
<<Se i lavoratori si fermano, si ferma tutto>>. Con questa frase la giovane regista Perla Stradella introduce il suo quarto documentario Portuali, presentato al Cinema D’Azeglio durante il Parma Film Festival. La trama restituisce uno spaccato della lotta politica del C.A.L.P. – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, seguendone il percorso tra il 2019 e il 2023, gli scioperi contro la cosiddetta “nave delle armi”, le rivendicazioni per una maggiore sicurezza sul lavoro, l’antimilitarismo, il dialogo con altri portuali del Mediterraneo e soprattutto la ricerca di un sindacato capace di rispondere alle esigenze del presente. Il documentario non si limita a mostrare le manifestazioni che spesso vediamo di sfuggita nei servizi televisivi, sui giornali o sui social, ma va oltre, molto oltre. C’è qualcosa di più profondo dietro.
La forza di Portuali sta nel suo sguardo dall’interno. Il film ci accompagna dietro le quinte delle proteste, mostrandoci i retroscena: l’organizzazione, le discussioni, i dubbi e le motivazioni profonde che spingono questi lavoratori a scendere in strada. Emergono le riunioni, i comizi, i progetti, i momenti di confronto, ma anche di tensione. Non c’è una voce narrante che interpreta né attori che recitano: a parlare sono direttamente i lavoratori che si fanno protagonisti ognuno con la propria storia, il proprio punto di vista e la propria esperienza. È impossibile non rimanere colpiti dalla compattezza del gruppo composto da uomini e donne di età diverse, senza distinzioni di genere o di ruolo, e tutti uniti da uno scopo comune: sensibilizzare le persone per cui lavorano e rivendicare il diritto di scegliere che tipo di mondo contribuire a costruire.
Guardando il reportage si comprende quanto ogni sciopero non sia mai una scelta superficiale, ma il risultato di un percorso collettivo, fatto di responsabilità e sacrifici. Per chi, come noi studenti, spesso vive il lavoro come qualcosa di futuro, Portuali diventa una lezione potente perché ci ricorda che dietro ogni servizio e bene che utilizziamo, ci sono persone reali. E quando queste persone si fermano non è per capriccio, ma perché sentono il bisogno di farsi ascoltare. <<Perché, se i lavoratori si fermano, si ferma tutto>>.
Un ruolo centrale nel risultato finale lo ha la regista Perla Stradella, che, nonostante la giovane età, ha già realizzato 5 documentari. Durante l’introduzione ha spiegato la sua intenzione: <<Il mio scopo era quello di dare voce alle persone comuni, ai lavoratori, mostrare i retroscena delle loro azioni e permettere allo spettatore di immergersi nel loro punto di vista. Non osservare da lontano, ma capire, empatizzare, entrare dentro le loro scelte>>. E questa intenzione si sente tutta. Perla è stata accanto ai portuali per mesi interi seguendoli passo dopo passo, senza invadere e senza forzare il racconto ma restando come una figura di contorno che osservava. La macchina da presa diventa così uno strumento di ascolto. Il risultato è un documentario autentico che non cerca di convincere ma di mostrare.
Personalmente, Portuali mi ha lasciato il segno, mi ha fatto riflettere su quanto spesso diamo per scontate le lotte che permettono alla società di andare avanti. Mi ha ricordato che dietro ogni diritto c’è qualcuno che ha deciso di esporsi, di rischiare, di fermarsi ed è proprio in quel fermarsi che paradossalmente si mette tutto in movimento.



