vero e proprio movimento artistico, con un gruppo organizzato e un programma ben preciso.
È invece un particolare clima culturale, che parte dalla Francia e si diffonde poi in tutta Europa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, grazie ai frequenti viaggi degli artisti al di fuori dei loro paesi di origine. Una circolazione di idee che arriva anche in Italia, potente fonte di ispirazione per artisti come Arnold Böcklin, che diventa a sua volta ispirazione per gli artisti italiani.
Proprio da questa idea – l’interpretazione delle influenze europee in chiave autonoma e affascinante da parte degli artisti italiani – parte la mostra Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915, allestita fino al 28 giugno alla sempre bellissima Magnani-Rocca, curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi.
Il percorso espositivo si sviluppa in sette sezioni, che esplorano in maniera convincente i temi ricorrenti nel Simbolismo, e ognuna ben definita e raccontata dai pannelli esplicativi. Veniamo accompagnati lungo le sale da opere che partono dalle origini del movimento fino alla sua evoluzione più matura, passando accanto a sirene, creature mitiche, fauni e spiriti che escono dalle acque. Un percorso tra sogno e realtà, che indaga la natura “concepita come spazio animato da presenze mitiche radicate nella tradizione mediterranea; fauni, ninfe e altre creature ibride”, come leggiamo su un pannello.
Altro tema caro ai simbolisti è l’immagine della donna, che non è più rappresentata in maniera realistica ma diventa un simbolo, sospeso tra enigma, sensualità e spiritualità.
Ogni volta che torno a una mostra temporanea alla Magnani-Rocca resto colpita dalla capacità di dare a ogni opera la giusta collocazione per metterla in risalto al meglio, caratteristica non così scontata negli allestimenti.
Scendere la scala che porta alla seconda sala è sempre un’esperienza estremamente coinvolgente: quale sarà l’opera che mi attenderà nella parete di fronte? In questo caso ho trovato il capolavoro di Cesare Saccaggi, A Babilonia (Semiramide) che non a caso è stata utilizzata anche per la locandina.
Tra gli artisti in mostra spiccano nomi italiani di primo piano come Giovanni Segantini e Giuseppe Pellizza da Volpedo, ma anche importanti influenze internazionali come il già citato Arnold Böcklin e Franz von Stuck.
Nell’esposizione troviamo più di 150 opere tra quadri, sculture, libri, incisioni, dove il sogno e la suggestione fantastica diventano centrali, definendo un periodo in cui l’arte italiana dialoga intensamente con le correnti europee. Da vedere.
foto di Federica Davoli







