Cosimo Gigante, in arte "Mago Gigo"

  • credits: Cosimo Gigante

«Io credo che i bambini possano capire tutto: bisogna saperglielo spiegare»

La pensa così Cosimo Gigante (conosciuto come Mago Gigo), animatore, educatore, scrittore e socio lavoratore per la cooperativa sociale Eidè, che ha sede a Parma. Oggi si occupa principalmente dei più piccoli nelle scuole dell’infanzia, asili nido, elementari e oratori, servendosi di tutte quelle nozioni di sociologia e antropologia apprese a Scienze Politiche all’Università di Bologna. Racconta di un’infanzia passata a giocare da solo, poiché i suoi due fratelli maggiori erano ormai molto più grandi di lui e non avevano tempo da dedicargli. Ma ne parla con grande entusiasmo «Ho sempre dovuto giocare da solo, dovevo inventarmi dei mondi. Per due anni sono stato un supereroe di nome “Capitan Braghetta”: mi travestivo e inventavo delle avventure. Perciò il fatto che loro non giocassero con me è stato molto creativo, formativo».

Alla domanda sul perché avesse deciso di lavorare a stretto contatto con un pubblico giovanissimo, Cosimo ci confessa che inizialmente non lo sapeva. Solo dopo un esperimento casuale come animatore in Sicilia nel 2001 nota l’abilità e l’empatia con cui si rapporta coi bambini. Era la sua prima esperienza di lavoro: uno dei fratelli maggiori lo incoraggia ad allontanarsi da casa dopo la scomparsa del padre, appena venuto a mancare.

Così, mandato il curriculum, inizia lo stage nel villaggio turistico. Cosimo ci racconta ancora oggi con tanto stupore che, dopo le prime due settimane «il responsabile mi ha detto che i questionari del mini club, nei giorni in cui io facevo da animatore, hanno raggiunto il massimo dei voti» e si complimenta dicendo «Sei bravissimo coi bambini, non so se lo sai». Sul treno per tornare a casa infatti Cosimo si ricorda vividamente di aver pensato «Forse devo lavorare coi bambini». E questa intuizione si è rivelata impeccabile; ogni giorno ne incontra tantissimi che, finita la lezione, non lo vogliono far uscire dall’aula. Eppure Cosimo potrebbe suscitare timore… quasi per scherzo, il suo cognome non sembra casuale: è alto 1.93 metri. Ma questo non spaventa i bambini in alcuna maniera. «lui è un Grande Gigante Gentile», direbbe Roald Dahl.

L’animatore ha un modo insolito di parlare con i più giovani: ci spiega infatti che «Io non li tratto mai da bambini, per me abbiamo la stessa età». Certamente non vuole né sminuire la propria maturità, né dare ai bambini troppa responsabilità. Pensa semplicemente che i bambini possano comprendere tutto, se si sa come spiegarglielo. Ci racconta l’esempio di una mamma che una volta, dopo aver portato suo figlio nella sezione lattanti, afferma a Cosimo «tanto non capisce quello che diciamo». L’educatore le fa notare che il bambino li stava guardando e ribatte «ci sta guardando perché ha capito che stiamo parlando di lui- e aggiunge -lui sa benissimo come ottenere le cose da te, dal papà e dai nonni». Molti pensano che i più piccoli non siano capaci di comprendere solo perché non hanno le parole per esprimersi, ma Cosimo non è per nulla d’accordo. I bambini sanno capire e ascoltare. Di questo l’intervistato è convinto e ci spiega che, durante una lezione, è riuscito anche a parlare dei bambini più poveri, di altri Paesi definiti “del Terzo Mondo”. Ha spiegato ai piccoli che esistono luoghi in cui i loro coetanei non sono sicuri di avere un pranzo o una cena, e che per questo vorrebbero andare a scuola tutti i giorni, perché lì un piatto di riso c’è sempre. Cosimo sa che affrontare temi delicati coi bambini è rischioso, sa di avere tante responsabilità, sa di poter sbagliare. Ma sa anche che, se spiega con semplicità e empatia, i bambini possono capire tutto.

Nel 2015 ha pubblicato il libro Il Faro, Una luce tra storie e poesia, in cui ha raccolto 17 racconti e una poesia. Il titolo non è casuale: il faro è un elemento ricorrente nella vita di Cosimo, che ci confessa di non credere alle coincidenze. Ad esempio, una volta una signora disse una frase, all’apparenza casuale, che colpì fortemente l’educatore «dopo aver fatto da animatore ad un compleanno una signora si rivolge a me dicendo “Ti ho osservato fare animazione, i bambini ti seguivano: sei stato come un faro per loro, emanavi luce e loro ti guardavano”». Lei non sapeva della sua passione per i fari. Qualche mese dopo Cosimo scopre, con grande sorpresa, che suo nonno, da parte del padre, lavorava come farista in Sicilia. Gigante, che racconta tutto a distanza di anni, rimane convinto che non siano casualità. È sicuro della sua missione: essere un faro pieno di luce per bambini e ragazzi che vivono nel buio.

I temi trattati nel libro variano molto: alcuni riguardano il Cosimo bambino, altri sono stati scritti per i genitori, venuti a mancare troppo presto. Tra racconti leggeri e profondi, Cosimo parla di temi come l’amore e la morte. In uno di questi racconti, narra un episodio della sua infanzia, che l’autore ci riassume «dopo aver perso ad un gioco vado da mia mamma e le dico che voglio uccidermi. Lei stava guardando la serie televisiva Uccelli di Rovo (eravamo negli anni ‘80) e mi risponde “Ssst, un attimo, sto guardando Uccelli di Rovo e non lo voglio perdere. Aspetta la pubblicità e poi dimmi perché ti vuoi uccidere”. Allora io attendo, e appena arriva la pausa lei mi chiede perché volessi uccidermi. Le risposi che perdevo sempre a tutti i giochi. ”Facciamo così: non ti uccidere adesso, aspettiamo domani e vediamo cosa avrai intenzione di fare”. La mattina entra in camera mia esclamando ”Svegliati che oggi forse devi ucciderti”. Io le rispondo ”Mamma va bene se ho cambiato idea?” ». Cosimo ci spiega quindi che riesce a trattare temi delicati coi piccoli perché “a dieci anni parlavo della morte, scherzandoci sopra”. Questi racconti sono rivolti principalmente agli adulti, ma Cosimo non esclude che un genitore li possa leggere al proprio figlio.

All’ultima domanda “Cosa vorresti dire al Cosimo bambino?” è seguito un momento di silenzio, un sospiro… «eh, bellissima domanda». I suoi genitori sono scomparsi troppo presto: la madre quando lui aveva 12 anni e il padre quando ne aveva 26. Il dolore, per chi non l’ha provato, è inimmaginabile. Confusione, rabbia, smarrimento. Ne parla in alcuni dei suoi racconti, che però non riesce a leggere ad alta voce. Il sentimento rimane ancora molto forte, anche dopo anni. Ma forse, proprio grazie alla solitudine che lo ha sempre accompagnato, oggi Cosimo vuole aiutare il fanciullo dentro di lui facendo ridere e crescere gli altri bambini. Forse è questo il motivo per cui sulla sua pagina Facebook si descrive “il più allegro dei malinconici”. E così vorrebbe consolare il Cosimo bambino dicendogli «sei stato molto forte in quelle situazioni e, ripensandoci adesso, da grande, non so come tu abbia fatto».

  • Martina Collini

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